Madagascar: candidato dell’opposizione potrà partecipare alle presidenziali

Pubblicato il 12 maggio 2018 alle 16:06 in Africa Madagascar

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Il presidente del Madagascar, Hery Rajaonarimampianina, ha approvato una nuova legge elettorale che permetterà al candidato dell’opposizione, Marc Ravalomanana, di concorrere per la carica di presidente. Tale possibilità gli era stata negata a causa dell’approvazione di una misura considerata “ad personam” dall’opposizione.

All’inizio di aprile, il governo del Madagascar aveva approvato una serie di leggi secondo le quali un candidato presidenziale doveva necessariamente presentare un resoconto contenente tutte le sue condanne giudiziarie per poter concorrere per la carica. A causa di tali misure, a Ravalomanana era stato vietato di partecipare alle elezioni, poiché durante il suo esilio era stato accusato di alcuni reati. L’uomo, presidente del Madagascar dal 2002 fino al 2009, fu costretto ad abbandonare il Paese a causa di un colpo di stato.

I sostenitori di Ravalomanana avevano dichiarato che le nuove leggi erano state approvate per prevenire all’uomo di ritornare al potere con le prossime elezioni, che si terranno verso la fine del 2018, con data ancora da destinarsi. L’opposizione, inoltre, aveva contestato le norme sul finanziamento delle campagne elettorali e quelle relative all’accesso ai media. Tutto ciò aveva causato una serie di proteste, sabato 21 aprile, per le strade della capitale, Antananarivo, durante le quali sono morte 2 persone.

Nella notte di giovedì 3 maggio, l’Alta Corte del Madagascar aveva definito incostituzionali le leggi che prevedono che, per concorrere alla carica, un candidato debba presentare le eventuali condanne giudiziarie. Inoltre, erano state rimosse le misure che limitavano l’accesso mediatico ed è stato permesso agli aspiranti presidenti di ricevere denaro dall’estero, a patto che non provenga da governi stranieri. In seguito a questa decisione, l’opposizione aveva richiesto le dimissioni del governo, continuando a protestare nonostante le richieste di Rajaonarimampianina di porre fine ai disordini.

Domenica 8 maggio, inoltre, Abdoulaye Bathily, un consigliere speciale del segretario generale delle Nazioni Unite, era arrivato in Madagascar per cercare di rinnovare il dialogo tra il governo e l’opposizione. Il suo aiuto, tuttavia, era stato respinto da questi ultimi: “per il momento, questa è una crisi che deve essere discussa e risolta solamente dai cittadini del Madagascar”. Bathily si è detto d’accordo, spiegando che l’obiettivo dell’Onu è quello di accompagnare la popolazione nel processo di pace e non di interferire.

Il Madagascar ha attraversato molti anni di disordini dopo che Ravalomanana fu deposto con il golpe del 2009, che portò al ritiro di investimenti esteri e donazioni di denaro nel Paese. Il colpo di Stato fu possibile a causa di un ammutinamento dell’esercito, che permise ad Andy Rajoelina, all’epoca il sindaco di Antananarivo, di diventare il presidente di transizione non eletto del Paese fino al 2014. Nel 2013, infatti, vennero indette elezioni presidenziali, ma a Ravalomanana e Rajoelina fu vietato di parteciparvi. La carica fu vinta dall’attuale presidente, Rajaonarimampianina. Con la sua elezione, il Madagascar vide la fine di una lunga serie di crisi politiche.

Sicurezza Internazionale è il primo quotidiano italiano dedicato alla politica internazionale.

Consultazione delle fonti inglesi e redazione di Chiara Romano

di Redazione

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