Somalia: governo federale pronto ad assumersi la responsabilità della sicurezza nel Paese

Pubblicato il 15 maggio 2018 alle 11:15 in Africa Somalia

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La Somalia ha lanciato un appello all’Unione Africana (UA) e alle Nazioni Unite, esortando gli organismi internazionali a credere nella capacità del Paese di assumersi piena responsabilità in materia di sicurezza.

A Mogadiscio, nella giornata di sabato 12 maggio, si è tenuta una riunione alla quale hanno partecipato rappresentanti dell’ONU e del Gruppo di Monitoraggio delle Nazioni Unite sulla Somalia. Durante l’incontro, il consigliere per la Sicurezza Nazionale in Somalia, Abdi Said Muse Ali, ha chiesto ai partecipanti di non giudicare il Paese dal suo passato, poiché le decisioni vengano prese sulla base di valutazioni attuali e di rapporti sui progressi compiuti. Ali ha poi presentato il piano di transizione sviluppato dal governo federale somalo, che costituisce “un’enorme opportunità per pianificare la sicurezza della Somalia.” Il consigliere ha infine espresso gratitudine per il forte sostegno fornito dai partner internazionali, negli ultimi anni, al Paese del Corno d’Africa.

Il rappresentante speciale del presidente della Commissione dell’Unione Africana per la Somalia (SRCC), l’ambasciatore Francisco Madeira, ha altresì ribadito l’impegno della missione dell’Unione Africana in Somalia (AMISOM) per rendere autonome le forze di sicurezza del Paese, sostenendo che il governo somalo debba assumersi non solo le responsabilità militari, ma anche quelle amministrative. A tale proposito, Madeira ha ricordato che le forze dell’AMISOM sono da tempo impegnate nella ricostruzione delle istituzioni somale, e che ora sarebbero pronte a passare l’incarico gestionale al governo federale di Mogadiscio.

Secondo quanto riportato dal quotidiano Africanews, il gruppo di monitoraggio delle Nazioni Unite sulla Somalia, attualmente, si trova nella capitale per alcuni incontri sulla questione della sicurezza nel Paese. È previsto che il gruppo riferisca quanto deciso al Consiglio di sicurezza dell’Onu, prima di tenere un’ulteriore riunione per decidere il futuro del mandato dell’AMISOM in Somalia.

L’AMISOM, sostenuta e diretta dalle Nazioni Unite, è stata stabilita il 19 gennaio 2007 con un mandato iniziale di 6 mesi, successivamente prolungato nel corso degli anni. I Paesi che ne fanno parte sono Uganda, Kenya, Burundi, Somalia, Etiopia, Gibuti e Sierra Leone. Attualmente, 22.000 soldati dell’Unione si trovano in Somalia, ma entro il 2020 è previsto il loro ritiro definitivo dal Paese, decisione che era stata approvata dal Consiglio di pace e sicurezza dell’Unione Africana. Tuttavia, il susseguirsi degli attacchi del gruppo terroristico somalo Al-Shabaab, la corruzione e le lotte intestine all’interno dei ranghi militari somali preoccupano la comunità internazionale, gettando alcuni dubbi sul fatto che l’esercito nazionale sia pronto ad assumere indipendentemente il comando della gestione della sicurezza nel Paese del Corno d’Africa.

Recentemente, il comandante del contingente ugandese dell’AMISOM, Gen Paul Lokech, aveva messo in guardia la comunità internazionale contro le conseguenze negative che il prematuro ritiro della forza di peacekeeping dell’Unione Africana avrebbe sulla stabilità del Paese. “Dal punto di vista militare, non è ancora il momento. Abbiamo bisogno di tempo per preparare le forze locali ad una transizione”, aveva riferito Lokech ad alcuni giornalisti.

Sicurezza Internazionale è il primo quotidiano italiano dedicato alla politica internazionale.

Federica Patanè

di Redazione

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