Australia: centinaia di richiedenti asilo ancora nei centri di detenzione

Pubblicato il 7 maggio 2018 alle 19:10 in Asia Australia

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Il ministro degli Affari Interni australiano, Peter Dutton, ha dichiarato, lunedì 7 maggio, che centinaia di richiedenti asilo presenti nei centri di detenzione australiani potrebbero essere costretti a rimanervi per una quantità di tempo indefinita poiché nessun altro Paese sembra essere disposto ad accoglierli.

La politica di immigrazione australiana prevede che i richiedenti asilo, intercettati in mare nel tentativo di raggiungere le coste australiane, vengano trasportati nei centri di detenzione collocati in Papua Nuova Guinea e sull’isola di Nauru affinchè la loro domanda di asilo possa essere esaminata.

Il numero di richiedenti asilo detenuti nei centri australiani nell’Oceano Pacifico ammonta a circa 1500. I principali Paesi di provenienza sono Afghanistan, Pakistan, Sudan ed Iran.

“Stiamo continuando a confrontarci con Paesi terzi per cercare di risolvere la situazione. Tuttavia, vi sono pochissime prospettive, se non addirittura nessuna, all’orizzonte”, ha affermato il ministro Dutton.

Il 12 novembre 2016 il governo australiano aveva siglato un accordo con il governo di Washington in base al quale 1250 richiedenti asilo detenuti nei centri australiani sarebbero stati trasferiti negli Stati Uniti a seguito di approfondite ricerche. In cambio, il governo di Canberra aveva assicurato di essere disposta ad accogliere 30 rifugiati centro-americani detenuti in un centro in Costa Rica.

Nonostante il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, abbia definito tale accordo “stupido” , sono state avviate le procedure di indagine delle domande dei richiedenti asilo detenuti nei centri australiani in vista del loro futuro arrivo negli Stati Uniti.

Qualora gli Stati Uniti dovessero effettivamente accogliere 1250 richiedenti asilo, come previsto nell’accordo siglato dall’allora presidente Barack Obama, tuttavia, rimarrebbero ancora circa 300 persone nei centri di detenzione australiani.

La difficoltà della situazione è aggravata dalla mancanza di prospettive di integrazione per i richiedenti asilo costretti a rimanere in Papua Nuova Guinea o sull’isola di Nauru. “Non è possibile che centinaia di persone si stabiliscano in questi luoghi. Non vi sono servizi, non c’è lavoro né assistenza. Non vi è futuro”, ha dichiarato Ian Rintoul, portavoce di Refugee Action Coalition.

Sicurezza Internazionale è il primo quotidiano italiano dedicato alla politica internazionale.

Alice Barberis

di Redazione

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