Indonesia: attentati di matrice islamica a 3 chiese, almeno 13 morti

Pubblicato il 13 maggio 2018 alle 16:22 in Asia Indonesia

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Una famiglia di 6 persone, sospettata di appartenere a un gruppo di ispirazione islamista legato all’ISIS, ha lanciato i 3 attacchi che, a breve distanza l’uno dall’altro, hanno causato la morte di almeno 13 persone e il ferimento di altre 40, presso 3 chiese della seconda città più grande dell’Indonesia, Surabaya.

Il portavoce delle forze dell’ordine della provincia indonesiana del Giava Orientale, Frans Barung Mangera, ha affermato: “Il marito ha guidato l’auto, una Avanza, contenente esplosivi, e l’ha avvicinata al cancello di una delle chiese. La moglie e le due figlie invece organizzavano un attacco alla seconda chiesa, e altri due bambini guidavano una moto verso la terza chiesa stringendo una bomba tra le gambe”. Secondo le fonti della polizia, le figlie femmine avevano 12 e 9 anni, mentre i maschi ne avevano 18 e 16.

Tutti e tre gli attacchi sono avvenuti nella mattina di domenica 13 maggio, mentre i fedeli erano riuniti per celebrare la messa domenicale, attraverso la detonazione di ordigni esplosivi. Mangera, ha confermato che le esplosioni hanno avuto luogo nelle tre chiese – di cui una cattolica, una pentecostale e una calvinista – e che almeno 40 persone sono state trasportate negli ospedali più vicini. Egli ha altresì reso noto che in una delle tre strutture religiose i danni causati dall’ordigno esplosivo sono stati tali da non permettere, al momento, alla polizia di accedere al sito. Alcune riprese andate in onda sulle emittenti televisive mostrano una chiesa distrutta, il cui cortile era in preda alle fiamme e ai fumi dell’incendio. Alcune ore dopo gli attacchi, nell’area è stata udita una forte esplosione, la quale, a detta di Mangera, è stata causata dalle forze di sicurezza che rimettevano in sicurezza la zona e detonavano un ordigno ancora integro.

La famiglia che ha architettato gli attentati apparteneva a un gruppo di matrice estremista, ispirato allo Stato Islamico, che risponde al nome di Jemaah Ansharut Daulah (JAD) e che è presente negli archivi dei gruppi terroristici del Dipartimento di Stato americano già da tempo. Tale gruppo sarebbe inoltre accusato di aver attirato centinaia di simpatizzanti dell’ISIS in Indonesia. A riferire ai giornalisti il nome del movimento islamista è stato un portavoce dei servizi segreti del Paese, Wawan Purwanto; a suo dire, ci sono forti probabilità che gli attentati siano collegati a una rivolta carceraria organizzata da alcuni militanti islamici affiliati all’ISIS. In tale occasione, il 9 maggio, a Depok, nella periferia di Jakarta, i detenuti di un centro di massima sicurezza avevano preso in ostaggio e ucciso 5 agenti, prima di essere fermati dalle forze dell’ordine. Purwanto ha spiegato: “Il bersaglio principale è ancora rappresentato dalle autorità della sicurezza, ma ci sono anche target alternativi, quando gli islamisti non riescono a colpire il bersaglio principale”.

L’ispettore generale Machfud Arifin aveva riferito alla CNN che gli attentati suicidi erano stati effettuati tramite l’uso di una moto presso la chiesa St Mary, e di un’auto presso la seconda struttura religiosa. In base a quanto riportato da alcuni media, una donna con una bambina piccola e una ragazzina più grande – poi rivelatesi tutte colpevoli – erano appena entrate in una delle tre chiese quando è avvenuta l’esplosione. Le tre erano state fermate dalla polizia per essere interrogate. Le forze dell’ordine hanno ordinato la chiusura temporanea di tutte le chiese di Surabaya per l’intera giornata di domenica 13 maggio, ed è stato altresì cancellato un grande festival culinario che avrebbe dovuto aver luogo nella città.

Circa il 90% dei cittadini indonesiani sono di religione musulmana, ma il Paese ospita anche altre comunità religiose, quali hindu, cristiani, buddisti e alcuni credo locali. L’Indonesia, che rappresenta lo Stato con la più ampia maggioranza musulmana al mondo, ha assistito a una recente ricomparsa di cellule militanti estremiste spesso traenti ispirazione dallo Stato Islamico. Con la progressiva sconfitta militare dell’ISIS nel corso dei mesi passati, secondo molti osservatori, l’Indonesia e, in generale, il Sud-est asiatico, potrebbero diventare un nuovo territorio fertile per i terroristi islamisti. Fin dall’autoproclamazione del Califfato islamico, il 19 giugno 2014, l’ISIS ha dedicato parte della propria propaganda ai Paesi dell’Asia per reclutare combattenti dall’Indonesia, dalle Filippine, dalla Tailandia e dalla Malesia. Il più grave attacco è avvenuto il 14 gennaio 2016, quando 4 attentatori suicidi, armati anche di pistole, hanno preso d’assalto una zona commerciale nel centro di Jakarta, causando la morte di 4 persone e il ferimento di altre 17, prima di venire uccisi dalle forze di sicurezza.  Anche le chiese erano già state prese di mira precedentemente; in particolare, si ricordano gli attacchi simultanei avvenuti presso alcune strutture religiose il giorno di Natale del 2000. In tale occasione, morirono 20 persone.

 

Sicurezza Internazionale è il primo quotidiano italiano dedicato alla politica internazionale.

Consultazione delle fonti inglesi e redazione a cura di Claudia Castellani

di Redazione

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