Turchia: stato di emergenza non limita elezioni democratiche

Pubblicato il 11 maggio 2018 alle 6:03 in Medio Oriente Turchia

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“Lo stato di emergenza non costituisce un ostacolo allo svolgimento di elezioni democratiche”, ha dichiarato il ministro degli Esteri turco, Mevlut CavusogluLe dichiarazioni di Cavusoglu, rilasciate giovedì 10 maggio, si riferiscono alle affermazioni dell’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i diritti umani (OHCHR), il quale, il giorno precedente, mercoledì 9 maggio, aveva chiesto ad Ankara di rimuovere lo stato di emergenza, per consentire l’organizzazione di elezioni democratiche.

In questo contesto, l’Alto commissario delle Nazioni Unite per i diritti umani, Zeid Ra’ad Al-Hussein, aveva dichiarato: “È difficile immaginare come elezioni credibili possano tenersi in un ambiente nel quale le opinioni divergenti e le sfide nei confronti del partito al governo vengono penalizzate in maniera così severa”.  

Al-Hussein aveva già esortato la Turchia a porre fine allo stato di emergenza il 20 marzo, dal momento che tale misura avrebbe permesso alla Turchia di violare i diritti umani, con particolare riferimento all’arresto di 160.000 persone, al licenziamento di un 152.000 impiegati statali, la maggior parte dei quali in modo arbitrario, alla tortura dei detenuti e all’interferenza con la magistratura. In questo contesto, l’Alto commissario dell’Onu aveva dichiarato che “l’alto numero, la frequenza e la mancanza di collegamento di alcuni decreti di emergenza a una minaccia nazionale sembrano indicare che i poteri di emergenza vengano utilizzati per reprimere qualsiasi forma di criticismo o di dissenso nei confronti del governo”.

In merito alla richiesta dell’Alto Commissariato delle Nazioni Unite, il ministro turco ha dichiarato che non l’avrebbe presa sul serio e che sarebbe stata fatta “sulla base di motivazioni puramente politiche”. In questo contesto, Cavusoglu ha dichiarato: “In effetti, l’Alto Commissariato dovrebbe sapere che le elezioni si sono tenute anche in Francia durante lo stato di emergenza. Oltre a ciò, le missioni internazionali di osservazione elettorale hanno confermato che le elezioni in Turchia, compreso il referendum che si è tenuto nell’aprile 2017, si sono svolte in modo democratico, libero, giusto e trasparente”. Il 16 aprile 2017, in Turchia si era tenuto un referendum, nel quale il popolo turco aveva stabilito che, in occasione delle prossime elezioni, il Paese sarebbe passato da una repubblica parlamentare a un sistema presidenziale, nel quale il presidente avrebbe acquisito maggiori poteri, tra i quali assegnare i Ministeri, eleggere il vicepresidente e gli alti ufficiali e sciogliere il Parlamento. Infine, il ministro turco ha affermato: “In Turchia, le misure dello stato di emergenza vengono applicate solo contro i terroristi e gli ambienti legati al terrorismo. Non ci sono misure che restringono i diritti e le libertà dei nostri cittadini”.

In Turchia, lo stato di emergenza è in vigore ininterrottamente dal 21 luglio 2016. Ankara aveva imposto lo stato di emergenza per la prima volta il 21 luglio 2016, in seguito al fallimento del colpo di stato contro il presidente, Recep Tayyip Erdogan, avvenuto il 15 luglio 2016. L’ultima estensione era stata approvata il 18 aprile, quando il Consiglio dei ministri turco aveva stabilito che lo stato di emergenza sarebbe rimasto in vigore per il periodo di 3 mesi, per la settima volta consecutiva. La motivazione sarebbe stata il persistere della minaccia da parte della rete dei sostenitori del movimento Gulen, ideatore del colpo di stato del 2016.

Grazie allo stato di emergenza, il governo ha potuto imporre un giro di vite nei confronti di coloro che sono sospettati di appartenere al movimento Fethullah Gulen, che, secondo le autorità turche, sarebbe colpevole di aver ordito il colpo di stato contro Erdogan. Tale misura ha altresì permesso alle autorità turche di condurre una serie di arresti nei confronti degli oppositori del governo, tra i quali attivisti, giornalisti e politici, oltre alla chiusura dei canali mediatici e di organizzazioni non governative, con l’accusa di presunti legami con i gruppi terroristici.

Sicurezza Internazionale è il primo quotidiano italiano dedicato alla politica internazionale.

Traduzione dall’inglese e redazione a cura di Laura Cianciarelli

di Redazione

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