Israele: minacce di morte contro Al-Assad

Pubblicato il 7 maggio 2018 alle 12:40 in Israele Siria

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Il ministro dell’Energia israeliano, Yuval Steinitz, ha minacciato il presidente siriano, Bashar Al-Assad, di morte e di rovesciamento del suo governo, se continuerà a permettere all’Iran di attaccare Israele dal suo territorio nazionale.

Lunedì 7 maggio, in un’intervista rilasciata all’agenzia di stampa israeliana Ynet News, il ministro israeliano ha dichiarato: “Israele non è stato coinvolto nella guerra civile siriana fino a oggi. Se il presidente siriano, Bashar Al-Assad, continuerà a consentire agli iraniani di operare fuori dalla Siria, Israele lo eliminerà e rovescerà il suo regime” e ha aggiunto: “Se Al-Assad permetterà all’Iran di trasformare la Siria in una base militare contro di noi, per attaccarci dal territorio siriano, dovrebbe sapere che questo determinerà la sua fine”. In questo contesto, Steinitz ha altresì affermato: “Al-Assad può permettere loro di attaccare Israele dal territorio siriano, oppure no. Può permettere loro di portare missili, sistemi antiaerei e droni all’interno della Siria, oppure no, e se lo fa, dovrebbe sapere che c’è un prezzo da pagare”.

Non è la prima volta che Steinitz minaccia il presidente siriano. Il 23 aprile, il ministro aveva affermato che, se Al-Assad avesse permesso a qualcuno di dichiarare guerra a Israele dal territorio siriano, avrebbe subito le conseguenze della sua decisione.

Le ultime dichiarazioni del ministro israeliano sono giunte dopo che, domenica 6 maggio, alcuni ufficiali della Difesa israeliana si erano detti convinti del fatto che l’Iran avrebbe presto lanciato un attacco contro Israele. Secondo un report, pubblicato dal quotidiano israeliano Jerusalem Post, domenica 6 maggio, l’Iran si starebbe preparando a lanciare una raffica di missili contro alcune postazioni militari, situate nel nord di Israele, attraverso il territorio siriano. Stando alle informazioni riferite dal documento, Teheran starebbe pianificando di utilizzare le milizie sciite di Hezbollah già schierate in Siria, le cui azioni verrebbero supervisionate dal capo delle Quds Force, unità speciale del Corpo delle guardie della rivoluzione iraniane, il generale Qasem Soleimani.

L’attacco iraniano costituirebbe una risposta all’attacco che aveva colpito la base aerea T-4, all’interno del territorio siriano, causando la morte di alcuni soldati iraniani. Il 9 aprile, la Siria e la Russia, che sostiene il presidente Bashar Al-Assad, avevano annunciato che, nella notte tra domenica 8 e lunedì 9 aprile, le forze di difesa siriane avevano intercettato 8 missili sparati contro la base T-4, situata nel villaggio di Tiyas, nel governatorato di Homs. Il bilancio delle vittime dell’attacco era stato di 14 morti, tra cui 7 iraniani, e numerosi feriti. Inizialmente, gli Stati Uniti erano stati accusati di aver condotto il raid, mentre, successivamente, il 16 aprile, il quotidiano americano New York Times, citando fonti militari israeliane, aveva attribuito la responsabilità dell’attacco a Israele.

Secondo quanto riferito da Ynet News, lunedì 7 maggio, il generale Qasem Soleimani, avrebbe deciso di condurre l’attacco subito dopo la conclusione delle elezioni libanesi, dal momento che l’operazione dovrebbe coinvolgere anche le milizie sciite di Hezbollah, coinvolte nel processo elettorale libanese e alleate di Teheran.

Nelle ultime settimane, le tensioni tra Israele e Iran sono aumentate in modo considerevole, in particolare dopo che, nella serata di venerdì 13 aprile, l’esercito israeliano aveva riferito che il drone iraniano, che si era infiltrato nello spazio aereo israeliano il 10 febbraio, passando attraverso i cieli della Giordania, sarebbe stato armato con esplosivo e inviato nel Paese per condurre un attacco contro lo Stato ebraico. Più recentemente, il 10 aprile, l’Iran e Israele si sono scambiati minacce reciproche, in merito al raid aereo che, nella notte tra domenica 8 e lunedì 9 aprile, aveva colpito la base aerea siriana T-4. In questo contesto, il Consigliere della Guida suprema iraniana per le questioni internazionali, Ali Akbar Velayati, aveva definito il raid aereo contro la struttura militare siriana, nel quale sono morti anche alcuni militari iraniani, “un crimine di Israele” e aveva dichiarato che “non sarebbe rimasto impunito”. Da parte sua, il ministro della Difesa israeliano, Avigdor Liberman aveva risposto alle minacce iraniane, affermando che Israele avrebbe fatto tutto il necessario per impedire all’Iran di stabilire una presenza militare permanente in Siria. Qualche giorno più tardi, il 17 aprile, Israele aveva riferito di essere preoccupato del fatto che il Corpo delle Guardie della Rivoluzione iraniana si preparasse a colpire il Paese, in risposta a un raid che era stato condotto contro la base aerea siriana T-4 lunedì 9 aprile. Il timore era dovuto al fatto che il giorno precedente, lunedì 16 aprile, il New York Times, citando fonti militari israeliane, aveva riferito che l’attacco sarebbe stato condotto da Israele.

In questo contesto, martedì 1 maggio, il primo ministro israeliano, Benjamin Netanyahu, ha rivelato di essere in possesso di 55.000 documenti che costituirebbero “le prove nuove e definitive del programma bellico nucleare iraniano”.

Sicurezza Internazionale è il primo quotidiano italiano dedicato alla politica internazionale.

Traduzione dall’inglese e redazione a cura di Laura Cianciarelli

di Redazione

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