Israele: intensificati i voli di ricognizione sul Golan

Pubblicato il 8 maggio 2018 alle 12:39 in Israele Siria

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Le Forze di difesa israeliane hanno intensificato i voli dei propri aerei militari sulle alture del Golan occupato, al confine con la Siria, nei cieli delle quali i velivoli israeliani starebbero volando a bassa quota, secondo quanto riferito dal quotidiano Al-Jazeera in lingua araba.

Tale mossa giunge dopo che, il 14 aprile, le autorità israeliane avevano chiuso, per il periodo di due settimane, il proprio spazio aereo al confine con la Siria e sulle alture del Golan. La misura era stata introdotta dopo che, nella notte tra il 13 e il 14 aprile, gli Stati Uniti, insieme a Francia e Gran Bretagna, avevano lanciato oltre 100 missili contro tre importanti centri di fabbricazione di armi chimiche in Siria.

Al momento, nel territorio meridionale della Siria, al confine con le alture del Golan occupato, sarebbero in corso scontri tra l’opposizione siriana e l’esercito governativo, fedele al presidente Bashar Al-Assad. Nell’area di confine tra il Golan e la Siria sarebbe anche presente l’esercito di Khalid ibn Al-Walid, affiliato allo Stato Islamico dal 21 maggio 2016 e attivo nel sud della Siria, che controllerebbe l’area di Yarmuk. Proprio nel territorio a sud di Damasco e, in particolare nel campo profughi di Yarmuk, a Qadam e Hajar Al-Aswad, a partire dal 17 aprile, sono in corso gli scontri tra i soldati governativi, fedeli al presidente siriano, Bashar Al-Assad, e gli estremisti.

I voli di ricognizione israeliani verrebbero condotti nel contesto dell’aumento delle tensioni con l’Iran. Nelle ultime settimane, i rapporti tra Israele e Iran si sono incrinati in modo considerevole, in particolare dopo che, nella serata di venerdì 13 aprile, l’esercito israeliano aveva riferito che il drone iraniano, che si era infiltrato nello spazio aereo israeliano il 10 febbraio, passando attraverso i cieli della Giordania, sarebbe stato armato con esplosivo e inviato nel Paese per condurre un attacco contro lo Stato ebraico. Più recentemente, il 10 aprile, l’Iran e Israele si sono scambiati minacce reciproche, in merito al raid aereo che, nella notte tra domenica 8 e lunedì 9 aprile, aveva colpito la base aerea siriana T-4. In questo contesto, il Consigliere della Guida suprema iraniana per le questioni internazionali, Ali Akbar Velayati, aveva definito il raid aereo contro la struttura militare siriana, nel quale sono morti anche alcuni militari iraniani, “un crimine di Israele” e aveva dichiarato che “non sarebbe rimasto impunito”. Da parte sua, il ministro della Difesa israeliano, Avigdor Liberman aveva risposto alle minacce iraniane, affermando che Israele avrebbe fatto tutto il necessario per impedire all’Iran di stabilire una presenza militare permanente in Siria. Qualche giorno più tardi, il 17 aprile, Israele aveva riferito di essere preoccupato del fatto che il Corpo delle Guardie della Rivoluzione iraniana si preparasse a colpire il Paese, in risposta a un raid che era stato condotto contro la base aerea siriana T-4 lunedì 9 aprile. Il timore era dovuto al fatto che il giorno precedente, lunedì 16 aprile, il New York Times, citando fonti militari israeliane, aveva riferito che l’attacco sarebbe stato condotto da Israele.

In questo contesto, il ministro dell’Energia israeliano, Yuval Steinitz, ha minacciato il presidente siriano, Bashar Al-Assad, di morte e di rovesciamento del suo governo, per due volte, il 23 aprile e il 7 maggio. Nella prima occasione, il ministro aveva affermato che, se Al-Assad avesse permesso a qualcuno di dichiarare guerra a Israele dal territorio siriano, avrebbe subito le conseguenze della sua decisione. Nella seconda, Steinitz aveva dichiarato: “Se il presidente siriano, Bashar Al-Assad, continuerà a consentire agli iraniani di operare fuori dalla Siria, Israele lo eliminerà e rovescerà il suo regime”.

Il territorio di confine tra la Siria e Israele, in particolare il governatorato di Quneitra, è stato terreno di scontri tra l’esercito israeliano e le forze del regime siriano, a tal punto che, il 27 giugno 2017, l’esercito israeliano aveva dichiarato la zona di Quneitra “area militare chiusa”, vietandone l’accesso ai cittadini israeliani. La decisione di Israele era giunta dopo il perpetuarsi degli scontri nell’area, soprattutto tra le forze regime di Bashar Al-Assad e le forze di opposizione, organizzate nell’esercito siriano libero. A causa delle continue battaglie, l’esercito israeliano aveva più volte effettuato incursioni sulle posizioni dell’esercito siriano nel Golan occupato.  L’ultimo episodio di questo genere si era verificato il 23 aprile, quando le forze israeliane avevano colpito una postazione dell’esercito siriano, dopo che alcuni proiettili erano stati lanciati vicino al confine con le alture del Golan occupato. In tale occasione, l’esercito israeliano aveva ribadito che: “Israele ritiene il governo siriano responsabile per tutto ciò che accade all’interno del suo territorio nazionale”, aggiungendo che “i suoi soldati non tollereranno alcun tentativo di violare la sovranità nazionale israeliana o di minacciare la sicurezza dei suoi cittadini”. Sarebbe il timore per l’eventuale presenza sciita in quella zona, appoggiata dall’Iran, a spingere Israele verso il supporto dei ribelli siriani.

Sicurezza Internazionale è il primo quotidiano italiano dedicato alla politica internazionale.

Traduzione dall’arabo e redazione a cura di Laura Cianciarelli

di Redazione

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