Campo profughi di Yarmuk: palestinesi a rischio

Pubblicato il 16 maggio 2018 alle 9:00 in Palestina Siria

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I residenti del campo profughi di Yarmuk sono vittima dei combattimenti tra lo Stato Islamico e il regime siriano del presidente Bashar al-Assad, senza possibilità di lasciare il campo e subendo la minaccia di continui attacchi. E’ quanto ha denunciato il quotidiano The New Arab il 15 maggio, in un articolo in cui ha raccolto le testimonianze di alcuni abitanti del campo.

La struttura di Yarmuk era stata stabilita a sud di Damasco nel 1957 come centro non ufficiale per ospitare i palestinesi che erano stati costretti ad abbandonare il loro territorio di origine dopo la creazione dello Stato di Israele, nel 1948. Prima dello scoppio della guerra civile siriana, iniziata il 15 marzo 2011, Yarmuk ospitava circa 150.000 persone, la più grande comunità palestinese in Siria. A partire dal dicembre 2012, il campo profughi era stato lo scenario di violenti scontri tra le forze governative e l’Esercito siriano libero (Esl), composto dai disertori dell’esercito regolare siriano che combattono al fianco dei ribelli. Successivamente, Yarmuk è passato sotto il controllo dei gruppi estremisti, prima Al-Nusra, affiliato ad Al-Qaeda, poi, a partire dall’aprile 2015, l’ISIS. Al momento, l’area si troverebbe ancora sotto il controllo dei militanti dello Stato Islamico, con circa 2.500 combattenti dell’organizzazione terroristica presenti sul territorio.

“Esiste una campagna militare per distruggere il campo e coloro che rimangono in esso”, ha riferito a The New Arab un rifugiato palestinese. “I missili vengono gettati nel campo, le case distrutte e le persone restano intrappolate sotto le macerie. Vogliono distruggere il campo e non permettono a noi palestinesi di andarcene”, ha aggiunto l’uomo.

In un accordo concluso all’inizio di maggio, i combattenti del gruppo di Hayat Tahrir Al-Sham, un’organizzazione jihadista di ideologia salafita conosciuta anche come al-Qaeda in Siria, erano stati evacuati da Yarmuk in cambio del rilascio di 5.000 residenti autorizzati a lasciare le città ribelli assediate di Foua e Kefraya. Si è trattato dell’ultimo di una serie di accordi di evacuazione delle aree circostanti la capitale, Damasco, sottoposta a intensi assedi e offensive militari. Il regime siriano, tuttavia, non ha ancora acquisito il controllo del vasto campo di Yarmuk, dove i militanti dell’ISIS esercitano il loro potere e continuano a scontrarsi con le forze di Assad.

Un altro abitante del campo ha descritto la situazione “catastrofica e tragica”. Il cibo scarseggia, l’accesso all’acqua è difficile e donne, bambini e anziani sono costretti a lavorare come uomini. Alcuni hanno cercato, nei giorni scorsi, di fuggire. “Soffriamo di sofferenze indicibili, nessuno interviene per aiutarci, aspettiamo la morte da un momento all’altro, non sappiamo quando arriverà, ma è inevitabile”, ha riferito il rifugiato palestinese.

Quando la rivoluzione siriana ha colpito anche Yarmuk, nel dicembre 2012, molti palestinesi sono stati costretti a prendere una posizione, schierandosi con alcune fazioni, come il Fronte popolare per la liberazione della Palestina, che combattevano a favore del regime siriano. Altri palestinesi, invece, si sono opposti ad Assad, ma sono stati successivamente presi di mira dall’ISIS e da al-Qaeda, venendo attaccati da tutte le parti coinvolte nel conflitto.

Nel frattempo, l’Organizzazione per la liberazione della Palestina è stata ripetutamente criticata per non essere intervenuta in soccorso dei palestinesi in Siria, sottoposti a innumerevoli assedi, bombardamenti del regime e attacchi dei militanti.

Sicurezza Internazionale è il primo quotidiano italiano dedicato alla politica internazionale.

Chiara Gentili

di Redazione

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