Siria: ribelli abbandonano Homs e Hama

Pubblicato il 8 maggio 2018 alle 17:27 in Medio Oriente Siria

FacebookTwitterLinkedInEmailCopy Link

Centinaia di ribelli hanno iniziato ad abbandonare i territori di Homs e Hama nella mattinata di martedì 8 maggio, quando il primo convoglio di autobus, con a bordo centinaia di ribelli, insieme alle loro famiglie, accompagnati dalla polizia militare russa, è partito dal territorio.

L’allontanamento dei ribelli dai territori di Homs e Hama fa parte dell’accordo raggiunto il 2 maggio tra le forze governative, fedeli al presidente siriano, Bashar Al-Assad, e i ribelli che si trovano nell’area. Il patto, concordato grazie alla mediazione della Russia, alleata del governo di Damasco, prevedeva che i ribelli e i civili avrebbero potuto abbandonare l’area in maniera sicura, dopo aver consegnato le armi pesanti. Coloro che si fossero opposti all’accordo sarebbero stati trasferiti nel governatorato di Idlib, situato nel nord-ovest della Siria, l’ultima grande roccaforte dell’opposizione siriana, a partire da sabato 5 maggio.

Nel governatorato di Idlib stanno convergendo tutti i ribelli siriani che hanno lasciato le loro enclave, nel contesto degli accordi con il governo. Al momento, il territorio costituisce un riparo per i civili e i ribelli scacciati dalle forze del regime in altre zone della Siria, in particolare il Ghouta orientale, oltre ai civili che sono stati costretti ad abbandonare il distretto di Afrin, in seguito al lancio dell’operazione turca Ramo d’Olivo, avvenuto il 20 gennaio. Il 6 marzo, Ankara aveva annunciato che avrebbe stabilito alcuni campi profughi nel governatorato di Idlib, per ospitare circa 170.000 sfollati siriani provenienti dal distretto di Afrin. Nel governatorato di Idlib si trovano anche i combattenti di Tahrir Al-Sham che erano stati rimpatriati, insieme alle loro famiglie, dai campi profughi di Arsal, in Libano, nell’agosto 2017. In merito alla situazione del governatorato, il 24 aprile, l’inviato speciale del segretario generale dell’ONU per la Siria, Staffan de Mistura, aveva esortato la comunità internazionale a prevenire un nuovo disastro umanitario nel territorio. In questo contesto, de Mistura aveva affermato che Idlib potrebbe costituire il prossimo obiettivo del presidente siriano, nel contesto della guerra contro i ribelli per il controllo del territorio nazionale siriano.

Secondo quanto riferito dall’agenzia di stampa Reuters, che riporta le testimonianze degli abitanti, la Russia avrebbe esercitato pressione sui ribelli, per spingerli ad accettare l’accordo. In questo contesto, le principali città situate nell’enclave sarebbero state sottoposte a un’escalation di violenza, che avrebbe portato all’uccisione e al ferimento di un gran numero di ribelli e civili. Oltre a ciò, Mosca avrebbe chiuso un attraversamento di confine, situato nei pressi di una delle strade principali, impedendo ai civili di fuggire. In questo contesto, uno dei negoziatori dell’opposizione, Abul Aziz Barazi, ha riferito a Reuters: “Hanno lasciato i ribelli senza alcuna alternativa dopo aver bombardato i civili e non hanno dato loro la possibilità di scegliere tra consegnare o cancellare i loro territori e far pagare il prezzo ai civili”.

Stando a quanto stabilito nell’accordo, la polizia militare russa rimarrà nei punti di controllo all’interno dell’enclave per un periodo di 6 mesi, che potrà essere esteso. Si tratterebbe di una condizione richiesta dai ribelli, come garanzia del fatto che i soldati governativi non si vendicheranno contro la popolazione sunnita che rimarrà nel territorio.

Dopo la liberazione del territorio del Ghouta orientale da parte delle forze governative siriane, avvenuta il 12 aprile, e la stipula dell’accordo di evacuazione con i ribelli di Homs e Hama, raggiunto il 2 maggio, l’esercito siriano, fedele al presidente Bashar Al-Assad, ha iniziato a colpire il territorio a sud di Damasco, che comprende, in particolare, le aree di Hajar Al-Aswad, Qadam e il campo profughi di Yarmuk, nelle quali si troverebbero i soldati dell’opposizione siriana e i militanti di numerosi gruppi terroristici, tra i quali lo Stato Islamico. L’assalto contro l’area era iniziato il 17 aprile. Lo stesso giorno, erano iniziati i bombardamenti nell’enclave, che sono proseguiti fino alla mattinata di venerdì 20 aprile. Una volta conquistato il territorio, il presidente siriano riprenderà il pieno controllo della capitale.

Sicurezza Internazionale è il primo quotidiano italiano dedicato alla politica internazionale.

Traduzione dall’arabo e dall’inglese e redazione a cura di Laura Cianciarelli

di Redazione

Al fine di migliorare la tua esperienza di navigazione, questo sito utilizza i cookie di profilazione di terze parti. Chiudendo questo banner o accedendo ad un qualunque elemento sottostante acconsenti all’uso dei cookie.