17 migranti nigeriani fanno causa all’Italia per collaborazione con la Guardia Costiera libica

Pubblicato il 9 maggio 2018 alle 10:24 in Immigrazione Italia

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Diciassette migranti nigeriani che nel 2017 erano sopravvissuti a un naufragio al largo della Libia hanno fatto causa all’Italia per aver permesso alla Guardia Costiera libica di riportarli nel Paese nordafricano.

Secondo quanto riferito da uno dei quattro avvocati coinvolti nel caso, Violeta Moreno-Lax, il ricorso è stato presentato dal Global Legal Action Network alla Corte Europea dei Diritti dell’Uomo la scorsa settimana. Si tratta di un pool di avvocati internazionali che ha agito in nome dei 17 migranti e di varie organizzazioni internazionali. A suo avviso, l’Italia avrebbe violato numerosi articoli della Convenzione europea dei diritti dell’uomo, tra cui quelli che affermano che gli individui non dovrebbero essere oggetto di tortura, schiavitù o trovarsi in pericolo di vita. Reuters rende noto che si tratta del primo procedimento legale mosso contro l’Italia in relazione al supporto della Guardia Costiera libica. Nel 2012, le autorità di Roma avevano perso una causa per aver consegnato un gruppo di migranti intercettati in mare alla marina libica.

Il nuovo procedimento legale potrebbe durare tre anni ma, nel caso in cui i 17 migranti dovessero vincere, potranno essere risarciti per i danni subiti e l’Italia sarebbe obbligata a sospendere l’equipaggiamento, l’addestramento ed il supporto alla Guardia Costiera di Tripoli, secondo quanto spiegato da Violeta Moreno-Lax. “Servirsi della Guardia Costiera libica per rimandare indietro i migranti è soltanto un nuovo metodo per camuffare la strategia italiana volta a combattere l’immigrazione irregolare nel Mediterraneo, in questo modo le persone vengono rispedite in quello che lo stesso Ministero degli Esteri italiano ha definito un inferno”, ha precisato l’avvocato. Due dei querelanti hanno raccontato di essere stati soccorsi in mare il 6 novembre 2017 e di aver poi trascorso due mesi in un centro di detenzione, dove sono stati oggetto di estorsioni e abusi molto gravi. In seguito, sono rientrati in Nigeria grazie all’aiuto dell’Organizzazione Internazionale per le Migrazioni (IOM) che, nel corso dei dodici mesi passati, ha rimpatriato complessivamente 8.000 nigeriani dalla Libia e dai Paesi vicini.

La nuova causa contro l’Italia mette in risalto la situazione di stallo che si è creata tra i gruppi umanitari, i quali mirano a salvare quante più vite possibili in mare, e le autorità italiane che, con l’appoggio dell’Unione Europea, stanno cercando di limitare le traversate irregolari nel Mediterraneo alla volta dell’Europa. Per il momento, il portavoce del Ministero dell’Interno di Roma non ha rilasciato alcun commento. Da parte sua, il portavoce della marina libica, Ayoub Qassem, ha dichiarato che la Guardia Costiera fa soltanto il suo lavoro, in linea con gli accordi conclusi con l’Italia. In merito all’abuso dei migranti, Qassem ha precisato che devono essere considerate atti individuali, e non da imputare alle istituzioni libiche.

Nel corso dell’anno passato, sono state numerose le accuse mosse contro le autorità italiane e l’Unione Europea di essere complici delle autorità libiche per le condizioni dei migranti in Libia, dove regna il caos dal febbraio 2011, a vantaggio dei trafficanti di esseri umani. A inizio settembre 2017, la presidentessa internazionale di Medici Senza Frontiere, Joanne Liu, aveva scritto una lettera aperta alle autorità europee, accusandole di essere complici dei trattamenti disumani a cui sono sottoposti gli individui stranieri che si trovano nel Paese nordafricano. Successivamente, dopo la pubblicazione di un video della CNN, il 14 novembre scorso, in cui vengono mostrati migranti venduti all’asta come schiavi in un capannone poco lontano da Tripoli, le Nazioni Unite avevano definito la collaborazione tra Unione Europea e Libia in ambito migratorio “orribile” e “disumana”. L’Onu aveva altresì condannato le autorità italiane per l’assistenza fornita alla Guardia Costiera libica nel Mediterraneo, nonostante ciò implicasse che un numero sempre maggiore di migranti e rifugiati venivano costretti alla detenzione, andando incontro ad abusi e torture.

Per tutta risposta, il Ministro dell’interno, Marco Minniti aveva dichiarato che “il rispetto dei diritti umani per l’Italia era, è e sarà sempre irrinunciabile”, sottolineando che su quel piano, Roma sentiva la necessità di agire al più presto. Il ministro aveva continuato dicendo che, se la UN Refugee Agency (UNHCR) e altre agenzie avevano potuto iniziare una serie di attività in Libia, lo dovevano all’impegno italiano, in quanto, proprio grazie agli sforzi nello Stato nordafricano dell’Italia e dell’UE, la UN Refugee Agency aveva potuto visitare 28 centri di accoglienza in Libia, individuando oltre mille soggetti in condizioni di fragilità a cui potrà essere riconosciuta la protezione internazionale e il ricollocamento in Paesi terzi.

Le autorità di Roma, fin dall’inizio del 2017, con il supporto dell’Unione Europea, hanno concluso una serie di patti con la Libia, volti a diminuire le ondate di migranti verso l’Italia. Il 28 luglio scorso, il premier italiano, Paolo Gentiloni, ha approvato una risoluzione che ha ordinato l’organizzazione di una missione di supporto per la Guardia Costiera libica. Il 30 agosto, l’Italia si è poi offerta di addestrare e formare 1,000 membri della marina libica, per fornire servizi di controllo anti-immigrazione illegale e di indagini criminali. Da parte sua, l’UE addestra gli ufficiali della Guardia Costiera libica dall’ottobre 2016 nell’ambito dell’Operazione Sophia, lanciata nel luglio 2015 con lo scopo di contrastare l’attività illegale dei trafficanti di esseri umani lungo il Mediterraneo centrale. Ad oggi, sono 188 gli ufficiali libici che hanno completato la formazione.

Ne è conseguito che, a partire dal luglio 2017, gli sbarchi in Italia sono progressivamente diminuiti, tanto che, dal primo gennaio al 9 maggio 2018, sono giunti sulle coste italiane 9.781 migranti, di cui 6.731 provenienti dalla Libia. Si tratta di una diminuzione di quasi l’85% rispetto ai dati dello stesso periodo del 2017. Inoltre, nei primi tre mesi del 2018, la Guardia Costiera libica ha compiuto più di 4.100 operazioni di salvataggio in mare nella tratta del Mediterraneo Centrale, tra la Libia e l’Italia, raggiungendo una cifra che è pari al doppio rispetto ai 2.500 soccorsi effettuati dalle navi delle Ong nello stesso periodo.

I cittadini della Nigeria costituiscono la principale nazionalità di migranti presenti in Libia, dove la maggior parte di loro è giunta per poi imbarcarsi alla volta dell’Europa. Un articolo di Al-Jazeera English dell’8 febbraio 2018 spiega che, generalmente, i nigeriani diretti in Europa che finiscono nelle mani dei trafficanti di esseri umani raggiungono il nord della Nigeria, precisamente lo Stato di Kano, per poi arrivare ad Agadez, in Niger. A quel punto, iniziano la traversata del Sahara alla volta della Libia a bordo di veicoli dei trafficanti. Al di là delle motivazioni della migrazione, che siano per questioni economiche o perché vittime di traffici illegali, i nigeriani scappano da una situazione di grave povertà e da un alto tasso di disoccupazione. Un recente report della Nigeria’s Bureau of Statistics (NB) rende noto che circa 16 milioni di cittadini su una forza lavoro attiva complessiva di 85 milioni erano disoccupati nel terzo trimestre del 2017. Occorre ricordare, che oltre all’alto tasso di disoccupazione, la Nigeria è dilaniata dalla furia dei jihadisti di Boko Haram, gruppo fondamentalista nigeriano che dal 2006 sparge terrore in tutto il Paese, soprattutto nel nord-est, e nei vicini Camerun, Ciad e Niger. Dal 2009 a oggi, più di 20,000 persone sono state uccise nella sola Nigeria, e quasi 3 milioni di cittadini sono stati costretti ad abbandonare le proprie case.

Sicurezza Internazionale è il primo quotidiano italiano dedicato alla politica internazionale.

Sofia Cecinini

di Redazione

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