L’Iran condanna l’attacco israeliano in Siria

Pubblicato il 11 maggio 2018 alle 11:39 in Iran Israele

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“I frequenti attacchi del regime occupante di Gerusalemme contro il territorio siriano costituiscono un atto di aggressione, che mostra la natura egemonica del regime sionista, che non può accontentarsi di cercare pace, stabilità e sicurezza nella regione e che sta creando le crisi e destabilizzando la regione per garantire la sua sicurezza”, ha dichiarato il portavoce del Ministero degli Esteri iraniano, Bahram Qasemi.

Le dichiarazioni del portavoce iraniano sono state rilasciate venerdì 11 maggio, dopo che, il giorno precedente, giovedì 9 maggio, le Forze di Difesa israeliane avevano colpito 50 postazioni appartenenti alle Quds Forces, unità speciale del Corpo delle guardie della rivoluzione iraniane, situate all’interno del territorio siriano, causando la morte di 23 persone. Secondo quanto dichiarato dall’esercito israeliano, l’attacco era stato condotto in risposta al lancio di almeno 20 missili all’interno delle alture del Golan occupato. Si sarebbe trattato del primo raid iraniano condotto contro il territorio israeliano dalla Siria.

In merito all’accaduto, Qasemi ha dichiarato: “I frequenti attacchi del regime sionista in Siria, con scuse preconfezionate e senza basi, costituiscono una violazione della sovranità nazionale e dell’integrità territoriale della Siria e una violazione di tutte le leggi internazionali”.

In questo contesto, il portavoce del Ministero degli Esteri iraniano si è altresì espresso contro i Paesi esteri e le organizzazioni internazionali, affermando che il loro “silenzio su queste azioni e comportamenti aggressivi del regime sionista significa dare lui il via libera e incoraggiarlo a continuare le sue azioni aggressive”. Infine, Qasemi ha dichiarato che la Siria ha il diritto di difendersi contro l’aggressore.

Il portavoce fa riferimento al fatto che, l’8 maggio, alcuni missili israeliani avevano colpito un deposito di armi, che sarebbe appartenuto all’Iran e alle forze sciite di Hezbollah, situato nel territorio siriano di Al-Kisweh, a sud di Damasco, causando la morte di 15 persone, tra le quali 8 iraniani. Il mese precedente, nella notte tra l’8 e il 9 aprile, le forze di difesa siriane avevano intercettato 8 missili sparati contro la base T-4, situata nel villaggio di Tiyas, nel governatorato di Homs, che avevano causato la morte di 7 soldati iraniani. Inizialmente, gli Stati Uniti erano stati accusati di aver condotto il raid, mentre, successivamente, il 16 aprile, il quotidiano americano New York Times, citando fonti militari israeliane, aveva attribuito la responsabilità dell’attacco a Israele.

Le tensioni tra Israele e Iran sono molto alte negli ultimi mesi. Israele teme l’espansione dell’influenza iraniana in Siria. In particolare, gli ufficiali della sicurezza israeliana hanno paura che Teheran possa utilizzare la zona occidentale dell’Iraq e quella orientale della Siria come un “ponte” per unire l’Iran al Libano, permettendo il transito di combattenti e di armi tra i due Paesi.

Teheran mirerebbe a creare in Siria due corridoi di transito che consentano all’Iran di raggiungere il mar Mediterraneo. Nella prospettiva iraniana, il primo corridoio dovrebbe collegare l’area di Baghdad a quella di Damasco, attraverso la città di Al-Tanf, al confine con Iraq, Siria e Giordania. Il secondo corridoio, invece, dovrebbe collegare la regione di Mosul, in Iraq, con Raqqa, in Siria. In tal modo, l’Iran riuscirebbe a realizzare due obiettivi. Il primo obiettivo è costituito all’accesso diretto dell’Iran ai suoi proxies nelle alture del Golan, estendendo il suo fronte con Israele dal sud del Libano alle alture del Golan, fino a Yarmouk. Il secondo obiettivo è quello di acquisire basi navali sulla costa siriana. Già nel 2016 il capo di stato maggiore iraniano aveva affermato pubblicamente che l’Iran avrebbe costruito basi navali in Siria e Yemen.

Al fine di gestire tale situazione venutasi a creare negli scorsi mesi, Israele si è mosso su due fronti. Da un lato, ha colpito le milizie di Hezbollah, sostenute dall’Iran, che operano in territorio siriano. Dall’altro lato, ha preso di mira le forze del regime che si scontrano con l’opposizione siriana, in particolare nelle alture del Golan, al confine con il proprio territorio. Israele sarebbe arrivato a sostenere numerosi gruppi di opposizione, inclusi alcuni gruppi jihadisti, al fine di impedire all’Iran di stabilire la propria presenza in Siria.

Sicurezza Internazionale è il primo quotidiano italiano dedicato alla politica internazionale.

Traduzione dall’inglese e redazione a cura di Laura Cianciarelli

di Redazione

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