Naufragio nel Mar Egeo: 7 morti, di cui 3 bambini

Pubblicato il 16 maggio 2018 alle 10:50 in Immigrazione Turchia

FacebookTwitterLinkedInEmailCopy Link

7 migranti di origini afghane, tra cui 3 bambini, hanno perso la vita in un naufragio nel Mar Egeo, martedì 15 maggio. La Guardia Costiera turca ha soccorso complessivamente 13 stranieri, 12 afghani e un iraniano, i quali stavano cercando di raggiungere l’isola greca di Lesbo, posizionata nell’Egeo nord-orientale, dalla costa turca in prossimità di Ayvacik, nella provincia di Canakkale. L’allarme è stato lanciato da alcuni pescatori, i quali sono stati i primi ad individuare l’imbarcazione in difficoltà. Secondo le stime dell’Organizzazione Internazionale per le Migrazioni (IOM), dal primo gennaio al 14 maggio 2018, sono morti 628 migranti nel Mediterraneo, un numero nettamente inferiore rispetto ai 1.338 decessi registrati nello stesso periodo del 2017. Ai 628 morti registrati dall’IOM vanno aggiunti i 7 migranti che hanno perso la vita nel Mar Egeo il 15 maggio.

Come ha spiegato il direttore esecutivo della Frontex, Fabrice Leggeri, all’inizio di maggio, nel corso dell’ultimo mese il numero dei migranti che dalla Turchia ha tentato di raggiungere la Grecia è aumentato del 17%. A suo avviso, l’aumento è dovuto al crescente numero di stranieri che si stanno spostando verso l’Occidente dalla Siria, dall’Iran e dall’Iraq. Alla luce di questa crescente pressione migratoria, Leggeri ha esortato le autorità europee ad aumentare i controlli presso le frontiere e ad attuare sistemi di deportazione efficaci.

Nella prima settimana del mese, le autorità turche hanno trattenuto 4.387 migranti che stavano cercando di attraversare i confini con l’Europa. Di questi, 437 sono stati intercettati in mare, secondo quanto ha riportato l’agenzia di stampa Ansamed. Il Ministero dell’Interno di Ankara ha altresì reso noto che, nello stesso periodo, sono stati arrestati 130 trafficanti di esseri umani.

La UN Refugee Agency (UNHCR) ha stimato che, nel mese di aprile, sono giunti 2.900 migranti nell’est della Grecia, nella provincia di Evros, provenienti dalla Turchia. La maggior parte di loro è costituita da siriani e iracheni. I migranti che sono giunti, e che continuano ad arrivare sulle isole greche in seguito all’accordo tra l’UE e la Turchia del 18 marzo 2016, che ha sancito la chiusura della rotta balcanica, possono raggiungere il territorio della Grecia continentale soltanto dopo l’esame delle loro richieste asilo. Date i lunghi periodi di attesa, i campi di rifugiati delle isole sono sovraffollati a mal gestiti. L’8 marzo, Human Rights Watch (HRW) ha lanciato l’ennesimo appello per denunciare le condizioni dei migranti intrappolati sulle isole greche. Secondo le stime dell’organizzazione umanitaria, gli individui sono costretti a vivere in centri in condizioni precarie, senza avere accesso ai beni di prima necessità, alle cure mediche e all’assistenza.

Al momento, sono più di 15.000 i rifugiati che si trovano a Rodi, Kos, Leros, Samos, Chios, in strutture di accoglienza che ospitano molte più persone di quelle che potrebbero. Al contempo, un numero sempre più alto di migranti sta cercando di attraversare i confini greci dalla Turchia, via terra, con le autorità di Atene che vengono ripetutamente accusate di respingere illegalmente tutti coloro che attraversano le frontiere continentali. 

Secondo le stime dell’Onu, la Turchia starebbe ospitando più di 3,5 milioni di rifugiati siriani. Nel settembre 2016, Ankara aveva avviato la costruzione del primo muro volto a separare la Turchia dalla Siria, per un investimento di 400 milioni di dollari. I primi 556 km, sono stati completati nel luglio 2017. Una volta terminati i lavori, il muro raggiungerà i 911 km.

Sicurezza Internazionale è il primo quotidiano italiano dedicato alla politica internazionale.

Sofia Cecinini

di Redazione

Al fine di migliorare la tua esperienza di navigazione, questo sito utilizza i cookie di profilazione di terze parti. Chiudendo questo banner o accedendo ad un qualunque elemento sottostante acconsenti all’uso dei cookie.