Il Bahrein e il terrorismo

Pubblicato il 13 maggio 2018 alle 6:01 in Approfondimenti Bahrein

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Il Bahrein è un Paese del Golfo persico a maggioranza sciita, governato da una monarchia sunnita. In termini di sicurezza, la sua principale preoccupazione, oltre alla presenza dei gruppi jihadisti all’interno del proprio territorio, è costituita dai rapporti con l’Iran. Le autorità di Manama sono convinte che Teheran svolga una continua azione destabilizzante e, in particolare, vedono nella politica espansiva dell’Iran una minaccia esistenziale, accusandolo di supportare gruppi sciiti sovversivi all’interno del territorio bahreinita per abbattere il regime sunnita esistente e instaurare un governo sciita filo-iraniano. Da parte loro, i leader iraniani spesso usano una retorica tagliente contro la famiglia Khalifa, che considerano illegittima, e fanno rivendicazioni territoriali sul Bahrein. Molti considerano addirittura il Paese la quattordicesima provincia dell’Iran. Il Bahrein è altresì oggetto di attacchi iraniani in quanto ospita la Quinta flotta della marina americana. Gli USA e l’Iran hanno spesso scontri nelle acque del Golfo Persico e nelle vicinanze dello Stretto di Hormuz, il quale collega il Golfo all’Oceano Indiano, e attraverso cui passa 1/3 del petrolio che viene mandato in tutto il mondo. Dal momento che Teheran ritiene che la presenza di Washington sia provocatoria, spesso, la marina iraniana ha lanciato missili e razzi nelle vicinanze delle navi americane. Inoltre, l’Iran ha più volte minacciato di chiudere lo stretto, creando così gravi conseguenze per il mercato globale del petrolio. Oltre alla Quinta Flotta americana, il Bahrein ospita anche una base militare permanente inglese, aperta ufficialmente il 7 aprile scorso, la prima che il Regno Unito ha inaugurato in Medio Oriente, ad est del Canale di Suez, dal 1971.

Come spiega il Combating Terrorism Center, la monarchia sunnita del Bahrein ha subito una forte opposizione fin dalla rivoluzione iraniana del 1979. Nel corso degli anni Ottanta, Teheran avrebbe supportato un tentativo di colpo di Stato effettuato dall’Islamic Front for the Liberation of Bahrein (IFLB), che aveva l’obiettivo di assassinare i reali bahreiniti e prendere il controllo della televisione e della radio locali per fomentare le rivolte sciite. In seguito, negli anni Novanta, un secondo tentativo di golpe fu messo in atto da una branca dell’IFLB, chiamata Bahraini Hezbollah, guidata da Muhammed Raqi Mudrassi. A partire dal 2011, l’appoggio iraniano alle milizie sciite irachene e libanesi ha fatto aumentare la minaccia nei confronti del Bahrein, dove Teheran ha cercato di installare cellule sovversive. Prima di quel momento, la militanza sciita nel Paese del Golfo era stato un fenomeno puramente endogeno, costituito da proteste nei confronti delle forze di sicurezza locali, che raramente avevano causato feriti. Come scrisse Ethan Bronner in un articolo pubblicato sul New York Times il 16 marzo 2011, le proteste delle primavere arabe, a Manama, spinsero l’opposizione sciita a un nuovo livello di militanza, prendendo contatti con i servizi segreti iraniani. In seguito al 2011, fu registrato un aumento significativo nel numero di attacchi in Bahrein per mezzo di ordigni esplosivi, che colpirono centri commerciali e luoghi affollati, come l’aeroporto, il Bahrein Financial Habour e la Quinta flotta americana. Il 3 marzo 2014, le forze di sicurezza bahreinite subirono l’attacco terroristico più grave fino a quel momento, in cui rimasero uccisi 3 poliziotti, e ne vennero feriti altri 7. L’attentato fu reclamato da un nuovo gruppo di militanti del Bahrein, chiamato Saraya al-Ashtar, supportato dall’Iran.

Nel corso degli ultimi due anni, il governo del Bahrein ha continuato ad aumentare gli sforzi per contrastare e neutralizzare le minacce terroristiche esercitate sia dai militanti sciiti, sia da quelli dell’ISIS, i quali, nel dicembre 2016, lo hanno diffuso un video in cui hanno esortato attacchi contro la flotta americana e contro la maggioranza sciita del Bahrein. Nel 2016, il numero degli incidenti terroristici di matrice sciita contro le forze di sicurezza bahreinite, secondo quanto riferito dal Country Report on Terrorism 2016 del governo americano, è diminuito rispetto ai tre anni precedenti. Nel 2017 si ricorda l’attacco del 27 ottobre, in cui 1 poliziotto è morto e altri 7 sono rimasti feriti an Manama.

L’anno passato, sono stati arrestati complessivamente 47 individui accusati di terrorismo, che avevano tentato di colpire le forze di sicurezza ed i pubblici ufficiali. Il 22 gennaio 2018, il Ministero dell’Interno ha dichiarato che il Paese del Golfo dovrebbe focalizzarsi sull’identità nazionale per gestire la minaccia terroristica. Successivamente, il 3 marzo, le autorità bahreinite hanno reso noto di aver smantellato un network terroristico supportato dall’Iranian Revolutionary Guard, formato da 116 militanti, che aveva l’obiettivo di colpire gli ufficiali del Bahrein, le forze di sicurezza e istallazioni petrolifere importanti per danneggiare l’economia nazionale. Il 7 maggio, il Ministero dell’Interno ha annunciato altri 14 arresti di militanti accusati di pianificare attacchi contro il personale delle forze di sicurezza. Alla luce di ciò, le autorità hanno riferito che la minaccia terroristica rimane molto alta in tutto il Paese.

La legislazione antiterrorismo del Bahrein è stata adottata nel 2006, ed emendata nel 2013, insieme agli articoli 155 e 168 del codice penale. Nel 2004, un decreto legislativo ha creato una nuova divisione all’interno dell’ufficio del Procuratore Generale, specializzato nei casi di terrorismo. Nel 2016, le autorità di Manama non hanno apportato modifiche alla legislazione antiterrorismo, designando soltanto 68 gruppi come entità terroristiche, di cui 3 organizzazioni locali sciite e l’ISIS. Il Ministero dell’Interno ha la responsabilità di prevenire e contrastare il terrorismo, effettuando arresti continui. La Guardia Costiera locale monitora le coste e cerca di smantellarli le reti dei trafficanti di armi per non farle arrivare ai terroristi. Per cercare di migliorare il controllo delle frontiere, le autorità di Manama hanno introdotto procedure di screening presso i due principali porti di entrata, quali l’aeroporto internazionale e il ponte di Re Fahd, che collega il Bahrein all’Arabia Saudita. Tali misure permettono alle forze di sicurezza di individuare persone potenzialmente pericolose e di evitare la loro entrata nel Paese.

In merito al contrasto del finanziamento del terrorismo, il Bahrein è un membro della Middle East Financial Action Task Force (FATF) e fa parte della Coalition’s Counter-ISIS Finance Group (CIFG). La sua unità di intelligence finanziaria, la Anti-Money Laundering Unit, è un membro dell’Egmont Group of Financial Intelligence Units. Nel 2016, il Paese ha ospitato il seminario Counter-Hezbollah del Consiglio di cooperazione USA-Golfo (GCC), ed ha partecipato a tre riunioni CIFG con le delegazioni del Ministero degli Affari Esteri, del Ministero degli Interni e della Banca centrale del Bahrain. Nel corso degli anni passati, le autorità di Manama non hanno adottato alcuna legislazione anti-finanziamento del terrorismo. L’ufficio del Procuratore Generale (PPO) ha firmato un memorandum of understanding con il Regno Unito per migliorare la condivisione delle informazioni e la cooperazione. In linea con gli standard internazionali, il Bahrein considera il finanziamento del terrorismo un crimine, congelando tutti gli asset sospettati di essere legati ad entità terroristiche. La Banca Centrale del Paese ha attuato regole stipulate con le istituzioni finanziarie e con altre autorità rilevanti.

In relazione al contrasto dell’estremismo violento, nel 2016, il governo bahreinita ha iniziato a lavorare su una strategia, coerentemente al piano di azione anti-estremismo violento dell’Onu. Inoltre, numerosi funzionari governativi, della legislatura e delle organizzazioni non governative (ONG) hanno messo insieme programmi rivolti ai giovani e ad altri membri della popolazione considerati vulnerabili, tra cui una conferenza incentrata sulla protezione dalle influenze estremiste.

Il governo ha anche tentato di sensibilizzare i cittadini attraverso diverse iniziative, come la polizia della comunità che recluta soprattutto sciiti per colmare il divario tra i villaggi prevalentemente sciiti e le forze regolari, per la maggioranza sunnite. Il governo ha annunciato di voler istituire un Centro di riabilitazione nazionale per reintegrare i prigionieri estremisti nella società.

Infine, nell’ambito della cooperazione regionale, il Bahrein ha approfondito la cooperazione in materia di sicurezza con altri membri del GCC, impegnandosi in un esercizio multilaterale di antiterrorismo multilaterale, che ha visto esercitazioni congiunte tra le forze di polizia di diversi Stati.

Sicurezza Internazionale è il primo quotidiano italiano dedicato alla politica internazionale.

Sofia Cecinini

di Redazione

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