Burundi: 26 morti in attacco a ridosso del referendum

Pubblicato il 12 maggio 2018 alle 18:56 in Africa Burundi

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Almeno 26 persone sono state uccise, altre 7 ferite, in un attacco che ha avuto luogo nella provincia nord-occidentale di Cibitoke, in Burundi, a meno di una settimana dal referendum costituzionale.

Emmanuel Bigirimana, a capo del distretto di Buganda, ha reso noto che l’attacco è avvenuto in un villaggio chiamato Ruhagarika, intorno alle 22.00 di venerdì 11 maggio. Dalla sua ricostruzione è emerso che gli aggressori sono arrivati nella località armati di mitragliatrici e qualche machete, e hanno iniziato a sparare. Alcune delle vittime sono morte sul colpo, altre mentre venivano trasportate alla più vicina struttura ospedaliera. Bigirimana ha inoltre affermato che gli aggressori erano una venina, e quasi tutti avevano addosso uniformi militari. Tre residenti del villaggio, i quali hanno chiesto di parlare con i giornalisti di Reuters in condizione di anonimato, hanno affermato che molto probabilmente l’attacco rappresenta un avvertimento per chiunque abbia intenzione di votare a favore degli emendamenti costituzionali nell’imminente referendum. Tuttavia Bigirimana ha minimizzato la connessione tra i due eventi, commentando che, a suo dire, gli aggressori non sarebbero stati motivati da scopi politici, in quanto avevano preso di mira nell’attacco 3 case, uccidendo esclusivamente donne e bambini. Egli ha affermato: “Una intera famiglia composta da 6 persone è stata massacrata. L’attacco non è stato motivato da intenti politici, ma piuttosto un regolamento di conti personale”.

Il Paese ha in programma un referendum costituzionale, previsto per il 17 maggio; tale votazione è volta a decidere se estendere il mandato presidenziale da 5 a 7 anni. I cambiamenti costituzionali proposti limiterebbero il presidente a poter svolgere solo due mandati consecutivi, ma non si terrebbero in considerazione i mandati svolti precedentemente al referendum. In linea teorica, in questo modo il presidente attuale, Pierre Nkurunziza, potrebbe rimanere al governo fino al 2034. I movimenti umanitari hanno manifestato preoccupazioni circa la forte eventualità che il voto non avvenga in un clima atto a garantire libere e giuste votazioni, tanto più in quanto, in tempi recenti, la cronaca nazionale è stata segnata da sporadici fenomeni di violenza e rapimenti.

Il Burundi ha assistito allo scoppio di una crisi politica a partire da aprile 2015, quando Nkurunziza ha reso noto di voler concorrere per il suo terzo mandato presidenziale; tale manovra è stata criticata e ostacolata dall’opposizione, la quale ha dichiarato il progetto incostituzionale, affermando che rappresenterebbe una vera e propria violazione dell’accordo di pace che pose fine alla guerra civile nel Paese, scoppiata il 21 ottobre 1993 e terminata nell’agosto 2005. Nkurunziza è stato infine rieletto, ma alcuni membri dell’opposizione si sono ribellati con le armi. In base alle stime effettuate dai gruppi umanitari, 400mila persone, per fuggire dal clima di violenze, hanno cercato rifugio nei Paesi limitrofi. Tra le vittime di occasionali scontri o violenze, figurano anche vari membri e ufficiali dell’opposizione politica.

 

Sicurezza Internazionale è il primo quotidiano italiano dedicato alla politica internazionale.

Consultazione delle fonti inglesi e redazione a cura di Claudia Castellani

di Redazione

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