Palestina: esplosione uccide 6 uomini di Hamas

Pubblicato il 6 maggio 2018 alle 10:24 in Israele Palestina

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Un’esplosione avvenuta a Deir el-Balah, nella Striscia di Gaza, ha ucciso 6 uomini armati di Hamas e ne ha feriti altri 3, sabato 5 maggio.

Il gruppo terroristico Hamas ha rilasciato una dichiarazione in seguito all’accaduto, definendo l’incidente un “deplorevole crimine zionista” e spiegando che l’esplosione è avvenuta durante una “complessa operazione relativa all’intelligence e alla sicurezza”. Il gruppo ha definito le vittime “martiri”. Tuttavia, le circostanze esatte dell’incidente non sono chiare.

Israele ha negato il suo coinvolgimento nell’esplosione, secondo quanto riportato da un portavoce delle Forze di Difesa Israeliane (IDF). I media palestinesi, invece, hanno definito l’accaduto “un incidente lavorativo”. The Times of Israel ha speigato che vengono così descritte le detonazioni accidentali di esplosivi preparati dai gruppi terroristici della Striscia di Gaza. Alcune fonti dell’area hanno riportato che gli uomini stavano cercando di smantellare un vecchio missile israeliano che non era esploso.

Israele ha ritirato le sue truppe e i suoi abitanti da Gaza nel 2005 ma, per ragioni di sicurezza, continua a mantenere un blocco navale sulla costa dell’area, limitando gli spostamenti dei palestinesi e dei beni attraverso le frontiere. Al momento, al confine tra Gaza e Israele è in corso una protesta, nota con il nome di Marcia del Ritorno, cominciata il 30 marzo, data in cui cade lo Yom Al-Ard, il Giorno della Terra, ovvero il giorno in cui i palestinesi commemorano l’uccisione di 6 cittadini arabi di Israele da parte delle forze di sicurezza israeliane, avvenuta il 30 marzo 1976, durante le manifestazioni contro la confisca dei territori palestinesi nel nord di Israele. La protesta si concluderà il 15 maggio, giorno in cui si celebra il Giorno della Nakba, in cui il popolo palestinese commemora l’esodo di centinaia di migliaia di palestinesi dal territorio di Israele, avvenuto nel 1948, anno della creazione dello Stato di Israele, la cui indipendenza viene festeggiata il giorno precedente, il 14 maggio.

Le manifestazioni avrebbero dovuto essere pacifiche, tuttavia, durante i primi sei venerdì di protesta, si sono verificati scontri violenti tra i soldati israeliani e i manifestanti, che hanno portato alla morte di 49 palestinesi e al ferimento di centinaia di persone. Le truppe israeliane hanno risposto alle manifestazioni dei palestinesi aprendo il fuoco, suscitando le critiche della comunità internazionale, che ha già avviato una serie di indagini indipendenti sull’accaduto. Israele, da parte sua, ha difeso la sua posizione e l’uso della violenza contro i manifestanti.

L’obiettivo della protesta è il ritorno dei rifugiati palestinesi nei territori in cui adesso sorge Israele, una delle questioni discusse nei negoziati di pace tra le due parti. Il popolo palestinese considera il ritorno nei territori israeliani un diritto, che dovrebbe essere garantito dal diritto internazionale. Al contrario, Israele considera la questione una richiesta politica che dovrebbe essere discussa durante il processo di pace. Secondo quanto riferito dall’agenzia di stampa Reuters, Israele avrebbe rifiutato la possibilità del ritorno dei palestinesi poiché teme che l’afflusso di un numero così alto di palestinesi possa ridurre la maggioranza ebraica nel territorio e avrebbe proposto che i palestinesi si stabiliscano nel futuro Stato di Palestina, che includerebbe la Striscia di Gaza e la Cisgiordania, i territori che erano stati occupati nella guerra del 1967.

Sicurezza Internazionale è il primo quotidiano italiano dedicato alla politica internazionale.

Traduzione dall’inglese e redazione a cura di Chiara Romano

di Redazione

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