Gaza: ancora 2 morti, ospedali pieni e almeno un migliaio di bambini feriti

Pubblicato il 16 maggio 2018 alle 21:32 in Israele Palestina

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Le forze israeliane hanno ucciso a colpi d’arma da fuoco altri 2 palestinesi durante la giornata del 15 maggio. Gli ospedali di Gaza hanno difficoltà ad accogliere il crescente numero di feriti, secondo quanto riportato dall’agenzia di stampa Reuters.

Un numero estremamente inferiore di palestinesi è tornato a manifestare il 15 maggio, rispetto alla giornata precedente, caratterizzata da un picco della violenza nella repressione delle manifestazioni palestinesi, note anche con il nome di Marcia del Ritorno, iniziate venerdì 30 marzo.  

Stando al progetto degli organizzatori della marcia, i palestinesi avrebbero dovuto gradualmente avvicinarsi alla barriera di sicurezza israeliana, fino al 15 maggio, giorno conclusivo la protesta. In quel giorno si è infatti celebrato lo Yawm Al-Nakba, il Giorno della Catastrofe, in cui il popolo palestinese commemora l’esodo di centinaia di migliaia di palestinesi dal territorio israeliano, avvenuto nel 1948, anno della creazione dello Stato di Israele, la cui indipendenza viene festeggiata il giorno precedente, il 14 maggio. Lo stesso giorno, il 14 maggio 2018, penultimo giorno di protesta, è stata inaugurata l’ambasciata americana a Gerusalemme e le violenze al confine tra Gaza e Israele si sono intensificate, con un conto delle vittime palestinesi che ammonta ad almeno 60 morti.

A seguito di tali violenze, molti manifestanti avrebbero preferito ritirarsi nelle tende da lutto piuttosto che tornare sulla scena dello spargimento di sangue del 14 maggio, stando a quanto riportato da Reuters. I partecipanti avrebbero marciato attraverso la striscia, sventolando bandiere palestinesi e chiedendo vendetta. “Con le anime e il sangue vi riscattiamo martiri”, avrebbero urlato.  Sempre il 15 maggio, in centinaia hanno partecipato al funerale di Leila al-Ghandour, la bambina di otto mesi morta soffocata dai gas lacrimogeni, a est della CIttà di Gaza, durante le proteste del giorno precedente. È stata la vittima più giovane della giornata del 14 maggio.

Secondo Save the Children, più di 1.000 bambini sono stati feriti durante le proteste della Marcia del Ritorno, durate poco meno di sette settimane. A questo riguardo, il ministro della Difesa israeliano Avigdor Liberman ha definito Hamas un “gruppo di cannibali”, che usa donne e bambini come armi. Secondo l’ambasciatrice americana all’Onu, Nikki Haley, Hamas dovrebbe arrestare la “pratica oltraggiosa” di usare i palestinesi a Gaza, in particolare i bambini, come scudi umani.

Il numero totale dei feriti palestinesi di queste settimane ha superato i 10.000, con circa il 50% che richiede il ricovero in ospedale, secondo quanto riportato da The New Arab. L’enorme quantità di feriti ha messo in estrema difficolta le strutture ospedaliere nella Striscia di Gaza. È necessario menzionare che anche prima degli eventi del 14 maggio, il sistema sanitario di Gaza, basato su 13 ospedali pubblici e 14 cliniche gestite da ONG, si era indebolito sotto la persistente carenza di farmaci e forniture chirurgiche legate al blocco imposto sulla Striscia di Gaza da Israele. Inoltre, a Gaza l’elettricità è assicurata per un numero limitato di ore al giorno e le riserve di carburante sono estremamente ristrette.

All’ospedale Shifa della Città di Gaza, la principale struttura sanitaria della Striscia, questi problemi si sono amplificati a causa dell’enorme quantità di pazienti ricevuti nell’ultima settimana. Anticipando un grande afflusso di vittime prima della marcia di massa di lunedì 14 maggio, l’ospedale Shifa aveva allestito una stazione di smistamento all’aperto nel cortile della struttura, allestendo 30 letti e barelle, secondo quanto riportato da Associated Press. Per tutto il giorno, lo Shifa ha ricevuto circa 500 feriti, di cui oltre il 90% con ferite da arma da fuoco, ha dichiarato il direttore dell’ospedale Ayman Sahbani. Di questi, 192 avevano bisogno di un intervento chirurgico e 120 che necessitavano di chirurgia ortopedica, ha aggiunto il direttore dell’ospedale. A metà pomeriggio di martedì 15 maggio, i chirurghi delle 12 sale operatorie avevano eseguito solo 40 operazioni ortopediche, con altri 80 ancora in attesa del loro turno, con un alto rischio di deterioramento delle condizioni mediche nell’attesa del trattamento. 

Sicurezza Internazionale è il primo quotidiano italiano dedicato alla politica internazionale.

Maria Grazia Rutigliano 

di Redazione

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