Israele-Palestina: 1 morto e 170 feriti nel settimo venerdì di protesta

Pubblicato il 11 maggio 2018 alle 17:36 in Israele Palestina

FacebookTwitterLinkedInEmailCopy Link

Le truppe israeliane hanno ucciso 1 palestinese e hanno ferito 170 manifestanti, durante il settimo venerdì di protesta che si sta svolgendo nel territorio di confine tra la Striscia di Gaza e Israele. L’accaduto porterebbe a 44 il numero delle persone uccise durante la Marcia del Ritorno, secondo quanto riferito dall’agenzia di stampa Reuters.

Si tratterebbe dell’ultimo venerdì di protesta prima della conclusione delle manifestazioni, che dovrebbero culminare nelle proteste del prossimo 15 maggio. Le manifestazioni, note anche con il nome di Marcia del Ritorno, sono iniziate venerdì 30 marzo, data in cui cade lo Yom Al-Ard, il Giorno della Terra, ovvero il giorno in cui i palestinesi commemorano l’uccisione di 6 cittadini arabi di Israele da parte delle forze di sicurezza israeliane, avvenuta il 30 marzo 1976, durante le manifestazioni contro la confisca dei territori palestinesi nel nord di Israele. Stando al progetto degli organizzatori della marcia, i palestinesi dovrebbero gradualmente avvicinarsi alla barriera di sicurezza israeliana, fino al 15 maggio, giorno in cui si concluderà la protesta. In quel giorno si celebra lo Yawm Al-Nakba, il Giorno della Nakba, in cui il popolo palestinese commemora l’esodo di centinaia di migliaia di palestinesi dal territorio di Israele, avvenuto nel 1948, anno della creazione dello Stato di Israele, la cui indipendenza viene festeggiata il giorno precedente, il 14 maggio. Lo stesso giorno, il 14 maggio, gli Stati Uniti apriranno ufficialmente la loro rappresentanza diplomatica nella città di Gerusalemme, secondo quanto era stato annunciato da Trump nel dicembre 2017. Il 6 dicembre 2017, il capo di stato americano aveva riconosciuto ufficialmente Gerusalemme come capitale di Israele e aveva annunciato il trasferimento dell’ambasciata americana nella città.

Il giorno precedente al settimo venerdì di protesta, giovedì 10 maggio, il leader di Hamas, Yahya Sinwar, aveva dichiarato che queste manifestazioni sarebbero state “decisive”. In tale occasione, Sinwar aveva dichiarato che lui e gli ufficiali di alto livello dell’organizzazione sarebbero stati “pronti a morire” nella campagna per porre fine al blocco della Striscia di Gaza da parte di Israele e aveva respinto le proposte internazionali di porre fine alle manifestazioni. Il blocco, terrestre, aereo e marittimo, era stato imposto sulla Striscia di Gaza, governata da Hamas, da Israele ed Egitto a partire dal giugno 2007. Tale misura era stata introdotta dopo la vittoria dell’organizzazione alle elezioni legislative palestinesi del 2006.

L’obiettivo della protesta è il ritorno dei rifugiati palestinesi nei territori in cui adesso sorge Israele, una delle questioni discusse nei negoziati di pace tra le due parti. Il popolo palestinese considera il ritorno nei territori israeliani un diritto, che dovrebbe essere garantito dal diritto internazionale. Al contrario, Israele considera la questione una richiesta politica che dovrebbe essere discussa nel processo di pace. Secondo quanto riferito dall’agenzia di stampa Reuters, Israele avrebbe rifiutato la possibilità del ritorno dei palestinesi poiché teme che l’afflusso di un numero così alto di palestinesi possa ridurre la maggioranza ebraica nel territorio e avrebbe proposto che i palestinesi si stabiliscano nel futuro Stato di Palestina, che includerebbe la Striscia di Gaza e la Cisgiordania, i territori che erano stati occupati nella guerra del 1967.

La comunità internazionale ha criticato la risposta violenta di Israele nei confronti dei manifestanti. Da parte loro, le Forze di Difesa israeliane hanno definito le proteste “rivolte violente” e hanno accusato i manifestanti di aver bruciato pneumatici, scagliato rocce contro la barriera di sicurezza, che separa la Striscia di Gaza da Israele, e contro i soldati israeliani e di aver lanciato aquiloni infuocati verso il territorio di Israele. In questo contesto, venerdì 11 maggio, le forze israeliane hanno dichiarato: “Le truppe delle Forze di Difesa israeliane rispondono con mezzi di dispersione antisommossa e sparano in accordo con le regole di ingaggio” e hanno aggiunto: “Le Forze di Difesa israeliane non permetteranno a nessuno di danneggiare le infrastrutture di sicurezza o la barriera di sicurezza e continueranno con la loro missione, al fine di difendere e garantire la sicurezza dei cittadini israeliani e della sovranità di Israele, fino a quando sarà necessario”.

Sicurezza Internazionale è il primo quotidiano italiano dedicato alla politica internazionale.

Traduzione dall’arabo e dall’inglese e redazione a cura di Laura Cianciarelli

di Redazione

Al fine di migliorare la tua esperienza di navigazione, questo sito utilizza i cookie di profilazione di terze parti. Chiudendo questo banner o accedendo ad un qualunque elemento sottostante acconsenti all’uso dei cookie.