Arabia Saudita: attacco contro palazzo presidenziale a Sana’a

Pubblicato il 8 maggio 2018 alle 6:03 in Arabia Saudita Yemen

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Un attacco della coalizione araba, a guida saudita, ha colpito il palazzo presidenziale, che si trova nella città yemenita di Sana’a, capitale degli Houthi. Il raid avrebbe causato la morte di 6 civili e il ferimento di altre 30 persone, secondo quanto riferito dal canale Almasirah, fedele ai ribelli.

Nella mattinata di lunedì 7 maggio, la coalizione araba ha bombardato il quartiere Al-Tahrir, nel quale si trovano il Ministero dell’Interno, il Ministero della Difesa e le sedi dei leader del Supremo consiglio politico degli Houthi. Lo stesso giorno, le forze saudite hanno avviato un’operazione militare nel territorio di Najran, al confine tra il Regno e lo Yemen, al fine di liberare dal controllo dei ribelli alcuni territori montuosi strategici, dai quali gli Houthi lanciano gli attacchi contro il territorio saudita.

L’attacco saudita a Sana’a è stato condotto dopo che, il giorno precedente, domenica 6 maggio, le forze della Difesa saudite avevano intercettato due missili balistici, lanciati dai ribelli yemeniti contro la città di Najran, situata nel sud-ovest dell’Arabia Saudita, al confine con lo Yemen.

In merito al lancio dei missili balistici da parte degli Houthi, il portavoce della coalizione araba, a guida saudita, che combatte in Yemen, il colonnello Turki Al-Malki, aveva riferito che l’obiettivo dell’attacco sarebbero state alcune aree popolate, ma le forze di Difesa saudite avrebbero immediatamente intercettato e distrutto i razzi, prima che potessero causare danni o vittime. In merito all’accaduto, Al-Malki aveva dichiarato: “Questo atto ostile dimostra il continuo coinvolgimento del governo iraniano nel sostenere le milizie degli Houthi con capacità qualitative”.

Si è trattato dell’ennesimo lancio di missili balistici da parte dei ribelli contro il territorio saudita. Il primo attacco degli Houthi contro il territorio saudita era avvenuto il 4 novembre 2017, quando i ribelli avevano lanciato un missile balistico contro l’aeroporto internazionale King Khaled, situato nella capitale dell’Arabia Saudita. Le forze della coalizione araba, a guida saudita, che combatte in Yemen, avevano tempestivamente intercettato il razzo, che era stato dirottato in una zona disabitata a est dell’aeroporto. L’episodio più grave si era verificato nella notte tra il 24 e il 25 marzo, quando i ribelli yemeniti avevano lanciato 7 razzi contro il Regno, causando la morte di una persona. Negli ultimi mesi, gli attacchi degli Houthi si sarebbero intensificati come segno di vendetta nei confronti dei bombardamenti della coalizione araba in Yemen. L’ultimo lancio di missili contro il territorio saudita è avvenuto il 28 aprile, quando Riad ha intercettato 4 missili balistici, sparati dal territorio dello Yemen contro la città di Jizan, situata nel sud dell’Arabia Saudita. L’attacco era stato condotto poche ore dopo che un raid della coalizione aveva colpito la città yemenita di Sana’a, causando la morte di almeno 40 ribelli. Precedentemente, il 22 aprile, quando Riad aveva intercettato un razzo diretto contro la città di Najran. Il missile aveva provocato un incendio in una fattoria che si trovava nell’area, ma non aveva causato alcuna vittima. Lo stesso giorno, un altro razzo era caduto in un’area desertica all’interno del Regno, anche in questo caso senza causare alcun danno.

L’Arabia Saudita è intervenuta direttamente nel conflitto yemenita il 26 marzo 2015, a capo della coalizione araba che supporta il presidente Rabbo Mansour Hadi, destituito dagli Houthi con un colpo di stato il 22 gennaio 2015, ma tuttora riconosciuto dalla comunità internazionale.

Sicurezza Internazionale è il primo quotidiano italiano dedicato alla politica internazionale.

Traduzione dall’arabo e redazione a cura di Laura Cianciarelli

di Redazione

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