Iraq: prime elezioni parlamentari dalla sconfitta dell’ISIS

Pubblicato il 12 maggio 2018 alle 10:07 in Iraq Medio Oriente

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Sabato 12 maggio, l’Iraq ha organizzato le sue prime elezioni parlamentari da quando il Paese ha dichiarato la sua vittoria contro l’ISIS, il 9 dicembre 2017. Tuttavia, sono pochi coloro che ritengono che i nuovi leader potranno dare allo Stato la stabilità e la prosperità economica da tempo promesse.

I seggi sono stati aperti alle 7 del mattino e chiuderanno alle 18, ora locale. Si stima che circa 18,2 milioni di elettori arriveranno alle urne per scegliere, tra i 7000 i candidati nelle 18 provincie del Paese, coloro che andranno a occupare i 329 seggi del Parlamento. La Costituzione del Paese impone, inoltre, che circa un quarto dei membri dell’organo siano donne.

Per la prima volta, in Iraq verrà utilizzato un sistema di voto elettronico, per cercare di ridurre brogli e accelerare il processo di conteggio. I risultati verranno rilasciati nel giro di 48 ore dalla chiusura dei seggi. Una volta che la Corte Suprema irachena ratificherà gli esiti, il Parlamento dovrà riunirsi nel giro di 15 giorni ed eleggere il suo presidente, con una maggioranza di due terzi. A sua volta, questa figura dovrà eleggere il primo ministro.

Il premier iracheno avrà il compito di guidare l’Iraq per il periodo di quattro anni. I 3 candidati sono il premier uscente, Haider al-Abadi, il suo predecessore, Nuri al-Maliki e il comandante delle milizie sciite, Hadi al-Amiri. Tuttavia, molti iracheni sono demoralizzati dalla situazione del Paese, e hanno criticato i candidati.

Al-Abadi è considerato il favorito dagli analisti, poiché è riuscito a liberare l’Iraq dalla minaccia dell’ISIS; tuttavia, l’uomo non ha migliorato l’economia né ha condannato la corruzione nello Stato. Se dovesse vincere, al-Abadi dovrà comunque negoziare per la formazione di un governo di coalizione, trattativa che dovrà necessariamente concludersi entro 90 giorni dalle elezioni. Per quanto riguarda al-Maliki, alcuni critici hanno spiegato che le politiche settarie da lui perpetrate durante il suo governo avevano creato terreno fertile per l’ISIS, che nel 2014 si era guadagnato le simpatie di alcuni membri della comunità sunnita, pertanto un suo ritorno non è ben visto. Infine, al-Amiri cercherà di vincere le elezioni puntando sui suoi successi sul campo di battaglia. L’uomo ha combattuto per più di 20 anni contro Saddam, durante l’esilio in Iran; inoltre, al-Amiri si trova a capo della Badr Organisation, che è stata la spina dorsale delle forze volontarie locali che hanno combattuto contro lo Stato Islamico.

In Iraq, il primo ministro detiene il potere esecutivo e viene nominato capo delle forze armate. Secondo quanto stabilito dalla Costituzione irachena, la carica è riservata a un membro della comunità sciita. In seguito alla caduta dell’ex presidente iracheno, Saddam Hussein, il 9 aprile 2003, in Iraq era stato instaurato un governo sciita, che aveva sostituito il regime sunnita di Saddam. Secondo quanto previsto dalla Costituzione irachena del 2005, le principali cariche dello Stato rappresentano le tre comunità principali del Paese: sunniti, sciiti e curdi. Il presidente della repubblica è esponente della comunità curda, il primo ministro di quella sciita e il presidente del parlamento di quella sunnita.

Negli ultimi giorni è stata rafforzata la sicurezza in tutto l’Iraq, dopo le minacce dell’ISIS di attaccare le urne e dopo l’omicidio di uno dei candidati. Su Baghdad, Mosul e altre città è stato imposto il coprifuoco nella giornata delle elezioni, così come sono stati limitati i viaggi tra una provincia e l’altra del Paese. A partire da venerdì, inoltre, erano stati chiusi altresì aeroporti e attraversamenti di confine.

Sicurezza Internazionale è il primo quotidiano italiano dedicato alla politica internazionale.

Consultazione delle fonti inglesi e redazione di Chiara Romano

di Redazione

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