Israele non concorrerà più per il seggio presso il Consiglio di Sicurezza dell’Onu

Pubblicato il 6 maggio 2018 alle 6:04 in Israele Medio Oriente

FacebookTwitterLinkedInEmailCopy Link

Venerdì 4 maggio, Israele ha annunciato di non voler più concorrere per il seggio temporaneo presso il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite.

Il prossimo 8 giugno, i 193 membri dell’Assemblea Generale dell’Onu decideranno quali saranno i 5 nuovi membri che cominceranno un mandato biennale presso il Consiglio di Sicurezza, che comincerà l’1 gennaio 2019. Israele, Germania e Belgio erano in corsa per conquistare uno dei due seggi destinati al gruppo dei Paesi dell’Europa Occidentale e Altri. Per assicurare una corretta rappresentazione geografica al Consiglio di Sicurezza, oltre ai 5 membri permanenti dell’ente, ossia Stati Uniti, Regno Unito, Francia, Cina e Russia, l’Onu garantisce 5 seggi per i Paesi africani e asiatici, 1 per gli Stati dell’Europa dell’est, 2 per l’America Latina e i Caraibi e 2 per i l’Europa occidentale e altri Paesi.

La missione israeliana presso le Nazioni Unite ha rilasciato una dichiarazione, spiegando che, in futuro, il Paese cercherà nuovamente di guadagnarsi il seggio. “Continueremo a lavorare con i nostri alleati per permettere a Israele di esercitare il suo diritto di partecipazione e inclusione nei processi decisionali alle Nazioni Unite”. Secondo Reuters, una fonte dell’Onu rimasta anonima ha spiegato che Israele si sarebbe ritirato a causa delle basse possibilità di vincita.

L’Autorità Palestinese aveva dichiarato che stava prendendo forma una campagna, guidata dagli Stati arabi, per bloccare la candidatura di Israele presso il Consiglio di Sicurezza. Riyad al-Maliki, l’ambasciatore israeliano presso l’Onu, ha dichiarato che gli sforzi palestinesi stavano ricevendo consensi anche da parte degli alleati europei. “Un Paese che viola le leggi e le convenzioni internazionali e le Risoluzioni e i principi delle Nazioni Unite non può sedersi e dettare il futuro della sicurezza e della pace nel mondo” ha aggiunto Maliki.

Sabato 5 maggio, la Germania ha dichiarato che, se vincerà un seggio, concentrerà i suoi sforzi per salvaguardare gli interessi e la sicurezza degli israeliani. Anche se Israele ha ritirato la propria candidatura, Germania e Belgio dovranno necessariamente ottenere più dei due terzi dei voti dell’Assemblea Generale per essere eletti.

Ad aprile, la Germania aveva respinto alcune accuse da parte degli attivisti pro-Israele degli Stati Uniti, secondo i quali Berlino avrebbe violato un accordo, stipulato quasi 20 anni fa, che avrebbe dovuto garantire a Israele di concorrere incontrastato per il seggio all’Onu. Berlino ha spiegato che tale accordo è inesistente. Tuttavia, Richard Grenell, il nuovo ambasciatore statunitense in Germania, eletto giovedì 3 maggio, ha affermato che, negli anni ’90, gli Stati Uniti avevano fatto da intermediari per un patto stretto tra i membri del gruppo Onu dei Paesi dell’Europa Occidentale e Altri, per consentire a Israele di concorrere incontrastato per il posto. Grenell aveva rilasciato a riguardo un post su Twitter, il 14 marzo: “Israele ha atteso per 19 anni! Gli Stati Uniti devono esigere che l’Europa rispetti la parola data!”. I funzionari diplomatici tedeschi hanno ulteriormente negato che un accordo del genere sia mai stato stipulato, mentre la missione israeliana presso le Nazioni Unite non ha rilasciato alcun commento riguardo le affermazioni di Grenell.

Sicurezza Internazionale è il primo quotidiano italiano dedicato alla politica internazionale.

Traduzione dall’inglese e redazione a cura di Chiara Romano

di Redazione

Al fine di migliorare la tua esperienza di navigazione, questo sito utilizza i cookie di profilazione di terze parti. Chiudendo questo banner o accedendo ad un qualunque elemento sottostante acconsenti all’uso dei cookie.