Accordo sul nucleare: aumenta il prezzo del petrolio

Pubblicato il 7 maggio 2018 alle 15:13 in Iran USA e Canada

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I prezzi del petrolio greggio hanno raggiunto i livelli più alti da novembre 2014, a causa delle crescenti tensioni tra Stati Uniti e Iran, secondo quanto riportato dal Financial Times. Lunedì 7 maggio, il prezzo del West Texas Intermediate, greggio americano di riferimento, è arrivato a 70,24 dollari al barile. Il costo del greggio Brent, estratto dal Mare del Nord e utilizzato per la determinazione dei prezzi di due terzi dell’offerta mondiale di petrolio, ha raggiunto i 75,76 dollari al barile.

Secondo il Financial Times, l’avvicinarsi della scadenza del 12 maggio per la deroga alle sanzioni sta influenzando il mercato del greggio. Il presidente americano Donald Trump ha minacciato di abbandonare l’accordo sul nucleare, firmato il 14 luglio 2015 tra Teheran e Regno Unito, Francia, Stati Uniti, Russia, Cina e Germania. Da parte sua, il presidente iraniano, Hassan Rouhani, ha affermato il 6 maggio 2018 che gli Stati Uniti andranno incontro a uno “storico rimorso”, se abbandoneranno l’accordo sul nucleare.

I prezzi del greggio avevano beneficiato durante l’anno corrente di un aumento della domanda negli Stati Uniti e della diminuzione dell’offerta da parte dell’Opec e della Russia, ma tutto il mercato energetico risente fortemente dei rischi di un possibile aumento delle tensioni tra Washington e Teheran. Aumentano anche i prezzi dell’energia sul mercato asiatico, crescendo fino all’1,3% in Giappone e dello 0,8% in Australia.

L’Asia rappresenta un partner importante per l’Iran. Il 60% delle esportazioni della Repubblica Islamica nel settore energetico sono infatti dirette in India e in Cina, quest’ultimo è uno dei firmatari degli accordi sul nucleare. Secondo David Jalilvand, un analista dell’Oxford Institute for Energy Studies, le incertezze delle compagnie occidentali sulle sanzioni all’Iran, stanno contribuendo alla diversificazione dei finanziamenti nel settore energetico iraniano, a favore di compagnie russe ed asiatiche.

Il mercato petrolifero aveva già subito un rialzo dopo le dichiarazioni di Israele sull’utilizzo militare del nucleare iraniano. Il prezzo del greggio Brent era arrivato fino ai 75,47 dollari al barile lunedì 30 aprile 2018, a seguito delle affermazioni di Tel Aviv. Parlando in televisione dalla sede del ministero della difesa israeliano, Netanyahu aveva affermato di essere in possesso di 55.000 documenti “copia esatta degli originali provenienti dagli archivi segreti di Teheran”. Per questo motivo, il governo di Israele ha chiesto ufficialmente al presidente americano Donald Trump di far saltare l’intesa. Secondo il Financial Times, i prezzi del petrolio continueranno a seguire gli andamenti dei rapporti diplomatici fino all’importante scadenza rappresentata dal 12 maggio.

Le sanzioni imposte dal 2012 al 2015 avevano avuto l’effetto di diminuire le esportazioni iraniane di petrolio di più di 1 milione di barili al giorno. Secondo quanto riportato dal Financial Times, l’impatto previsto in caso di ritiro unilaterale degli Stati Uniti dall’accordo non sarà elevato quanto quello della prima parte del decennio. Tuttavia, i mercati rimangono estremamente diffidenti. La Russia e l’Opec hanno già tagliato la produzione, diminuendo l’offerta mondiale di petrolio. Al momento, la produzione ed esportazione di petrolio di Teheran è tornata al livello precedente alle sanzioni. 

Sicurezza Internazionale è il primo quotidiano italiano dedicato alla politica internazionale.

Maria Grazia Rutigliano

di Redazione

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