Centinaia di bambini feriti da Israele sulla Striscia di Gaza

Pubblicato il 12 maggio 2018 alle 9:00 in Israele Palestina

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L’organizzazione umanitaria Save the Children ha condannato Israele per le sue azioni contro i bambini palestinesi radunati nei territori della Striscia di Gaza per le proteste del venerdì. Più di 250 minori sarebbero stati colpiti dai proiettili dei soldati israeliani da quando, il 30 marzo, sono iniziate le manifestazioni della Marcia del Ritorno.

Nella sua ultima analisi, pubblicata venerdì 11 maggio, l’ONG ha riportato i dati raccolti dal Ministero della Salute palestinese e ha reso noto che sono almeno 700 i bambini feriti, inclusi quelli che non sono stati colpiti direttamente dagli spari dei soldati. Tuttavia, si ritiene che i numeri reali siano più alti di quelli registrati. Save the Children ha inoltre sottolineato che la disponibilità di cure mediche sul territorio è limitata e i feriti faticano a ricevere l’assistenza necessaria. Secondo quanto dichiarato dalla Direttrice dell’ONG per i Terrritori Palestinesi Occupati, Jennifer Moorehead, “è necessario che tutte le parti garantiscano protezione ai bambini che si trovano in quelle aree in conformità ai precetti della Convenzione di Ginevra e di altri rilevanti accordi internazionali”. La rappresentante dell’organizzazione ha poi aggiunto: “Siamo seriamente preoccupati per l’alto numero di minori feriti dalle pallottole dei soldati israeliani e concordiamo con l’Alto Commissariato per i Diritti Umani sul fatto che ciò suggerisce un uso eccessivo della forza e comporta uccisioni e mutilazioni illegittime”.

Collaborando con un’organizzazione stanziata sui territori palestinesi, il Centro di Sviluppo MAAN, che si occupa di fornire sostegno psicologico ai bambini di Gaza, Save the Children ha analizzato i casi di 200 bambini colpiti a gambe, braccia e petto e ha rilevato che decine di nuovi feriti si aggiungono ogni settimana. Le condizioni negli ospedali stanno gradualmente deteriorandosi con pazienti spesso dimessi anticipatamente per mancanza di posti. “Le conseguenze fisiche e psicologiche per i bambini di Gaza sono catastrofiche. Molti sono stati feriti e molti altri hanno visto i loro familiari uccisi o feriti durante le proteste”, ha affermato la Moorehead.

Sono più di 10 anni che Gaza è sottoposta a un blocco terrestre, aereo e marittimo da parte di Israele ed Egitto, imposto nel giugno 2007 dopo la vittoria di Hamas alle elezioni legislative palestinesi del 2006. Le tensioni sono aumentate in quella zona da quando il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, ha riconosciuto Gerusalemme come capitale di Israele, il 6 dicembre 2017. Ciò ha portato a un inasprimento delle violenze da ambo le parti e ha compromesso la già difficile situazione umanitaria in quei territori.

In più, da quando è iniziata la Marcia del Ritorno la reazione di Israele contro i manifestanti non si è fatta attendere e le truppe hanno iniziato ad attaccare i territori della Striscia di Gaza ferendo migliaia di palestinesi. L’obiettivo della protesta è il ritorno dei rifugiati palestinesi nei territori in cui adesso sorge Israele, una delle questioni più discusse nei negoziati di pace tra le due parti. Il popolo palestinese ritiene il ritorno nei territori israeliani un loro diritto, mentre Israele lo considera una richiesta politica e ha proposto di affrontarlo nel processo di pace.

La Marcia del Ritorno è iniziata il 30 marzo ed è destinata a durare fino al 15 maggio, giorni in cui si commemorano, rispettivamente, l’anniversario dello Yom Al-Ard e quello dello Yawm Al-Nakba. Nel primo, i palestinesi ricordano la morte di 6 cittadini arabi, uccisi dalle forze di sicurezza israeliane, il 30 marzo 1976, durante le proteste contro la confisca dei territori palestinesi nel nord di Israele. Nel Giorno della Nakba, invece, si ricorda l’esodo di centinaia di migliaia di palestinesi dal territorio di Israele, avvenuto il 15 maggio 1948, il giorno dopo la dichiarazione dell’indipendenza del Paese. Durante gli scontri nella Marcia del Ritorno di quest’anno, sono morti almeno 40 palestinesi e ne sono rimasti feriti più di 4.000 nel territorio di confine tra Israele e la Striscia di Gaza.

La comunità internazionale ha criticato la reazione armata di Israele nei confronti dei manifestanti. Dal canto loro, le autorità israeliane hanno definito le proteste “rivolte violente” e hanno chiarito che le leggi sui diritti umani non possono essere applicate ai cosiddetti “atti di guerra”.

Sicurezza Internazionale è il primo quotidiano italiano dedicato alla politica internazionale.

Chiara Gentili

di Redazione

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