Corea del Nord minaccia di far saltare il summit con gli USA

Pubblicato il 16 maggio 2018 alle 9:22 in Corea del Nord USA e Canada

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La Corea del Nord ha minacciato di mandare all’aria il summit tra il leader Kim Jong-un e il presidente americano, Donald Trump, previsto per il 12 giugno a Singapore, se gli USA continueranno a insistere sulla denuclearizzazione del Paese asiatico.

La distensione raggiunta nel corso dei mesi passati si è interrotta mercoledì 15 maggio, quando l’agenzia di stampa nordcoreana KCNA Watch ha pubblicato un comunicato in cui riferisce che Pyongyang non accetterà mai assistenza economica da parte americana in cambio dell’abbandono unilaterale del programma nucleare. Nel comunicato il primo vice ministro nordcoreano, Kim Kye Gwan, spiega che gli Stati Uniti hanno offerto alla Corea del Nord compensazioni economiche se questa abbandonerà le armi nucleari. Gwan ha specificato che Pyongyang non farà mai un accordo del genere in futuro, aggiungendo che, se l’amministrazione Trump si mostrerà impegnata genuinamente a migliorare i rapporti con la Corea del Nord, allora avrà una risposta meritevole. Tuttavia, se gli USA, al contrario, insisteranno affinché Pyongyang abbandoni lo sviluppo del programma nucleare, le autorità nordcoreane non saranno più interessate a colloquiare.

La Corea del Nord ha minacciato di far saltare l’incontro con Trump anche per un altro motivo. Sempre il 15 maggio, la KCNA Watch ha pubblicato un comunicato in cui si è scagliata contro le esercitazioni militari congiunte tra Seoul e Washington, 2018 Max Thunder, iniziate l’11 maggio, organizzate “per simulare un lancio preventivo contro Pyongyang”. Alle dimostrazioni prendono parte più di 100 jet da guerra, tra cui i bombardieri B-52 e gli F-22 Raptor, riferisce il comunicato, “sotto la supervisione dell’aggressore imperialista americano”. La manifestazione militare si concluderà il 25 maggio. L’evento viene descritto dalla Corea del Nord come una mossa per esercitare ulteriore pressione e per provocare Pyongyang, mettendo in pericolo la situazione favorevole che si era creata nella penisola coreana. Da parte sua, il Pentagono ritiene che la Max Thunder sia un’esercitazione annuale dalla natura puramente difensiva, volta a garantire la prontezza di un’eventuale risposta militare per garantire la sicurezza della Corea del Sud.

Tali dichiarazioni sono state rilasciate dopo che il segretario di Stato americano, Mike Pompeo, il 13 maggio, aveva affermato che gli Stati Uniti potrebbero abolire le sanzioni nei confronti della Corea del Nord se il governo di Pyongyang si impegnerà a smantellare completamente l’arsenale nucleare. Le prime misure economiche restrittive e commerciali contro Pyongyang erano state dal Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite il 14 ottobre 2006, con la Risoluzione 1718, in seguito al primo test nucleare nordcoreano. In quell’occasione, il leader del Paese e padre di Kim Jong-un, Kim Jong-Il, aveva deciso di ritirarsi dal Trattato di Non Proliferazione del 2003 e aveva avviato una politica tesa allo sviluppo del nucleare. Negli ultimi 11 anni, tali restrizioni sono state estese, limitando in modo considerevole il commercio internazionale e l’importazione di greggio, vietando altresì l’esportazione i alcuni beni critici, quali carbone, ferro, tessili e alcuni cibi.

A seguito delle dichiarazioni di Pyongyang, il ministro degli Esteri sudcoreano, Kang Kyung-hwa si è confrontato con Pompeo, il quale ha riferito che, nonostante quanto affermato dall’agenzia di stampa nordcoreana, gli USA porteranno avanti la preparazione del summit del 12 giugno. “Il ministro Kang e il segretario di Stato Pompeo hanno concordato di continuare la collaborazione stretta tra Seoul e Washington per raggiungere la denuclearizzazione della penisola coreana”, recita un comunicato della Corea del Sud. La CNN riporta che, ad avviso di Adam Mount, esperto della Federation of American Scientist, con tale comportamento Pyongyang sta tentando di cambiare i termini degli accordi con gli USA, e non di mandare davvero all’aria l’incontro. Come nota il New York Times, le ultime dichiarazioni nordcoreane vogliono ricordare a Trump che la Corea del Nord, in fin dei conti, rimane un Paese poco trasparente e imprevedibile.

Dopo mesi in cui le tensioni nella penisola coreana sono state molto alte, con l’inizio del 2018, il leader di Pyongyang si era dimostrato più disponibile al dialogo. Nel corso del 2017, la Corea del Nord aveva accelerato lo sviluppo del proprio programma missilistico e nucleare lanciando, tra febbraio e novembre dell’anno passato, 23 missili. Il 9 gennaio due delegazioni di Seoul e Pyongyang si sono incinerate nel villaggio di Panmunjom, in Corea del Sud. Si è trattato del primo meeting tra i due Stati dal 2015, in cui l’argomento di discussione principale è stato la partecipazione della Corea del Nord alle Olimpiadi Invernali previste per il mese di febbraio a Peyongchang. Nell’occasione, i due Paesi hanno anche concordato di rilanciare i negoziati militari. Lo scongelamento delle relazioni fra le due Coree aveva avuto inizio il 3 gennaio, con la riapertura di una hotline di comunicazione tra i due lati del confine, per riavviare il dialogo fra i due governi e cominciare le discussioni per le Olimpiadi. Alla fine di marzo, Kim Jong Un ha incontrato il presidente della Repubblica Popolare Cinese, Xi Jinping, promettendo di impegnarsi a denuclearizzare la penisola coreana.

Il 27 aprile, presso il villaggio di Panmunjon, si è tenuto lo storico incontro tra il presidente della Corea del Sud, Moon Jae-In, e il leader della Corea del Nord, al termine del quale i due capi di Stato hanno firmato la Joint Panmunjon Declaration.  “La Corea del Sud e la Corea del Nord hanno confermato l’obiettivo comune di realizzare la completa denuclearizzazione della penisola” si legge nella Panmunjon Declaration. Il documento include le promesse di perseguire una progressiva riduzione delle armi, cessare le attività ostili tra i due Paesi, trasformare il confine fortificato in una zona di pace e avviare dialoghi multilaterali con altri Stati, inclusi gli Stati Uniti. Le due Coree, inoltre, hanno annunciato di voler porre fine all’armistizio firmato nel 1953 a conclusione della guerra per stabilire definitivamente un trattato di pace, in collaborazione con gli Stati Uniti e la Cina. “I due leader dichiarano di fronte al popolo coreano e al mondo intero che non ci sarà più un clima di guerra nella penisola coreana poiché è iniziata una nuova era di pace”, è quanto affermato durante l’incontro.

Intanto, mercoledì 16 maggio, è previsto che i funzionari di alto livello nordcoreani incontrino le loro controparti sudcoreane nel villaggio di confine di Panmunjom per concordare i passi necessari in previsione della completa denuclearizzazione della penisola. La delegazione della Corea del Sud, composta da 5 membri, sarà guidata dal ministro per l’Unificazione, Cho Myoung-Gyon, mentre quella nordcoreana, composta da 29 membri, sarà guidata dal presidente del Comitato per la Riunificazione Pacifica del Paese, Ri Son Gwon.

Sicurezza Internazionale è il primo quotidiano italiano dedicato alla politica internazionale.

Sofia Cecinini

di Redazione

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