Spagna e Marocco: efficienza nella cooperazione per la sicurezza

Pubblicato il 10 maggio 2018 alle 13:43 in Marocco Spagna

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Il ministro dell’Interno spagnolo, Juan Ignacio Zoido, ha sottolineato l’efficienza della cooperazione tra il Marocco e la Spagna nel campo dell’antiterrorismo, dopo che le forze di sicurezza dei due Paesi avevano arrestato cinque membri di una cellula con presunti legami con l’ISIS. La notizia è stata riportata dal quotidiano di informazione Morocco World News, nella giornata di mercoledì 9 maggio.

La cellula terroristica, composta da cinque membri fedeli allo Stato Islamico, era stata smantellata martedì 8 maggio, nel corso di un’operazione congiunta tra il Central Boureau of Judicial Investigation (BCIJ), principale agenzia marocchina responsabile per le operazioni antiterrorismo, e i servizi di sicurezza spagnoli. A seguito dell’intervento, 3 cittadini marocchini erano stati arrestati a Fnideq, nel nord del Marocco e altri 2, uno di nazionalità senegalese e l’altro marocchina, a Bilbao, nel nord della Spagna. Attualmente, sono in corso le indagini per determinare altri possibili sospettati.

Zoido ha voluto altresì congratularsi con i servizi di sicurezza marocchini per il successo dell’operazione, la quale, nelle parole del ministro, ha portato all’arresto di “cinque presunti terroristi che appartengono a una cellula destinata a perpetrare attacchi in Spagna e in Europa”.

Uno studio pubblicato da un think tank di Madrid, l’Elcano Royal Institute, il 27 aprile 2018, afferma che circa il 46% delle 233 persone arrestate o uccise per presunto coinvolgimento in attività terroristiche in Spagna, tra il 2013 e il 2017, proveniva dal Marocco o era di nazionalità marocchina. Lo studio dimostra anche che 6 persone su 10 erano discendenti di seconda generazione di immigrati marocchini, radicalizzati e reclutati in Spagna da alcune cellule islamiche. In base al report, le due enclavi spagnole di Ceuta e Melilla, situate in Marocco, costituiscono i principali centri di attività jihadista sul territorio spagnolo, essendo anche le città natali del 73% dei detenuti condannati per terrorismo in Spagna negli ultimi cinque anni. Inoltre, lo studio afferma che anche la Catalogna, nella Spagna nord-orientale, costituisce un hotspot jihadista, in particolare Barcellona, in cui è detenuto il 14,3 % di tutti i terroristi stranieri arrestati in Spagna.

Tuttavia, come riferito da Morocco World News, secondo Abdelhak El Khiam, capo della BCIJ, le ragioni della radicalizzazione non sarebbero da ricercare nel luogo di nascita del jihadista, ma piuttosto nell’ambiente in cui il terrorista è cresciuto. Khiame aveva altresì dichiarato ad alcuni giornalisti della BBC che “queste persone hanno radici marocchine ma sono nate, cresciute e hanno acquisito i valori dei Paesi occidentali”.

Nel corso di un’intervista rilasciata il 17 aprile scorso, El Khiam aveva rivelato che, dal gennaio 2015 all’aprile 2017, la BCIJ aveva smantellato complessivamente 43 cellule terroristiche. A suo avviso, il successo delle forze di sicurezza marocchine sta nell’adozione di strategie preventive, che mirano a smantellare i gruppi di militanti prima che riescano ad agire. El Khaim aveva spiegato che i foreign fighters, non appena intercettati dalle forze di sicurezza marocchine, vengono inizialmente sottoposti a interrogatori, poi processati nel rispetto della legge marocchina e, infine, soggetti a ulteriori indagini di approfondimento. Oltre a tali attività, la BCIJ svolge un accurato monitoraggio dei social media e di internet, mentre le intercettazioni telefoniche possono essere effettuate soltanto con l’autorizzazione della procura generale di Rabat. Per quanto riguarda il contrasto all’estremismo violento, le autorità di Rabat hanno attuato diverse iniziative dirette ai giovani, ritenuti i più vulnerabili ai processi di radicalizzazione. Inoltre, il Marocco ha sviluppato una strategia nazionale per promuovere l’adesione all’Islam moderato, che prevede il rinnovo delle moschee, l’insegnamento moderato e il rafforzamento del ruolo del Ministry of Endowments and Islamic Affairs (MEIA), che si occupa di formare gli imam locali e stranieri.

Sicurezza Internazionale è il primo quotidiano italiano dedicato alla politica internazionale.

Federica Patanè

di Redazione

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