Terrorismo in Libia: i Madkhalisti nuova minaccia  

Pubblicato il 11 maggio 2018 alle 8:50 in Africa Libia

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Il gruppo radicale salafita dei Madkhalisti costituirebbe l’ultima minaccia nel contesto del terrorismo in Libia, e starebbe rafforzando la propria influenza sul territorio del Paese. È quanto riporta il quotidiano di informazione The New Arab in un articolo pubblicato il 9 maggio.

Ufficialmente, si è parlato della sconfitta dello Stato Islamico in Libia dopo che, il 5 dicembre 2016, le milizie di Misurata, organizzate nelle brigate Bunyan al-Marsous, avevano liberato la città di Sirte. Il generale Mohammed al-Naas, comandante delle forze di liberazione e responsabile della sicurezza di Sirte, ha altresì affermato che non vi sarebbe il rischio di un ritorno dell’ISIS nella città. Tuttavia, sebbene Sirte sia stata messa al sicuro, nel corso dell’ultimo anno si sono verificati alcuni attacchi sporadici a posti di blocco, strutture petrolifere e punti strategici in diverse aree del Paese. L’ultimo attacco risale a martedì 8 maggio, quando alcuni militanti dello Stato Islamico si sono fatti esplodere presso un posto di blocco a 70 km da Ras Lanuf, uno dei principali porti petroliferi della Libia orientale, provocando la morte di 2 persone e 4 feriti.

Secondo al-Naas, i terroristi hanno cambiato strategia e, diversamente da prima, il loro obiettivo non sarebbe quello di conquistare le città, ma di indebolire la loro sicurezza, dimostrando di poter ancora destabilizzare il Paese.

Dal punto di vista territoriale, spiega The New Arab, i terroristi si sarebbero anche spostati a sud, passando sia dal Mali, sia dal Ciad e dal Sudan, dove formano alleanze con i gruppi armati locali, grazie soprattutto ai confini meridionali libici “inesistenti”, che favoriscono il passaggio di milizie e armi. Riferendosi agli scontri tra le tribù dei Tebu e Awlad Sulayman, Ismail Shukri, capo dell’intelligence di Misurata, ha affermato che, a Sebha, “si combatte da settimane” e che “interi quartieri sono in mano a gruppi armati”. Shukri ha altresì affermato che l’intera zona è sempre più controllata da miliziani dei Paesi confinanti, concludendo che “la comunità internazionale, dopo aver brindato alla liberazione di Sirte ci ha di fatto abbandonato”. La prima guerra tra i due clan era scoppiata nel giugno del 2012 ed era terminata con la firma di un accordo di riconciliazione a Tripoli. In seguito erano ripresi gli scontri, per poi concludersi con la firma di un accordo di pace a Roma, il 31 marzo 2017, guidato dal ministro dell’Interno italiano, Marco Minniti.

“Gli estremisti sono tutti uguali. ISIS, salafiti, non importa come si chiamino, mi interessa abbatterli se mettono in pericolo il Paese” ha aggiunto Shukri, affermando altresì che a Misurata e Sirte, il 604esimo battaglione costituisce, al momento, il problema principale. Tale battaglione di fanteria è parte di una brigata, costituitasi durante l’offensiva di Sirte, i cui membri sono Madkhalisti, seguaci di una corrente di pensiero radicale parte del più ampio movimento salafita. La corrente fu fondata da uno sceicco saudita, Rabi al-Madkhali, che era stato invitato in Libia negli anni Novanta da Muammar Gheddafi per contrastare i jihadisti e i Fratelli Musulmani. I Madkhalisti si oppongono alla democrazia, alle libere elezioni e alle tradizioni occidentali. Una fonte anonima ha rivelato che, al momento, il generale Khalifa Haftar, comandante della Libyan National Army (LNA) e uomo forte del governo di Tobruk, sosterrebbe i Madkhalisti, i quali starebbero stringendo alleanze sia ad est sia ad ovest del Paese. Tale fonte ha anche affermato che gli uomini fedeli al generale Haftar si recano spesso in visita a Misurata e nella capitale, in quanto “è a Tripoli che arrivano i soldi dei madkhalisti”. La fonte ha inoltre riferito che il gruppo radicale è finanziato dall’Arabia Saudita, affermando che il Paese arabo promuove lo sviluppo di un blocco ultraconservatore in Libia, il cui obiettivo sia l’instaurazione di una teocrazia che possa influenzare la politica nello Stato nordafricano senza prendervi ufficialmente parte.

Le notizie sulla presenza dello Stato Islamico in Libia si erano diffuse quando, il 28 settembre 2017, l’ufficio del Procuratore Generale libico Sadiq Al-Sour, aveva riferito che centinaia di militanti dello Stato Islamico si erano riorganizzati in un “esercito del deserto” vicino a Sirte. Il capo dell’Activation Committe of Security Services di Sirte, Zarouk Asuiti, aveva poi dichiarato che l’ISIS si stava riunendo nel sud della città, il 3 dicembre del 2017. Infine, lo scorso 7 maggio, il generale Khalifa Haftar aveva dichiarato l’inizio di un’offensiva militare, finalizzata a liberare la città di Derna dai terroristi.

Dal 15 febbraio 2011, la Libia si trova in uno stato di caos. Ad oggi, il potere politico è diviso fra due governi rivali: uno, insediato a Tripoli, appoggiato dall’ONU e dall’Italia, e l’altro, insediato a Tobruk e sostenuto da Russia ed Egitto. Il Paese non è ancora riuscito ad effettuare una transizione democratica e tale instabilità politica lo rende particolarmente vulnerabile agli attacchi di gruppi di estremisti violenti, che mirano a destabilizzare e controllare il suo territorio.

Sicurezza Internazionale è il primo quotidiano italiano dedicato alla politica internazionale.

Federica Patanè

di Redazione

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