Hamas: le proteste di massa saranno decisive

Pubblicato il 10 maggio 2018 alle 17:52 in Israele Palestina

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Le proteste di massa che si svolgono al confine tra la Striscia di Gaza e Israele saranno “decisive”, secondo quanto dichiarato dal leader di Hamas, Yahya Sinwar.

Durante un discorso si giovani della Striscia di Gaza, il leader di Hamas ha affermato che lui e gli ufficiali di alto livello dell’organizzazione sono “pronti a morire” nella campagna per porre fine al blocco della Striscia di Gaza da parte di Israele e ha respinto le proposte internazionali di porre fine alle manifestazioni, che si sono tenute nel territorio di confine tutti i venerdì delle scorse 6 settimane. Il blocco, terrestre, aereo e marittimo, era stato imposto sulla Striscia di Gaza, governata da Hamas, da Israele ed Egitto a partire dal giugno 2007. Tale misura era stata introdotta dopo la vittoria dell’organizzazione alle elezioni legislative palestinesi del 2006.

In occasione del suo intervento, Sinwar ha dichiarato: “Non possiamo fermare queste proteste. Le supportiamo e le guidiamo” e ha aggiunto che le manifestazioni saranno “come una tigre che corre in tutte le direzioni”.

Le proteste che si sono svolte nelle scorse settimane, note anche con il nome di Marcia del Ritorno, sono iniziate venerdì 30 marzo, data in cui cade lo Yom Al-Ard, il Giorno della Terra, ovvero il giorno in cui i palestinesi commemorano l’uccisione di 6 cittadini arabi di Israele da parte delle forze di sicurezza israeliane, avvenuta il 30 marzo 1976, durante le manifestazioni contro la confisca dei territori palestinesi nel nord di Israele. Stando al progetto degli organizzatori della marcia, i palestinesi dovrebbero gradualmente avvicinarsi alla barriera di sicurezza israeliana, fino al 15 maggio, giorno in cui si concluderà la protesta. In quel giorno si celebra lo Yawm Al-Nakba, il Giorno della Nakba, in cui il popolo palestinese commemora l’esodo di centinaia di migliaia di palestinesi dal territorio di Israele, avvenuto nel 1948, anno della creazione dello Stato di Israele, la cui indipendenza viene festeggiata il giorno precedente, il 14 maggio. Lo stesso giorno, il 14 maggio, gli Stati Uniti apriranno ufficialmente la loro rappresentanza diplomatica nella città di Gerusalemme, secondo quanto era stato annunciato da Trump nel dicembre 2017. Il 6 dicembre 2017, il capo di stato americano aveva riconosciuto ufficialmente Gerusalemme come capitale di Israele e aveva annunciato il trasferimento dell’ambasciata americana nella città. Stando a quanto riferito dal leader di Hamas, le manifestazioni del 14 e del 15 maggio costituiranno il culmine delle proteste delle settimane precedenti.

L’obiettivo della protesta è il ritorno dei rifugiati palestinesi nei territori in cui adesso sorge Israele, una delle questioni discusse nei negoziati di pace tra le due parti. Il popolo palestinese considera il ritorno nei territori israeliani un diritto, che dovrebbe essere garantito dal diritto internazionale. Al contrario, Israele considera la questione una richiesta politica che dovrebbe essere discussa nel processo di pace. Secondo quanto riferito dall’agenzia di stampa Reuters, Israele avrebbe rifiutato la possibilità del ritorno dei palestinesi poiché teme che l’afflusso di un numero così alto di palestinesi possa ridurre la maggioranza ebraica nel territorio e avrebbe proposto che i palestinesi si stabiliscano nel futuro Stato di Palestina, che includerebbe la Striscia di Gaza e la Cisgiordania, i territori che erano stati occupati nella guerra del 1967.

Sicurezza Internazionale è il primo quotidiano italiano dedicato alla politica internazionale.

Traduzione dall’arabo e redazione a cura di Laura Cianciarelli

di Redazione

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