Accordo sul nucleare: la reazione dell’Iran

Pubblicato il 9 maggio 2018 alle 13:21 in Iran USA e Canada

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L’Iran rimarrà nell’accordo sul nucleare, insieme agli altri Paesi firmatari, con riserva, secondo quanto dichiarato dal presidente iraniano, Hassan Rouhani, poco dopo l’annuncio della decisione degli Stati Uniti di abbandonare il patto, comunicata ufficialmente dal presidente americano, Donald Trump, martedì 8 maggio.

Nel suo discorso, diffuso poco dopo le dichiarazioni di Trump, il presidente iraniano ha affermato che Teheran avrebbe sempre rispettato i principi dell’accordo sul nucleare, al contrario degli Stati Uniti, che non avrebbero mai tenuto fede ai propri obblighi. In questo contesto, Rouhani ha dichiarato che la decisione del presidente americano costituirebbe una “esperienza storica” per l’Iran e ha sottolineato che Trump avrebbe alle spalle un passato nel minare i trattati internazionali.

Il capo di stato iraniano ha proseguito il discorso, affermando che Teheran sarebbe rimasto nell’accordo nonostante l’assenza di Washington e che, da questo momento in avanti, il patto sarebbe rimasto in vigore tra l’Iran e i 5 Paesi firmatari, ovvero Gran Bretagna, Francia, Russia e Cina, con i quali l’Iran intraprenderà nuove negoziazioni nelle prossime settimane.

Secondo quanto riferito dal quotidiano iraniano Tehran Times, Rouhani avrebbe altresì ordinato all’Atomic Energy Organization of Iran (AEOI), l’ente nazionale responsabile delle installazioni per lo sviluppo dell’energia nucleare, di prepararsi alla ripresa delle attività di arricchimento dell’uranio a livello industriale. In questo contesto, il presidente iraniano ha dichiarato: “Ho ordinato all’AEOI di proseguire nella preparazione per riprendere le attività di arricchimento a livello industriale, senza alcun limite” e ha aggiunto: “La decisione di Trump è stata l’inizio di una guerra psicologica contro l’Iran. Il nostro popolo eroico non verrà colpito da questo attacco psicologico”.

Già il 3 maggio, il quotidiano israeliano Jerusalem Post aveva diffuso la notizia della riapertura dell’impianto iraniano di arricchimento dell’uranio di Fordow, per la prima volta dalla firma dell’accordo sul nucleare.

Il 14 luglio 2015, l’Iran, insieme alla Germania e ai 5 membri permanenti del Consiglio di sicurezza dell’Onu, ovvero Stati Uniti, Gran Bretagna, Francia, Russia e Cina, aveva firmato il Joint Comprehensive Plan of Action (JCPOA), un accordo che prevedeva la sospensione di tutte le sanzioni nucleari imposte precedentemente contro l’Iran dall’Unione Europea, dall’ONU e dagli USA, in cambio della limitazione delle attività nucleari da parte del Paese mediorientale. Il 12 gennaio 2018 il presidente Trump aveva deciso di rinnovare per l’ultima volta l’accordo, specificando la necessità di una sua rinegoziazione entro il 12 maggio, data nella quale il presidente avrebbe dovuto comunicare la decisione definitiva. Martedì 8 maggio, il capo di stato americano ha annunciato ufficialmente il ritiro del Paese dall’accordo sul nucleare e ha affermato che gli Stati Uniti starebbero pensando di reintrodurre tutte le sanzioni, che erano state revocate in seguito alla firma del patto, e di aggiungere ulteriori sanzioni economiche all’Iran.

Mercoledì 9 maggio, anche la guida suprema dell’Iran, l’Ayatollah Ali Khamenei, è intervenuto sull’argomento e ha risposto alle dichiarazioni del presidente americano in merito al ritiro dall’accordo e all’imposizione di nuove sanzioni economiche a Teheran, affermando: “Non puoi fare assolutamente nulla”. In questo contesto, Khamenei ha altresì dichiarato: “La ragione dietro l’opposizione americana al sistema della Repubblica Islamica è il fatto che l’America era solita avere grande influenza sul Paese, prima che la rivoluzione glielo impedisse” e ha aggiunto che il discorso di Trump avrebbe contenuto “più di 10 menzogne”.

In merito alla decisione del presidente americano si è espresso anche il portavoce del Parlamento iraniano, Ali Larijani, il quale, mercoledì 9 maggio, ha dichiarato che “il presidente americano, Donald Trump, non è adatto al suo lavoro” e ha aggiunto: “Trump non ha le capacità mentali per affrontare le questioni”. Larijani ha proseguito, dicendo: “L’abbandono dell’accordo sul nucleare da parte di Trump è stato uno show diplomatico. L’Iran non è obbligato a mantenere i suoi impegni nelle condizioni attuali. È ovvio che Trump capisce soltanto il linguaggio della forza”. Subito dopo l’annuncio del capo di stato americano, i membri del Parlamento iraniano hanno bruciato una bandiera americana, insieme a una copia simbolica dell’accordo, cantando “morte all’America”, secondo quanto riferito da Al-Jazeera in lingua araba.

Sicurezza Internazionale è il primo quotidiano italiano dedicato alla politica internazionale.

Traduzione dall’arabo e dall’inglese e redazione a cura di Laura Cianciarelli

di Redazione

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