Mediatori internazionali in Sud Sudan: punire i disertori della pace

Pubblicato il 15 maggio 2018 alle 16:30 in Africa Sud Sudan

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I mediatori internazionali per la pace in Sud Sudan hanno ribadito, lunedì 14 maggio, che bisogna portare avanti le trattative tra il governo e i ribelli per raggiungere un cessate il fuoco tra le parti, nonostante le ripetute violazioni dei precedenti accordi di pace. L’ultima tregua tra le due era stata siglata nel dicembre 2017 ad Addis Abeba, con l’obiettivo di rendere nuovamente effettivo un patto che era già stato firmato nel 2015. Tuttavia, la pace fu violata nel giro di poche ore.

Dal 17 al 21 maggio, le parti saranno protagoniste del Forum di Alto livello per la Rivitalizzazione, che si terrà sempre nella capitale etiope, per cercare di avviare un altro processo di pace. L’incontro è stato organizzato dall’Autorità Intergovernativa sullo Sviluppo (IGAD), un organismo che comprende 8 Stati dell’Africa orientale e promuove la cooperazione economica e la sicurezza nella regione.

Il Sud Sudan è lo Stato più giovane del continente, avendo proclamato l’indipendenza nel luglio 2011, ma resta uno dei Paesi più frammentati dell’Africa centrale, con più di 60 gruppi etnici che professano diverse religioni locali. Nel dicembre 2013, a soli due anni dalla costituzione del nuovo Stato, le truppe fedeli al presidente Salva Kiir, di etnia dinka e in carica dal luglio 2011, hanno cominciato a fronteggiarsi con quelle fedeli all’ex vicepresidente Riech Machar, di etnia nuer, trascinando il Paese in una violenta guerra civile. Da allora, è stato stimato che almeno 50.0000 persone siano state uccise, mentre oltre 4 milioni, ossia un terzo della popolazione totale, sono state costrette a lasciare le loro case e trasferirsi negli Stati confinanti, come Etiopia e Uganda. Gli scontri hanno provocato in Sud Sudan una grave crisi umanitaria, con quasi 2/3 della popolazione afflitta da malnutrizione e mancanza di cure mediche.      

Dopo la mancata tregua del 2015 tra le autorità di Juba e i gruppi d’opposizione armati, una Commissione congiunta di Monitoraggio e Valutazione, presieduta dall’ex presidente del Botswana, Festus Mogae, è stata istituita nell’agosto di quell’anno per vigilare sull’attuazione degli accordi di pace. Riguardo alla creazione del Forum di Alto livello per la Rivitalizzazione, avvenuta nell’agosto 2017, Mogae ha affermato che il Paese ha già perso numerose occasioni per raggiungere una pace duratura e non dovrebbe permettere che l’opportunità data dal Forum venga sprecata. Infatti, nonostante i numerosi cessate il fuoco e i dialoghi nazionali che il Sud Sudan ha avviato internamente, i combattimenti continuano ininterrottamente in tutto il Paese dall’inizio della guerra civile, nel dicembre 2013.

L’ex presidente del Botswana ha inoltre accusato le parti di aver commesso violazioni dei diritti umani e ha esortato l’Autorità Intergovernativa sullo Sviluppo ad agire. “Le parti continuano a condurre una campagna di ribellione e commettono violazioni dei diritti umani con impunità. Questo è inaccettabile e invito IGAD a mantenere la promessa di rendere i disertori degli accordi di pace responsabili”, ha dichiarato.

Gli alleati del Sud Sudan, tra cui Stati Uniti, Unione europea e Germania, hanno avvertito il Paese che prenderanno duri provvedimenti qualora i colloqui di pace fallissero. L’8 maggio, la presidenza USA aveva già annunciato che avrebbe riesaminato i programmi di assistenza destinati allo Stato africano, delusa dai mancati progressi nelle trattative per la pace.

Sicurezza Internazionale è il primo quotidiano italiano dedicato alla politica internazionale.

Chiara Gentili

di Redazione

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