Siria: raid contro deposito di armi a sud di Damasco

Pubblicato il 9 maggio 2018 alle 11:24 in Israele Siria

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Alcuni missili hanno colpito un deposito di armi, situato nel territorio siriano di Al-Kisweh, a sud di Damasco, causando la morte di 15 persone, tra le quali 8 iraniani, secondo quanto riferito dall’Osservatorio siriano per i diritti umani.

L’attacco aereo si è verificato nella serata di martedì 8 maggio e ha colpito un deposito di armi che, secondo quanto riferito dal direttore dell’Osservatorio siriano per i diritti umani, Rami Abdel Rahman, apparterrebbe all’Iran e alle forze sciite di Hezbollah, entrambi alleati del governo siriano.

La notizia è stata diffusa anche dall’agenzia di stampa nazionale siriana (SANA), la quale ha riferito che le forze di difesa siriane avrebbero “intercettato e distrutto 2 missili israeliani nella campagna di Damasco, nella notte di martedì 8 maggio”. Stando a quanto riferito dai media ufficiali siriani, 2 civili sarebbero rimasti uccisi nell’esplosione causata dall’intercettazione dei razzi.

Se la responsabilità israeliana fosse confermata, non si tratterebbe della prima volta che il Paese avrebbe condotto un raid aereo contro basi militari presenti all’interno del territorio siriano. Il 4 dicembre 2017, i missili israeliani avevano colpito una struttura militare situata nell’area di Jamraya, a nord-ovest di Damasco, in Siria. Qualche giorno prima, il 2 dicembre 2017, Israele aveva lanciato alcuni missili contro una base militare nei pressi di Damasco ed erano stati immediatamente intercettati dai sistemi di difesa israeliani.

Il governo di Damasco ha accusato Israele di aver condotto il raid, a causa delle crescenti tensioni tra lo Stato ebraico e l’Iran, in merito alla presenza dei soldati iraniani in Siria. Poche ore prima dell’attacco contro il deposito siriano, il primo ministro israeliano, Benjamin Netanyahu, aveva dichiarato che l’Iran avrebbe avuto una rete terroristica diffusa in tutto il mondo e che “adesso, sta cercando di portare armi molto pericolose in Siria, affinché siano usate contro Israele con l’obiettivo specifico di distruggerlo”. In questo contesto, il giorno precedente, il 7 maggio, il ministro dell’Energia israeliano, Yuval Steinitz, aveva minacciato il presidente siriano, Bashar Al-Assad, di morte e di rovesciamento del suo governo, se avesse continuato a permettere all’Iran di attaccare Israele dal suo territorio nazionale.

Precedentemente, il 17 aprile, Israele aveva riferito di essere preoccupato del fatto che il Corpo delle Guardie della Rivoluzione iraniana si preparasse a colpire il Paese, in risposta a un raid che era stato condotto contro la base aerea siriana T-4, lunedì 9 aprile, causando la morte di 7 soldati iraniani. Nella notte tra l’8 e il 9 aprile, le forze di difesa siriane avevano intercettato 8 missili sparati contro la base T-4, situata nel villaggio di Tiyas, nel governatorato di Homs. Inizialmente, gli Stati Uniti erano stati accusati di aver condotto il raid, mentre, successivamente, il 16 aprile, il quotidiano americano New York Times, citando fonti militari israeliane, aveva attribuito la responsabilità dell’attacco a Israele. In merito alla possibilità di un imminente attacco iraniano contro Israele, il 7 maggio, l’agenzia di stampa israeliana Ynet News aveva riferito che il capo delle Quds Force, unità speciale del Corpo delle guardie della rivoluzione iraniane, il generale Qasem Soleimani, avrebbe deciso di condurre l’attacco subito dopo la conclusione delle elezioni libanesi, dal momento che l’operazione dovrebbe coinvolgere anche le milizie sciite di Hezbollah, coinvolte nel processo elettorale libanese e alleate di Teheran.

Negli ultimi giorni l’allerta di Israele nei confronti delle azioni dell’Iran è diventata massima. L’8 maggio, le Forze di difesa israeliane hanno intensificato i voli dei propri aerei militari sulle alture del Golan occupato, al confine con la Siria, nei cieli delle quali i velivoli israeliani starebbero volando a bassa quota. Lo stesso giorno, l’esercito israeliano ha avvisato gli abitanti del Golan occupato di essere pronti a nascondersi nei rifugi antiaerei, dopo aver registrato movimenti irregolari dell’Iran in Siria e aver messo in massima allerta le difese aeree nelle alture.

Israele teme l’espansione dell’influenza iraniana in Siria. In particolare, gli ufficiali della sicurezza israeliana hanno paura che Teheran possa utilizzare la zona occidentale dell’Iraq e quella orientale della Siria come un “ponte” per unire l’Iran al Libano, permettendo il transito di combattenti e di armi tra i due Paesi.

Teheran mirerebbe a creare in Siria due corridoi di transito che consentano all’Iran di raggiungere il mar Mediterraneo. Nella prospettiva iraniana, il primo corridoio dovrebbe collegare l’area di Baghdad a quella di Damasco, attraverso la città di Al-Tanf, al confine con Iraq, Siria e Giordania. Il secondo corridoio, invece, dovrebbe collegare la regione di Mosul, in Iraq, con Raqqa, in Siria. In tal modo, l’Iran riuscirebbe a realizzare due obiettivi. Il primo obiettivo è costituito all’accesso diretto dell’Iran ai suoi proxies nelle alture del Golan, estendendo il suo fronte con Israele dal sud del Libano alle alture del Golan, fino a Yarmouk. Il secondo obiettivo è quello di acquisire basi navali sulla costa siriana. Già nel 2016 il capo di stato maggiore iraniano aveva affermato pubblicamente che l’Iran avrebbe costruito basi navali in Siria e Yemen.

Al fine di gestire tale situazione venutasi a creare negli scorsi mesi, Israele si è mosso su due fronti. Da un lato, ha colpito le milizie di Hezbollah, sostenute dall’Iran, che operano in territorio siriano. Dall’altro lato, ha preso di mira le forze del regime che si scontrano con l’opposizione siriana, in particolare nelle alture del Golan, al confine con il proprio territorio. Israele sarebbe arrivato a sostenere numerosi gruppi di opposizione, inclusi alcuni gruppi jihadisti, al fine di impedire all’Iran di stabilire la propria presenza in Siria.

Sicurezza Internazionale è il primo quotidiano italiano dedicato alla politica internazionale.

Traduzione dall’arabo e redazione a cura di Laura Cianciarelli

di Redazione

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