Israele – Iran: scambio di missili

Pubblicato il 10 maggio 2018 alle 11:36 in Iran Israele

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L’esercito israeliano ha colpito contemporaneamente più di 50 obiettivi iraniani in Siria, causando la morte di 23 persone, di cui 5 soldati governativi, fedeli al governo siriano, in risposta a un attacco lanciato da Teheran contro le alture del Golan occupato. Si è trattato di una delle più grandi operazioni israeliane da decenni, secondo quanto riferito dalle Forze di Difesa israeliane.

Nella notte tra mercoledì 9 e giovedì 10 maggio, le forze israeliane hanno colpito numerosi obiettivi delle Quds Forces, unità speciale del Corpo delle guardie della rivoluzione iraniane, che si trovavano nel territorio siriano, tra le quali siti di Intelligence, sedi logistiche e compound militari, situati nell’area di Kiswah, a 13 km a sud di Damasco, oltre a depositi di armi che si trovavano presso l’aeroporto internazionale di Damasco, sistemi e installazioni di Intelligence, postazioni militari e punti di controllo. Secondo quanto riferito dalle Forze di Difesa israeliane, “all’Iran servirà molto tempo per ricostruire le infrastrutture che sono state distrutte durante la notte”.

Il raid aereo di Israele è giunto in risposta al lancio di almeno 20 missili nel territorio del Golan occupato, avvenuto intorno alle ore 00:10 della notte tra mercoledì 9 e giovedì 10 maggio. L’arrivo dei razzi era stato segnalato dall’attivazione delle sirene israeliane nelle aree di Majdal Shams, Neve Ativ, Nimrod, Masa’ade, Buqa’ata, Odem ed El-Rom. L’esercito israeliano ha accusato il Corpo delle Forze della Rivoluzione iraniana di aver condotto l’attacco contro il territorio israeliano e ha distrutto la postazione iraniana dalla quale sarebbero stati lanciati i missili. L’attacco non ha causato danni o vittime, dal momento che nessun proiettile sarebbe riuscito a colpire il territorio e che il sistema di difesa Iron Dome avrebbe intercettato e distrutto almeno 4 razzi. Già a partire dall’11 febbraio, Israele aveva iniziato a potenziare il sistema di difesa aereo nel territorio settentrionale, al confine con la Siria, dopo che, il 10 febbraio, lo Stato ebraico aveva intercettato un drone iraniano, partito dal territorio siriano.

Secondo quanto riferito dall’agenzia di stampa Reuters, l’attacco di Teheran contro il Golan occupato sarebbe stata la prima volta in cui le forze iraniane avrebbero colpito direttamente Israele dal territorio siriano. In merito al raid, le Forze di Difesa israeliane hanno dichiarato: “L’attacco iraniano contro Israele è un’altra prova evidente delle intenzioni dietro il trinceramento delle forze iraniane in Siria e del pericolo che pongono a Israele e alla stabilità regionale” e hanno aggiunto: “le Forze di Difesa israeliane continueranno ad agire in maniera decisiva contro il trinceramento dell’Iran in Siria”. Negli scorsi mesi, Israele ha più volte espresso preoccupazione nei confronti delle attività iraniane in Siria. Il Paese ebraico teme Teheran possa utilizzare la zona occidentale dell’Iraq e quella orientale della Siria come un “ponte” per unire l’Iran al Libano, permettendo il transito di combattenti e di armi tra i due Paesi ed estendendo il suo fronte con Israele dal sud del Libano alle alture del Golan, fino a Yarmouk.

Oltre a ciò, l’esercito israeliano ha affermato che, nonostante dietro l’attacco si celi il capo delle Quds Forces, il generale Qassem Soleimani, il governo siriano rimane responsabile di quello che accade nel suo territorio e lo ha avvertito di non intraprendere operazioni contro le Forze di Difesa israeliane. Non è la prima volta che Israele minaccia Damasco, per aver consentito agli iraniani di sfruttare il territorio siriano per realizzare i propri scopi. In questo contesto, il 7 maggio, il ministro dell’Energia israeliano, Yuval Steinitz, aveva minacciato il presidente siriano, Bashar Al-Assad, di morte e di rovesciamento del suo governo, se avesse continuato a permettere all’Iran di attaccare Israele dal suo territorio nazionale. Precedentemente, il 23 aprile, il ministro aveva affermato che, se Al-Assad avesse permesso a qualcuno di dichiarare guerra a Israele dal territorio siriano, avrebbe subito le conseguenze della sua decisione.

In questo senso, in un comunicato delle forze israeliane si legge: “Le Forze di Difesa israeliane sono altamente preparate a una varietà di scenari e continueranno a fare ciò che è necessario per la sicurezza dei cittadini israeliani”.

Secondo quanto riferito dal quotidiano israeliano Jerusalem Post, Israele si starebbe preparando a un attacco iraniano già da metà aprile. In questo contesto, il 7 maggio, l’agenzia di stampa israeliana Ynet News aveva riferito che il generale Qasem Soleimani aveva deciso di condurre l’attacco subito dopo la conclusione delle elezioni libanesi, dal momento che l’operazione avrebbe dovuto coinvolgere anche le milizie sciite di Hezbollah, coinvolte nel processo elettorale libanese e alleate di Teheran.

Negli ultimi giorni l’allerta di Israele nei confronti delle azioni dell’Iran è diventata massima. L’8 maggio, le Forze di difesa israeliane hanno intensificato i voli dei propri aerei militari sulle alture del Golan occupato, al confine con la Siria, nei cieli delle quali i velivoli israeliani starebbero volando a bassa quota. Lo stesso giorno, l’esercito israeliano ha avvisato gli abitanti del Golan occupato di essere pronti a nascondersi nei rifugi antiaerei, dopo aver registrato movimenti irregolari dell’Iran in Siria e aver messo in massima allerta le difese aeree nelle alture. Oltre a ciò, l’8 maggio, Israele aveva colpito un deposito di armi, situato nel territorio siriano di Al-Kisweh, causando la morte di 15 persone, tra le quali 8 iraniani.

Sicurezza Internazionale è il primo quotidiano italiano dedicato alla politica internazionale.

Traduzione dall’arabo e dall’inglese e redazione a cura di Laura Cianciarelli

di Redazione

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