Tunisia: prime elezioni comunali libere dal 2011

Pubblicato il 6 maggio 2018 alle 17:27 in Africa Tunisia

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Domenica 6 maggio, i cittadini tunisini hanno partecipato alle prime elezioni comunali libere dalla rimozione del presidente Zine El Abidine Ben Ali e del suo governo, avvenuta nel 2011.

Il presidente della Tunisia, Caid Essebsi, sabato 5 maggio ha richiesto una “partecipazione massiva” alle elezioni, ma gli analisti si aspettano pochi afflussi alle urne. Secondo Al Jazeera in lingua inglese, l’interesse dei tunisini nelle elezioni è attenuato dalle continue lotte contro la corruzione e la povertà. Le urne sono state aperte alle 8 di mattina e chiuderanno alle 18 ora locale, ma risultati ufficiali verranno comunicati nei giorni a venire.

Il popolo eleggerà i consiglieri comunali che, a metà giugno, voteranno a loro volta per scegliere i sindaci. Sono più di 57.000 i candidati alle cariche in 350 municipalità tunisine. La metà di essi sono giovani e donne, che rappresentano circa il 49% dei candidati, in parte grazie alle misure legali approvate negli ultimi anni per incoraggiare le pari opportunità. In tutto, quasi la metà dei candidati sono indipendenti, e molti di loro sono totalmente nuovi nel panorama politico. Tuttavia, gli esperti hanno predetto che i due partiti politici più importanti del Paese, l’islamista Movimento della Rinascita o Ennahdha e l’antico Appello alla Tunisia o Nidaa Tounes, prevarranno in quasi ogni distretto.

Circa 60.000 membri del personale militare e della polizia sono stati mobilizzati per le elezioni. La Tunisia si trova ancora in stato di emergenza, imposto nel 2015, dopo una serie di attacchi mortali al Paese.

Reuters ha definito la Tunisia l’unico successo democratico della Primavera Araba, grazie al rovesciamento del regime autocratico di Ben Ali, avvenuto evitando che scoppiassero maggiori violenze o si instaurasse un ulteriore governo autoritario. Dal 2011, la Tunisia ha tenuto solamente elezioni presidenziali e parlamentari, mentre le elezioni comunali sono state rimandate per 4 volte a causa di problematiche politiche, amministrative e logistiche. Le elezioni comunali facevano parte delle richieste della rivoluzione e sono pertanto state inserite nella nuova Costituzione del Paese; inoltre, rappresentano il primo passo verso la decentralizzazione del potere dalla fine del governo di Ben Ali. Tuttavia, alcuni cittadini ritengono che le elezioni comunali non cambieranno la situazione nella quale imperversa la Tunisia. A queste elezioni seguiranno quelle legislative e presidenziali, che si terranno nel 2019.

La Primavera Araba fu innescata dal gesto di un fruttivendolo tunisino, Mohamed Bouazizi, che il 17 dicembre 2010 si diede fuoco per protestare contro il sequestro della sua merce da parte della polizia. Dieci giorni dopo, il movimento di protesta si diffuse anche nella capitale del Paese, Tunisi, dove alcuni giovani disoccupati protestarono per le strade della città e vennero duramente respinti dalla polizia. Nonostante un rimpasto di governo, avvenuto il 29 dicembre, le rivolte nel Paese non si placarono e il 13 gennaio Ben Ali, allora presidente, in un discorso televisivo promise che avrebbe lasciato il potere nel 2014 e avrebbe garantito la libertà di stampa. Tuttavia, le proteste non si calmarono e un’ora dopo venne imposto il coprifuoco sulla Tunisia e decretato lo stato di emergenza. In serata venne dato l’annuncio che Ben Ali, dopo 24 anni al potere, aveva lasciato il Paese. Dopo la cacciata dell’ex leader, si insediò un governo provvisorio, contro il quale continuarono le proteste. A dicembre 2011 venne infine eletto presidente Moncef Marzouki, predecessore dell’attuale leader tunisino, Caid Essebsi.

Sicurezza Internazionale è il primo quotidiano italiano dedicato alla politica internazionale.

Traduzione dall’inglese e redazione a cura di Chiara Romano

di Redazione

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