ISIS: scoperto il rifugio di Al-Baghdadi

Pubblicato il 10 maggio 2018 alle 14:36 in Iraq Siria

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Il califfo dello Stato Islamico, Abu Bakr Al-Baghdadi, si troverebbe nel territorio di confine tra la Siria e l’Iraq, secondo quanto riferito da un ufficiale dell’Intelligence irachena, che ha preferito rimanere anonimo.

Mercoledì 9 maggio, l’ufficiale dell’Intelligence irachena ha annunciato che le forze irachene avrebbero identificato il rifugio del califfo dell’ISIS e ha dichiarato: “Al-Baghdadi si trova nel territorio di confine tra l’Iraq e la Siria, dove si trovano le aree in cui opera l’organizzazione, tra ovvero Hajin, Al-Shaddadi, Al-Suwar e Markadah”. Stando a quanto riferito dall’ufficiale, “Al-Baghdadi si sta muovendo tra le aree in modo discreto e mai in convogli” e viaggerebbe soltanto con un seguito di quattro o cinque persone, tra le quali “uno dei suoi figli, suo genero, Abu Zayd al-Iraqi e altre persone”, di cui l’agente non potrebbe rivelare l’identità.

L’ufficiale ha riferito che le forze irachene sarebbero vicine a catturare il leader dell’ISIS, in particolare dopo che, il 24 marzo, avrebbero catturato 5 comandanti dell’organizzazione, che sarebbero comparsi anche in alcuni video delle esecuzioni dell’ISIS. In questo contesto, l’agente ha dichiarato: “I funzionari dell’Intelligence irachena sono entrati nel territorio siriano e hanno ottenuto l’accesso alle zone controllate dall’ISIS”.

Le ultime informazioni in merito al leader dell’organizzazione terroristica erano state diffuse il 12 febbraio dal direttore generale dell’ufficio dell’intelligence e del controterrorismo del Ministero dell’Interno iracheno, Abu Ali Al-Basri. In tale occasione, Al-Basri aveva riferito che Al-Baghdadi sarebbe stato vivo, ma il suo stato di salute lo avrebbe costretto a cedere la leadership dell’organizzazione. Anche in questa circostanza, il direttore generale aveva dichiarato che il califfo si stava nascondendo nel deserto siriano, che si trova nel governatorato di Deir Ezzor, al confine con l’Iraq.

Precedentemente, Al-Baghdadi era stato avvistato il 6 novembre 2017, quando una fonte dell’Intelligence aveva riferito che il califfo era fuggito dalla cittadina di Rawa, situata nel governatorato iracheno di Al-Anbar, sulle rive del fiume Eufrate, alla volta del governatorato siriano di Deir Ezzor, in Siria. La fuga era avvenuta dopo che le forze irachene erano entrate nella città di Al-Qaim, situata a circa 80 km di distanza da Rawa, liberandola dall’occupazione dei jihadisti.

Le notizie dimostrerebbero che Al-Baghdadi è ancora vivo. Il 29 settembre 2017, lo Stato Islamico aveva diffuso un nuovo messaggio vocale attribuito all’autoproclamato califfo Abu Bakr al-Baghdadi, attraverso il proprio organo di propaganda, Al-Furqan Media Foundation. Nell’audio, il leader dell’ISIS faceva riferimento a temi di attualità, tra i quali le minacce della Corea del Nord nei confronti del Giappone. Ciò aveva già fatto pensare che il califfo fosse ancora vivo, nonostante lo scorso 16 giugno i militari russi avessero affermato di aver ucciso il leader dello Stato Islamico in un raid aereo che ha colpito Raqqa la notte del 28 maggio.

Voci sulla presunta morte del califfo in attacchi condotti dalle potenze occidentali circolano continuamente fin dalla nascita del califfato, avvenuta il 29 giugno 2014. La prima notizia della sua morte presunta risale addirittura al 10 novembre 2014, pochi mesi dopo la proclamazione del califfato. Tuttavia, a luglio 2017, lo Stato Islamico stesso aveva confermato la morte del califfo, secondo quanto riferito dalla televisione privata irachena Al-Sumariya. In tale occasione, l’ISIS avrebbe emesso un breve comunicato, privo di necrologio, confermando la morte del califfo e incitando i propri seguaci a continuare a resistere. L’ISIS avrebbe anche comunicato il nome del successore di Al-Baghdadi. Al-Arabiya riferisce che si tratterebbe di Jalaluddin al-Tunisi, l’attuale leader dell’ISIS in Libia. Proprio il cambio di strategia improvviso e la mancanza di un necrologio, come invece era avvenuto per tutti i leader di spicco dell’ISIS, aveva creato molte perplessità sulla veridicità dell’informazione. Inoltre, la coalizione internazionale, a guida americana, non ha mai confermato ufficialmente la notizia.

Il 4 aprile, i membri dello Stato Islamico avevano diffuso un comunicato, nel quale giuravano di nuovo la loro lealtà ad Al-Baghdadi. Si era trattato del primo giuramento di alleanza pubblico dalla caduta del califfato in Iraq e in Siria, avvenuta rispettivamente il 9 dicembre 2017 e il 6 dicembre 2017.

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Traduzione dall’arabo e redazione a cura di Laura Cianciarelli

di Redazione

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