Turchia: nuova operazione per liberare i confini dopo le elezioni

Pubblicato il 7 maggio 2018 alle 10:31 in Medio Oriente Turchia

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Il presidente turco, Recep Tayyip Erdogan ha annunciato che la Turchia lancerà una nuova operazione nei territori di confine, dopo la conclusione delle elezioni, che si terranno il 24 giugno.

In occasione di una conferenza, che si è tenuta a Istanbul domenica 6 maggio, durante la quale il capo di stato ha rivelato il manifesto elettorale del proprio partito, il Partito per la Giustizia e lo Sviluppo (AKP), Erdogan ha dichiarato: “La Turchia lancerà altre offensive, come le operazioni Scudo dell’Eufrate e Ramo d’Olivo, mirate a ripulire i propri confini dalle organizzazioni terroristiche nella nuova era”.

L’operazione Scudo dell’Eufrate era stata lanciata dal Consiglio di Sicurezza nazionale turco il 24 agosto 2016, nel nord della Siria, e si era conclusa il 30 marzo 2017. Gli obiettivi della campagna erano due. Il primo era quello di liberare l’area dal controllo dello Stato Islamico, sostenendo l’avanzata dell’Esercito Libero Siriano (Esl). Il secondo era quello di ostacolare le mire espansionistiche dei curdi siriani, confinandoli a est del fiume Eufrate, con la minaccia di attacchi armati in caso di violazione del confine. Già il 5 agosto 2017, il presidente turco aveva espresso la volontà di ampliare l’operazione, attraverso l’organizzazione di nuove campagne militari. L’operazione Ramo d’Olivo era stata lanciata il 20 gennaio contro il distretto di Afrin, situato nel nord-ovest della Siria, al confine con la Turchia. La campagna militare, conclusasi il 18 marzo con la conquista della città di Afrin, mirava a liberare il territorio dal terrorismo e a costituire una zona sicura dell’estensione di 30 km al confine tra i due Paesi.

Il presidente non ha fornito alcun dettaglio in merito al territorio in cui verrà lanciata la nuova offensiva, anche se, secondo quanto riferito dal quotidiano Al-Monitor, le possibilità sarebbero due, ovvero l’area di Manbij e il nord dell’Iraq. Negli ultimi mesi e, in particolare, dopo la fine dell’operazione Ramo d’Olivo, Erdogan aveva ripetutamente minacciato di colpire la città di Manjib, situata nel territorio nord-orientale della Siria, sulla sponda orientale del fiume Eufrate. L’ultima minaccia di Ankara risale al 28 marzo, quando Erdogan aveva dichiarato che le truppe turche avrebbero iniziato un’operazione militare contro Manbij, se il territorio non fosse stato liberato dalla “presenza dei terroristi”. Precedentemente, il 22 marzo, il ministro degli Esteri, Mevlut Cavusoglu, aveva dichiarato che la Turchia avrebbe allontanato i soldati delle People’s Protection Units (YPG) dal confine orientale della Siria, se non avesse raggiunto un accordo con gli Stati Uniti sulla questione della restituzione del territorio ai “suoi veri proprietari”, ovvero gli arabi. Al momento, Ankara e Washington avrebbero raggiunto “un’intesa, non un accordo” sulla stabilizzazione della città di Manbij e di altre aree che si trovano sotto il controllo delle People’s Protection Units (YPG).

In merito alla possibilità che la prossima operazione turca abbia come obiettivo il territorio settentrionale dell’Iraq, l’1 aprile, il quotidiano Asharq Al-Awsat aveva riferito che Ankara starebbe aumentando la sua presenza in Iraq, costruendo basi militari nell’area montuosa di Balkaya, che si trova nel nord del Paese, vicino al confine con la Turchia. Tale mossa sarebbe giunta nel contesto di un accordo tra Iraq e Turchia, mirato a contrastare i membri del Partito dei Lavoratori del Kurdistan (PKK) nel territorio iracheno. Il 21 gennaio, Ankara e Baghdad avevano intrapreso i negoziati per condurre un’operazione congiunta mirata a contrastare la presenza dei membri del Partito dei Lavoratori del Kurdistan (PKK) nel distretto di Sinjar, situato nel nord dell’Iraq, che sarebbe iniziata il 26 marzo, secondo quanto riferito dal presidente turco.

Sicurezza Internazionale è il primo quotidiano italiano dedicato alla politica internazionale.

Traduzione dall’arabo e dall’inglese e redazione a cura di Laura Cianciarelli

di Redazione

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