Le negoziazioni ONU sul clima a Bonn si chiudono in uno stato di stallo

Pubblicato il 11 maggio 2018 alle 6:02 in Europa Germania

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Le negoziazioni per l’accordo sul clima a Bonn si sono concluse, il 10 maggio, in una situazione di stallo perché i delegati sono bloccati dal disaccordo su alcune questioni tecniche relative all’accordo di Parigi sui cambiamenti climatici, firmato il 12 dicembre 2015. Le Nazioni in via di sviluppo sono in disaccordo con le proposte degli Stati più ricchi per quanto riguarda gli impegni finanziari nello sviluppo sostenibile e di riduzione delle emissioni di carbonio. Alcuni Paesi, guidati dalla Cina, stanno ora cercando di rinegoziare aspetti chiave dell’accordo di Parigi.

Nei due anni e mezzo che sono intercorsi dalla firma, le negoziazioni hanno proceduto sempre più a rilento a causa dei dettagli dell’accordo. Tali regole, che renderanno il patto operativo nel 2020, riguardano aspetti tecnici e contabili.

I Paesi più poveri sono frustrati dall’atteggiamento dei ricchi per l’urgenza del problema dell’innalzamento dei mari e degli eventi metereologici estremi. “Il mondo sviluppato deve essere il nostro leader”, ha detto a BBC News Amjad Abdulla, il principale negoziatore per le Maldive. “Non abbiamo ancora realizzato il taglio delle emissioni di anidride carbonica che i Paesi ricchi dovevano operare prima del 2020, e stiamo già avviando le regole per il post 2020, è ingiusto”.

Il finanziamento degli accordi sul clima è stato la radice di alcuni dei disaccordi più importanti in questo giro di negoziazioni. A Bonn i Paesi in via di sviluppo hanno  fatto pressioni per ottenere impegni dalle Nazioni più ricche riguardo a un calendario per il versamento dei fondi da consegnare nel futuro. Per molti delegati come Amjad Abdulla, la fiducia sul fatto che otterranno detti finanziamenti è fondamentale, non solo per affrontare gli impatti dei cambiamenti climatici, ma per aiutare i Paesi in via di sviluppo a sostenere l’onere di ridurre le emissioni e passare alle energie rinnovabili.

Queste frustrazioni hanno portato la Cina a cercare di rinegoziare un aspetto fondamentale dell’Accordo di Parigi: l’idea che tutte le nazioni, sia i ricchi che i poveri, si assumano l’impegno di tagliare le emissioni di carbonio. “I segnali che i vari Paesi hanno fornito qui a Bonn non sono stati di grande aiuto e al contrario sono stati piuttosto negativi”, ha detto alla BBC Ulrikka Aarnio, osservatrice dei sostenitori del Climate Action Network. “Ci sono un certo numero di Paesi che hanno bisogno di finanziamenti per le misure di adattamento e preparazione all’impatto degli effetti del cambiamento climatico e la Cina fa parte di quel gruppo e potrebbe volerli supportare, potrebbe essere una tattica negoziale, a questo punto”.

L’ONU ha proposto lo scorso anno di modificare la dicitura “Convenzione quadro delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici” al più semplice “Convenzione sul cambiamento climatico delle Nazioni Unite”. Questa proposta di nuova formulazione ha suscitato preoccupazioni tra alcuni delegati perché elimina la parola “convenzione” dal titolo. Firmata nel 1992, la Convenzione quadro divideva il mondo in Paesi ricchi, che erano obbligati a tagliare le loro emissioni di carbonio, e i Paesi in via di sviluppo, che erano liberi di continuare a utilizzare i combustibili fossili. “Tutto ciò che abbiamo intrapreso è sotto la Convenzione quadro. Per questo motivo, questa deve rimanere – la base è la convenzione. Stiamo lavorando, stiamo costruendo su quello. Cambiare sarebbe una pessima idea”, ha poi aggiunto Ulrikka Aarnio.

Una nuova sessione di colloqui è stata aggiunta al calendario di settembre per cercare di fare progressi prima che i ministri si riuniscano in Polonia per la cruciale Conferenza delle Parti a Katowice a dicembre.

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di Redazione

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