Etiopia: utilizzo di armi illecite negli scontri di Moyale

Pubblicato il 9 maggio 2018 alle 14:01 in Africa Etiopia

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L’organo incaricato di gestire lo stato di emergenza in Etiopia, il Command Post, ha rilasciato una dichiarazione tramite il proprio Segretariato, in cui afferma che durante gli scontri di domenica 6 maggio, nella città di Moyale, sono state utilizzate armi acquistate illegalmente.

Le forze di sicurezza hanno altresì affermato di avere la situazione sotto controllo, e di aver avviato le indagini per arrestare i responsabili dell’attacco. In base a quanto affermato dal Segretariato, solo nel mese di aprile, durante un’operazione volta a contrastare il traffico illegale di armi da fuoco, il Command Post ha intercettato 142 fucili kalashnikov, 88 pistole, 11 bombe a mano e 17 fucili. Per ordine del governo etiope, le forze di sicurezza stanno procedendo a disarmare coloro in possesso di armi illegali, e questa attività verrà condotta in tutte le aree in cui è stato rilevato il fenomeno.

Stando ad alcuni rapporti precedenti, basati sulle testimonianze di residenti locali, gli scontri sarebbero di tipo inter-etnico, tra gruppi di etnia Oromo e del clan somalo Garre. Da parte loro, alcuni attivisti e media affermano che la “Liyu Police”, una forza paramilitare somala, sarebbe coinvolta nell’accaduto.  

Il corrispondente della BBC in Etiopia, Emmanuel Igunza, aveva riportato su Twitter la testimonianza di alcuni residenti della parte keniota di Moyale, i quali avevano affermato di aver sentito colpi d’arma da fuoco, a partire dalla mattina di domenica 6 maggio, senza tuttavia chiarire le cause dell’accaduto. Il reporter aveva inoltre riferito che, in seguito agli scontri, numerose persone si erano rifugiate nel vicino Kenya.

Un episodio simile si era già verificato, il 10 marzo del 2018, a Moyale. In quell’occasione, le forze militari di Addis Abeba avevano accidentalmente ucciso 9 civili, nel corso di un’operazione militare volta ad intercettare alcuni elementi appartenenti all’Oromo Liberation Front, gruppo secessionista considerato un’organizzazione terroristica dal governo etiope. In seguito all’evento, oltre 8.000 cittadini dell’area di Moyale si erano rifugiati nel vicino Kenya, per poi rientrare in Etiopia verso la fine di marzo.

Lo stato di emergenza in Etiopia è stato imposto il 16 febbraio 2018, dopo che l’ex premier, Hailemariam Desalegn, si era dimesso il giorno prima per permettere al Paese di attuare riforme democratiche. Tale misura prevede una serie di restrizioni alla popolazione, come il divieto di sciopero, di manifestare e di organizzare o partecipare a riunioni non autorizzate, finalizzate al mantenimento della sicurezza e dell’ordine pubblico. In seguito all’insediamento del nuovo primo ministro etiope, Abiy Ahmed, il 2 aprile 2018, lo stato di emergenza non è ancora stato revocato.

Sicurezza Internazionale è il primo quotidiano italiano dedicato alla politica internazionale.

Federica Patanè

di Redazione

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