Etiopia e Kenya: cooperazione e pace in Somalia e Sud Sudan

Pubblicato il 8 maggio 2018 alle 14:30 in Etiopia Kenya

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Il primo ministro etiope Abiy Ahmed ha concluso, lunedì 7 maggio, una visita di Stato di due giorni in Kenya, durante la quale ha tenuto colloqui con il presidente keniota, Uhuru Kenyatta, alla State House di Nairobi.

Durante l’incontro, i due leader hanno discusso di accordi bilaterali e storici tra l’Etiopia e il Kenya, affrontando questioni di primaria importanza tra cui la sicurezza, il commercio e la cooperazione economica.

Successivamente, hanno parlato anche del problema della sicurezza regionale. Secondo un comunicato emesso dalla presidenza kenyota, entrambi i capi di governo hanno discusso alcuni piani per assicurare la pace nel Sud Sudan e per combattere i militanti islamici di Al-Shabaab in Somalia.

Per quanto riguarda il Sud Sudan, Ahmed e Kenyatta hanno espresso la propria delusione per “la lentezza dei progressi, negli sforzi in corso per ripristinare la pace nel Paese”, esortando altresì i leader della regione a “porre gli interessi del popolo al di sopra dei propri, affinché vi sia una possibilità di pace”.

Successivamente, i due leader hanno affrontato il problema della sicurezza in Somalia, a causa della persistenza nello Stato del Corno d’Africa dell’organizzazione terroristica Al-Shabaab. Come riferito dal comunicato, Ahmed e Kenyatta hanno osservato che Al-Shabaab continua a rappresentare “una grave minaccia per la Somalia e per tutta la regione”, esprimendo altresì preoccupazione per il “tiepido” sostegno e il finanziamento “inadeguato” forniti dalla comunità internazionale alla missione dell’Unione Africana in Somalia (AMISOM).

Lo stesso lunedì 7 maggio, il presidente del Kenya, Uhuru Kenyatta, ha annunciato che Al-Shabaab ha condotto un attacco al confine somalo con il Kenya, uccidendo 9 soldati kenioti. L’ufficio del presidente del Kenya non ha fornito ulteriori dettagli sull’accaduto. Una fonte militare ha affermato che i soldati sarebbero stati uccisi domenica 6 maggio da un ordigno esplosivo a Dobley, città nel sudovest del Paese.

A tal proposito, il comandante del contingente ugandese dell’AMISOM, Gen Paul Lokech, ha riferito ad alcuni giornalisti presenti in Somalia di essere contrario al progressivo ridimensionamento della forza di mantenimento di pace nel Corno d’Africa, come auspicato dalla Risoluzione 2372 del Consiglio di Sicurezza dell’ONU, approvata il 30 agosto 2017. “Dal punto di vista militare, non è ancora il momento. Abbiamo bisogno di tempo per preparare le forze locali ad una transizione”, ha affermato Lokech.

Al-Shabaab, in arabo “la gioventù”, è un’organizzazione terroristica affiliata ad al-Qaeda, attiva sul territorio somalo dal 2006. Il gruppo mira a rovesciare il governo di Mogadiscio, eliminare le truppe di peacekeeping dell’Unione Africana e imporre la propria interpretazione della legge islamica, la sharia. I militanti di Al-Shabaab colpiscono frequentemente anche il vicino Kenya, soprattutto nelle zone di confine con la Somalia, per costringere il governo di Nairobi a ritirare le proprie truppe dal territorio somalo. Per contrastare le attività terroristiche di Al-Shabaab, nel 2007 è stata istituita la missione dell’Unione Africana in Somalia (AMISOM), un’operazione di peacekeeping con un mandato iniziale di 6 mesi, che è stato sempre prolungato nel corso degli anni. I Paesi che partecipano alla missione sono Uganda, Kenya, Burundi, Somalia, Etiopia, Gibuti e Sierra Leone. Attualmente, sul territorio somalo sono presenti 22.000 soldati dell’Unione, ma entro il 2020 è previsto il loro ritiro definitivo dal Paese.

Sicurezza Internazionale è il primo quotidiano italiano dedicato alla politica internazionale.

Federica Patanè

 

di Redazione

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