Sud Sudan: nuovi programmi di assistenza e sanzioni possibili

Pubblicato il 10 maggio 2018 alle 16:01 in Africa Sud Sudan

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La Casa Bianca ha annunciato che gli Stati Uniti riesamineranno i programmi di assistenza per il Sud Sudan in seguito al mancato raggiungimento di un accordo di pace che metta fine alle violenze nel Paese. Il governo americano si è dichiarato deluso dagli scarsi progressi nelle trattative tra le autorità sud-sudanesi e i ribelli e ha evidenziato la necessità di maggiori sforzi congiunti per fronteggiare la situazione di emergenza nello Stato africano. Secondo quanto ha riportato Africanews martedì 8 maggio, la presidenza ha chiarito con una dichiarazione che “gli Stati Uniti inizieranno subito a rivedere i programmi di aiuto destinati al Sud Sudan”.

Il Paese africano è un partner importante per il governo americano. Gli Stati Uniti sono in prima linea per la risoluzione della guerra civile tra le autorità di Juba e i gruppi d’opposizione armati. Stato più giovane al mondo, il Sud Sudan ha ottenuto l’indipendenza dal Sudan nel 2011 ma resta uno dei Paesi più frammentati dell’Africa centrale, con più di 60 gruppi etnici che professano diverse religioni locali. Nel dicembre 2013, gli scontri tra le forze leali al presidente Salva Kiir, di etnia dinka e in carica dal luglio 2011, e quelle fedeli all’ex vicepresidente Riech Machar, di etnia nuer, hanno trascinato il Paese in una violenta guerra civile. Machar al momento si trova in esilio, ma il presidente Kiir ha comunicato, nei giorni scorsi, di essere pronto a farlo ritornare in patria in condizioni di sicurezza. Da allora, è stato stimato che almeno 50.0000 persone siano state uccise, mentre oltre 4 milioni, ossia un terzo della popolazione totale, sono state costrette a lasciare le loro case e trasferirsi negli Stati confinanti, come Etiopia e Uganda. Gli scontri hanno provocato in Sud Sudan una grave crisi umanitaria. Secondo quanto riferito da Al-Jazeera English, quasi 2/3 della popolazione necessitano di sostegno per sfuggire alla fame e alla malnutrizione, soprattutto in vista dei prossimi mesi del 2018, considerato l’anno più duro affrontato dal Paese africano fino a oggi.

Il sottosegretario delle Nazioni Unite, generale delle operazioni di peacekeeping, Jean-Pierre Lacroix, ha informato il Consiglio di Sicurezza dell’ONU che, nonostante l’impegno dell’Autorità intergovernativa sullo sviluppo (IGAD) nel raggiungere un cessate il fuoco, le parti restano ancora lontane da un accordo. L’ufficiale dell’ONU ha reso noto che, se i leader non riusciranno a interrompere il confronto armato, il Paese potrebbe rischiare di essere colpito da nuove sanzioni del Consiglio di Sicurezza.

Martedì 8 maggio, le Nazioni Unite hanno discusso la possibilità di rinnovare il mandato del Panel di esperti della Commissione per le Sanzioni del Sud Sudan, istituito nel marzo 2015, al fine di esercitare pressione sulle parti in conflitto.

In un breve comunicato pubblicato sul suo sito ufficiale, il Consiglio ha affermato che la decisione di imporre nuove sanzioni sarà resa effettiva dopo aver analizzato il prossimo report sulla situazione del Paese. Il Consiglio di Sicurezza dell’ONU aveva già stabilito, nel 2015, provvedimenti disciplinari per 6 leader sud-sudanesi accusati di alimentare il conflitto e perpetrare crimini di guerra

Altri partner dello Stato africano sono rimasti frustrati dal mancato avanzamento delle trattative sulla pace. La stessa Unione Europea ha reso noto che potrebbe imporre sanzioni al Sud Sudan se il processo di pace fallisse.

Sicurezza Internazionale è il primo quotidiano italiano dedicato alla politica internazionale.

Chiara Gentili

di Redazione

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