Israele: Trump non parteciperà all’inaugurazione dell’ambasciata

Pubblicato il 8 maggio 2018 alle 11:14 in Israele Palestina USA e Canada

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Il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, non parteciperà all’inaugurazione dell’ambasciata americana a Gerusalemme, secondo quanto riferito da un comunicato rilasciato dalla Casa Bianca, lunedì 7 maggio.

L’apertura dell’ambasciata avverrà lunedì 14 maggio, in occasione della celebrazione dell’indipendenza di Israele, avvenuta il 14 maggio 1948. Stando a quanto si legge nel comunicato, alla cerimonia di inaugurazione saranno presenti il vice segretario di Stato americano, John Sullivan, il segretario del Tesoro, Steven Mnuchin, il genero e consigliere senior del presidente americano, Jared Kushner, e la figlia del presidente, Ivanka Trump.

Lo stesso giorno, lunedì 7 maggio, nella Città Santa sono stati posizionati alcuni cartelli stradali, con scritte in arabo, inglese ed ebraico, che indicano la direzione da seguire per raggiungere la rappresentanza diplomatica americana. Le indicazioni sono state poste nei pressi dell’edificio in cui adesso si trova il consolato americano, ma che, il 14 maggio, diventerà la sede dell’ambasciata degli Stati Uniti in Israele.

In merito alla questione, si è espresso il capo negoziatore dell’Autorità nazionale palestinese (Anp), Saeb Erekat, il quale ha dichiarato che il trasferimento dell’ambasciata americana a Gerusalemme costituisce “una grave violazione del diritto internazionale”. Qualche giorno prima, sabato 5 maggio, il ministro della Difesa israeliano, Avigdor Lieberman, era intervenuto sulla questione, affermando: “Non si ottiene niente per niente e l’apertura dell’ambasciata americana a Gerusalemme avrà un prezzo, ma vale la pena pagarlo. Dovremo essere preparati a pagarne il prezzo”.

La decisione di trasferire la rappresentanza diplomatica americana da Tel Aviv, in cui si trova dal 1966, a Gerusalemme, era stata annunciata ufficialmente il 6 dicembre 2017, nel contesto del riconoscimento della Città Santa come capitale di Israele. Si tratta di una questione estremamente delicata, dal momento che la città rappresenta un sito religioso fondamentale sia per i musulmani sia per gli ebrei, di conseguenza, sia i palestinesi sia Israele ambiscono a proclamare la città capitale del proprio Stato. Lo status di Gerusalemme costituisce una delle questioni più spinose nel processo di pace israeliano-palestinese. Da parte sua, la comunità internazionale ritiene che lo status di Gerusalemme debba essere deciso soltanto nei colloqui di pace tra Israele e Palestina.

Al momento, Gerusalemme dovrebbe costituire un territorio internazionalizzato, secondo il piano di spartizione dell’ONU del 1947. A seguito della guerra arabo-israeliana del 1948, Gerusalemme era stata suddivisa nella zona occidentale, abitata principalmente dalla popolazione ebraica, controllata da Israele, e in quella orientale, abitata principalmente dalla popolazione araba, sotto il controllo della Giordania. In seguito alla guerra dei Sei Giorni del 1967, Gerusalemme est è stata occupata da Israele. Nel 1980, il Paese ha esteso la propria sovranità sulla città vecchia, attraverso l’approvazione della cosiddetta “legge fondamentale” che proclamava unilateralmente Gerusalemme come capitale di Israele. Tale passaggio non è mai stato riconosciuto dalla comunità internazionale.

Secondo quanto affermato da Trump, la decisione di riconoscere Gerusalemme come capitale di Israele e di trasferirvi avrebbe fatto parte di una politica già intrapresa dagli Stati Uniti. Il presidente faceva riferimento al fatto che, nel 1995, il Congresso americano aveva approvato il Jerusalem Embassy Act, secondo il quale gli Stati Uniti avrebbero dovuto trasferire la propria ambasciata da Tel Aviv a Gerusalemme entro il 31 dicembre 1999, oltre a riconoscere Gerusalemme come capitale di Israele. La legge prevedeva altresì che il presidente americano potesse rimandare l’attuazione della norma, in caso di pericolo per la sicurezza nazionale. Dall’anno di approvazione di tale legge, ogni sei mesi i presidenti americani sono chiamati a firmare un documento sulla sicurezza nazionale per mantenere la rappresentanza diplomatica nella città. Tale procedura è stata rispettata fino a lunedì 4 dicembre 2017, quando il presidente Trump ha deciso di non firmare il documento, avviando in tal modo le procedure per il trasferimento dell’ambasciata degli Stati Uniti in Israele da Tel Aviv a Gerusalemme.

Sicurezza Internazionale è il primo quotidiano italiano dedicato alla politica internazionale.

Traduzione dall’arabo e dall’inglese e redazione a cura di Laura Cianciarelli

di Redazione

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