Catalogna: l’indipendentista Torra nuovo presidente

Pubblicato il 15 maggio 2018 alle 6:05 in Europa Spagna

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La Catalogna ha un nuovo presidente della Generalitat. L’indipendentista Quim Torra, 55 anni, è stato eletto dal Parlamento di Barcellona con 66 voti a favore e 65 contrari. Decisive le 4 astensioni e il voto delegato dell’ex presidente Puigdemont e dell’ex assessore Comín, che si trovano ancora all’estero.

A favore di Torra, indicato lo scorso venerdì da Puigdemont, hanno votato gli indipendentisti di centro-destra di Junts per Catalunya e di centro-sinistra di Sinistra Repubblicana di Catalogna. Contrari i partiti costituzionalisti: i liberali di Ciudadanos, Socialisti, Popolari e la sinistra di Catalunya en Comú. Decisiva l’astensione dell’estrema sinistra indipendentista della Candidatura d’Unitat Proletària (CUP).

L’elezione di Torra allontana il voto anticipato che sarebbe stato indetto automaticamente se il Parlamento non avesse eletto nessuno entro il 22 maggio prossimo

Il neoeletto ha subito dichiarato che “il Presidente della Generalitat è Carles Puigdemont”, suscitando le critiche dell’opposizione che lo ha definito “ventriloquo” dell’ex presidente. Torra ha annunciato che oggi stesso volerà a Berlino per riunirsi con il leader indipendentista che ha lasciato la spagna il 31 ottobre scorso per evitare la galera.

La nomina di Torra è stata preceduta da polemiche riguardo a una serie di dichiarazioni pubblicate dall’attuale presidente sui social network in passato. Post in cui Torra sosteneva la “tara genetica” degli spagnoli residenti in Catalogna, che non esitava a definire “bestie”, sono stati cancellati dal diretto interessato, ma continuano a circolare sulla stampa e sui social network ad opera dei rappresentanti dell’opposizione. Nel suo discorso in Parlamento Torra ha chiesto scusa per i tweet e ha assicurato di non volere “una Catalogna uniformata” ad un pensiero unico.

Torra, a margine di un discorso fortemente indipendentista e repubblicano, ha lanciato un appello al dialogo e alla necessità di sanare la frattura sociale creatasi negli ultimi mesi. Da Madrid il governo di Mariano Rajoy, in accordo con il Partito Socialista, ha fatto sapere di puntare “sulla concordia e sulla comprensione” con le nuove autorità catalane, avvertendo che comunque queste devono “rispettare la legge”.

Il premier spagnolo è oggetto di forti critiche da parte dei liberali di Ciudadanos, primo partito in Catalogna e sostegno fondamentale al governo popolare alle Cortes di Madrid. Il leader nazionale Albert Rivera e la leader catalana Inés Arrimadas avevano chiesto al governo di ricorrere alla Corte Costituzionale per impedire il voto delegato di Puigdemont e Comín, poi, dopo l’intervento di taglio indipendentista di Torra in Parlamento, hanno chiesto a Rajoy di rettificare e di mantenere il commissariamento della Catalogna.

Inés Arrimadas, nel suo intervento di replica ha accusato Torra di “essere venuto a dirigere un CDR”, facendo riferimento alle organizzazioni indipendentiste Comitati di Difesa della Repubblica protagonisti delle proteste dei mesi scorsi. Torra ha concluso il suo discorso con il più noto slogan indipendentista “Visca Cataluya Lliure”, Viva la Catalogna Libera.

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Traduzione dallo spagnolo e redazione a cura di Italo Cosentino

di Redazione

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