Kashmir: 5 manifestanti separatisti uccisi da forze dell’ordine

Pubblicato il 7 maggio 2018 alle 6:11 in Asia India

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In India, 5 civili sono stati uccisi e oltre 50 feriti durante la repressione violenta di centinaia di manifestanti separatisti da parte delle truppe governative, le quali erano state accolte con lancio di pietre mentre eseguivano un’operazione contro i militanti nel Kashmir.

Nella giornata di domenica 6 maggio, alcuni membri dei servizi di sicurezza indiani hanno ucciso 5 militanti nel corso di un’operazione che stava avvenendo nella porzione di Kashmir controllata dal governo indiano. A detta di S.P. Vaid, il direttore generale della polizia del Kashmir, tra le vittime vi sono Saddam Padder, un comandante dell’organizzazione militante separatista conosciuta con il nome di Hizbul Mujahideen, e Mohammad Rafi Bhat, un professore nativo della regione e sospettato di legami con gruppi militanti. Almeno 10 dei civili feriti sono stati colpiti da proiettili, e altri 4, anch’essi trafitti da armi da fuoco, si trovano in condizioni critiche; a riferirlo all’agenzia di stampa Reuters è stato un ufficiale della polizia locale, il quale ha chiesto di parlare in condizioni di anonimato, in quanto non sarebbe tenuto a divulgare tali informazioni ai media. La polizia ha reso noto che i militanti sono stati uccisi in uno scontro a fuoco che è durato diverse ore e che è avvenuto nel distretto di Shopian, situato nella divisione della Valle del Kashmir. Un portavoce delle forze dell’ordine ha commentato che le circostanze in cui sono stati uccisi i civili sono al momento sotto indagine.

Domenica 6 maggio, in seguito a tali vicende, l’alleanza separatista del Kashmir, ossia la Joint Resistance Leadership, ha chiesto ai sostenitori della causa di marciare, il giorno seguente, fino all’ufficio del capo ministeriale di Srinagar, per protestare contro lo spargimento di sangue delle forze dell’ordine. Mirwaiz Umar Farooq, presidente del movimento politico All Parties Hurriyat Conference (APHC), ha commentato: “Non ci sono parole per esprimere il dolore della tragedia che si sta susseguendo nel distretto di Shopian, mentre il bilancio dei civili uccisi brutalmente dalle forze dell’ordine continua a salire”. Nella precedente giornata di sabato 5 maggio, le forze di sicurezza avevano già ucciso 3 militanti separatisti. Un testimone ha riferito a Reuters che sia i servizi ferroviari sia l’accesso a internet nella regione sono stati temporaneamente sospesi in seguito agli omicidi di domenica.

Già nel mese antecedente, il 1 aprile, le forze di sicurezza avevano aperto il fuoco su alcuni manifestanti separatisti che lanciavano loro pietre per impedire lo svolgimento delle operazioni militari in un villaggio del Kashmir meridionale. In tale occasione, almeno 12 persone, tra cui 8 militanti separatisti, 2 soldati e 2 civili, erano rimaste uccise negli scontri a fuoco, in uno dei combattimenti più violenti scoppiati nella zona dall’inizio dell’anno. Gli episodi di violenza nel Kashmir sono aumentati nel corso degli ultimi due mesi e, dall’inizio del 2018 ad oggi, nella regione sono state uccise 131 persone, tra cui 72 militanti separatisti, 31 civili e 28 membri delle forze governative.

Fazioni di separatisti di religione musulmana, spesso affiliate a gruppi jihadisti o da essi o appoggiate, sono operative nella regione dalla fine degli anni Ottanta, e organizzano sommosse violente contro il governo indiano, nella porzione del Kashmir che si trova sotto l’amministrazione indiana. L’India, allo stato attuale, controlla circa metà del Kashmir, mentre il Pakistan controlla un terzo della regione, e la Cina il restante territorio. In particolare, la parte centro-meridionale del Kashmir, il Jammu e Kashmir, è amministrata dall’India. I pakistani musulmani sono stati accusati più volte dalle autorità indiane di fornire materiali e armi ai ribelli separatisti del Kashmir indiano per aiutarli a insorgere. I pakistani hanno respinto tali accuse.

All Parties Hurriyat Conference (APHC) è un movimento politico costituitosi il 10 marzo 1993, e rappresenta l’alleanza di 26 organizzazioni politiche, sociali e religiose del Kashmir. Tale movimento è volto a ottenere il diritto di autodeterminazione in base alla risoluzione 47 del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite, e il suo obiettivo principale è quello di avere un governo islamico in Jammu e Kashmir e al contempo liberare le regioni tra India e Pakistan.

 

Sicurezza Internazionale è il primo quotidiano italiano dedicato alla politica internazionale.

Consultazione delle fonti inglesi e redazione a cura di Claudia Castellani

di Redazione

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