Tunisia: Ennahdha dichiara vittoria alle elezioni locali

Pubblicato il 7 maggio 2018 alle 12:00 in Africa Tunisia

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Secondo quanto dichiarato dall’agenzia di stampa Reuters, il Movimento islamista della Rinascita o Ennahdha ha rivendicato la vittoria, domenica 6 maggio, nelle elezioni comunali in Tunisia. Si tratta delle prime elezioni municipali libere nel Paese dal 2011, anno della rimozione del presidente, Zine El Abidine Ben Ali, e del suo governo. Il 6 maggio, il popolo ha votato per eleggere i consiglieri comunali che, a metà giugno, voteranno a loro volta per scegliere i sindaci.

Dopo la chiusura dei seggi elettorali, alle 6 del pomeriggio, il principale funzionario di Ennahda, Lotfi Zitoun, aveva riferito a Reuters che il partito era in vantaggio di oltre il 5% dei voti sul suo rivale, Nidaa Tounes. Secondo Zitoun, il risultato costituirebbe “una ricompensa per la nuova tollerante e democratica Ennahdha, che ha cercato il consenso”. Il portavoce di Ennahdha, Imed Khemiri, aveva poi affermato che il partito “continuerà a mantenere il consenso con i propri partner”, sottolineando altresì l’importanza della vittoria dei due partiti principali, Ennahdha e Nidaa Tounes, i quali sono alleati nella coalizione di governo nazionale.

I seggi hanno visto concorrere più di 57.000 candidati, la metà dei quali donne e giovani, nei 350 comuni del Paese. L’affluenza alle urne è stata del 33,7%, secondo quanto dichiarato dalla commissione elettorale tunisina. Come riferito dall’agenzia di stampa tunisina Tunis Afrique Press, il presidente dell’Osservatorio Chahed per il Controllo delle Elezioni, Rochdi Bouaziz, ha dichiarato che i sondaggi municipali si sono svolti, in generale, in buone condizioni, riflettendo “la vitalità della giovane democrazia tunisina”. L’Osservatorio, tuttavia, ha espresso rammarico per le irregolarità che si sono verificate in diverse regioni del Paese, tra cui il non rispetto del silenzio elettorale e i tentativi di influenzare gli elettori o di acquistare voti. In otto centri a Mdhila, nel sud della Tunisia, si è altresì deciso di rinviare le elezioni, a causa di un errore presente nei documenti elettorali.

L’affluenza è stata bassa in tre seggi elettorali nella capitale, Tunisi, e ha visto votare per lo più gli anziani, mentre i giovani sedevano in alcuni bar nelle vicinanze. Un giovane uomo, che ha affermato di chiamarsi Ramzi, ha dichiarato ai giornalisti di volere un lavoro, protestando contro l’alto tasso di disoccupazione.

In vista delle elezioni, sono stati mobilitati circa 60.000 poliziotti e militari, mentre nel Paese rimane in vigore lo stato di emergenza, imposto nel 2015 dopo una serie di attacchi da parte di estremisti jihadisti.

Nonostante il presidente della Tunisia, Caid Essebsi, avesse richiesto, sabato 5 maggio, una “partecipazione massiva” alle elezioni, gli analisti avevano prospettato pochi afflussi alle urne, in quanto l’interesse dei tunisini a votare sarebbe attenuato dalle continue lotte contro la corruzione e la povertà. Gli esperti avevano altresì predetto che i due partiti politici più importanti del Paese, l’islamista Movimento della Rinascita o Ennahdha e l’antico Appello alla Tunisia o Nidaa Tounes, avrebbero ottenuto la maggior parte dei voti in quasi tutti i distretti.

Come spiega Reuters, la Tunisia costituisce l’unico successo democratico della Primavera Araba, in quanto il regime autocratico di Ben Ali è stato rovesciato senza che si verificassero altre violenze o si instaurasse un ulteriore governo autoritario. Dal 2011, nel Paese si sono tenute solamente elezioni presidenziali e parlamentari, mentre quelle comunali sono state rimandate per via di problematiche politiche, amministrative e logistiche. Le elezioni comunali facevano parte delle richieste della rivoluzione e sono pertanto state inserite nella nuova Costituzione del Paese; inoltre, rappresentano il primo passo verso la decentralizzazione del potere dalla fine del governo di Ben Ali. Tuttavia, alcuni cittadini ritengono che tali elezioni non cambieranno la situazione nella quale imperversa la Tunisia, caratterizzata da gravi problemi economici e disoccupazione. A queste elezioni seguiranno quelle legislative e presidenziali, che si terranno nel 2019.

La Primavera Araba fu innescata dal gesto di un fruttivendolo tunisino, Mohamed Bouazizi, che il 17 dicembre 2010 si diede fuoco, in segno di protesta, dopo che la polizia aveva sequestrato la sua merce. Dieci giorni dopo, le proteste si diffusero anche nella capitale, Tunisi, dove alcuni giovani scesero per le strade della città per manifestare contro la disoccupazione, e vennero duramente respinti dalla polizia. In seguito al protrarsi dei disordini, nella sera del 13 gennaio venne imposto lo stato di emergenza, e successivamente venne dato l’annuncio che Ben Ali, dopo essere stato per 24 anni alla presidenza della Tunisia, aveva lasciato il Paese. Dopo la cacciata dell’ex leader si insediò un governo provvisorio, contro il quale continuarono le proteste, infine, nel dicembre 2011, venne eletto presidente Moncef Marzouki.  L’attuale leader tunisino, Caid Essebsi, è stato eletto il 21 dicembre 2014.

 Sicurezza Internazionale è il primo quotidiano italiano dedicato alla politica internazionale.

 

di Redazione

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