Petrolio in cambio di truppe armate: l’accordo tra Sudan e Arabia Saudita

Pubblicato il 8 maggio 2018 alle 16:21 in Arabia Saudita Sudan

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L’Arabia Saudita fornirà energia elettrica al Sudan per 5 anni a credito. Questo è quanto previsto da un accordo discusso il 7 maggio 2018 dai governi dei due Paesi. Il ministro del Petrolio sudanese, Abdulrahman Othman, ha affermato che il patto prevede la fornitura di circa 1,8 milioni di tonnellate di petrolio all’anno.

Il Sudan negli ultimi mesi ha sofferto una forte crisi valutaria, in quanto la moneta sudanese ha perso valore rispetto al dollaro per via di una carenza nel Paese di valute estere solide, che ha costretto la banca centrale a svalutare la sterlina sudanese due volte quest’anno. Secondo quanto riferito da Reuters, l’economia reale del Paese ha sofferto le politiche monetarie e questo sarebbe risultato in una penuria di carburante che avrebbe costretto i sudanesi ad attese di ore alle stazioni di rifornimento.

Il Sudan ha un passato da esportatore di petrolio, prima della secessione del sud del Paese avvenuta dopo il referendum del 30 gennaio 2011. A partire dal quel momento è stato necessario importare olio nero, poiché almeno i tre quarti delle risorse petrolifere del Paese si trovavano in quello che ora è il Sud Sudan. La secessione ha lasciato Khartoum in una grave situazione di carenza di combustibile, principale fonte di valuta estera per il Paese. Decenni di sanzioni da parte degli Stati Uniti hanno aggravato la crisi valutaria. Nonostante le sanzioni americane siano state rimosse il 6 ottobre 2017, il Paese ha avuto difficoltà a trovare nuove fonti di valuta estera.

Khartoum ha atteso a lungo il supporto finanziario dei Paesi del Golfo, alleati arabi importanti per alleviare le carenze di petrolio subite dal Sudan. Tuttavia, il supporto ricevuto non è stato sufficiente ad alleviare le problematiche di un Paese di 40 milioni di abitanti. Il potenziale accordo per la fornitura di petrolio arriva poco dopo le dichiarazioni del ministro della Difesa sudanese del 2 maggio che ha affermato che il Paese sta riconsiderando la partecipazione militare in Yemen a supporto della coalizione saudita.

Lo Yemen è teatro di una guerra civile tra i ribelli sciiti Houthi e le forze fedeli al presidente Mansour Hadi, in cui il 6 aprile decine di soldati sudanesi avevano perso la vita. Il conflitto in Yemen è scoppiato il 21 marzo 2015. L’Arabia Saudita è intervenuta pochi giorni dopo l’inizio degli scontri, a capo di una coalizione composta da Bahrein, Egitto, Kuwait, Sudan ed Emirati Arabi Uniti, a supporto del presidente Hadi. L’Iran si è schierato dalla parte degli Houthi ed invia segretamente armi al gruppo. Sia la coalizione a guida saudita sia l’Iran mirano a stabilire il proprio controllo nel Paese e temono che la fazione avversa stabilisca la propria presenza nel territorio, ampliando così l’influenza sciita o sunnita nella regione.

Il Sudan ha inviato complessivamente 3.000 soldati ed alcuni jet da combattimento per assistere l’Arabia Saudita, ma non ha mai reso noto informazioni in merito alle operazioni contro gli Houthi. Solo nell’aprile 2017 il governo di Khartoum aveva riferito che 5 soldati erano morti nell’ambito dei combattimenti affianco della coalizione. Il Paese aveva lamentato la mancanza di supporto economico nonostante la partecipazione alla coalizione. Il parlamentare sudanese Hassan Othman Rizq, che aveva guidato la campagna per il ritiro del Sudan dal conflitto in Yemen, ha dichiarato in un’intervista a Reuters che la decisione di inviare nuovi contingenti è illegale poiché non approvata dai legislatori.

Sicurezza Internazionale è il primo quotidiano italiano dedicato alla politica internazionale.

Maria Grazia Rutigliano

di Redazione

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