Iran: se USA lasciano accordo nucleare, se ne pentiranno

Pubblicato il 6 maggio 2018 alle 10:38 in Iran USA e Canada

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Il presidente iraniano, Hassan Rouhani, ha affermato che gli Stati Uniti andranno incontro a uno “storico rimorso”, se abbandoneranno l’accordo sul nucleare firmato il 14 luglio 2015 con Teheran e i Paesi occidentali.

In un discorso andato in onda sulla televisione di stato nella mattina di domenica 6 maggio, Rouhani ha dichiarato che l’Iran ha già definito le sue prossime mosse per far fronte a qualsiasi decisione verrà presa, entro il 12 maggio, dal presidente americano, Donald Trump, il quale ha contemplato l’ipotesi di recedere dal Joint Comprehensive Plan of Action (JCPOA). Il presidente iraniano ha affermato: “Le direttive necessarie sono state affidate alle organizzazioni di competenza e all’Organizzazione per l’Energia Atomica Iraniana (AEOI). Se l’America lascia l’accordo nucleare, andrà incontro a uno storico rimorso”. Anche l’ambasciatore iraniano presso il Regno Unito, Hamid Baeidinejad, si è espresso sull’argomento, sottolineando che, se gli Stati Uniti lasceranno il patto, Teheran è pronta a retrocedere e tornare alla situazione esistente prima della stipula dell’accordo.

II ministro degli Esteri di Teheran, Javad Zarif, nella giornata di giovedì 3 maggio aveva affermato: “L’Iran non si lascia intimidire da futili tentativi di bullismo. Se gli Stati Uniti continuano a violare l’accordo, o se si ritirano da esso, il nostro Paese eserciterà il diritto di rispondere come più ci piace”. Zarif ha altresì spiegato che Washington deve accettare che su di lei ricade la responsabilità delle conseguenze che la scelta del presidente Trump innescherà. Zarif aveva già toccato l’argomento del comportamento statunitense, tacciandolo di bullismo, quando aveva dichiarato: “In 11 occasioni, il comitato delle Nazioni Unite ha confermato che l’Iran ha adempiuto a tutti i suoi obblighi. Al contrario, gli USA hanno violato l’accordo, in particolare, bullizzando gli altri affinché non facessero affari con l’Iran”.

In merito alla questione dell’accordo sul nucleare, giovedì 3 maggio, la televisione di stato iraniana aveva trasmesso le parole del Consigliere della Guida suprema iraniana per le questioni internazionali, Ali Akbar Velayati, il quale aveva dichiarato: “Se gli Stati Uniti si ritireranno dall’accordo sul nucleare, allora noi non ci rimarremo”. Il Consigliere della Guida suprema ha tenuto altresì a ribadire che l’Iran accetterà il patto così come era stato concepito, e non ammetterà alcun cambiamento.

Nella medesima giornata, per la prima volta dalla firma dell’accordo sul nucleare, l’impianto di arricchimento dell’uranio di Fordow, in Iran, è stato aperto e vi sono cominciate alcune attività. Nel mese di aprile, il governo iraniano aveva avvertito che, qualora gli Stati Uniti avessero deciso di ritirarsi dall’accordo sul nucleare, il Paese avrebbe aumentato del 20% la sua attività di arricchimento dell’uranio, e in tempi molto brevi. Già a gennaio 2012, l’Agenzia internazionale per l’energia atomica (IAEA), congiuntamente alle Nazioni Unite, annunciò che l’uranio presente nella struttura era stato arricchito del 20%. In seguito alla firma del patto sul nucleare, molte centrifughe, impiegate nel processo di arricchimento, erano state smantellate.

Trump ha minacciato a più riprese di porre fine al Joint Comprehensive Plan of Action (JCPOA), il quale a suo dire sarebbe il peggior patto mai stipulato dal suo Paese. Sin dal suo insediamento alla Casa Bianca, il leader statunitense ha sempre criticato il Joint Comprehensive Plan of Action (JCPOA), un accordo firmato il 14 luglio 2015 da Iran, Germania e i 5 membri permanenti del Consiglio di Sicurezza dell’Onu, ossia Stati Uniti, Gran Bretagna, Francia, Russia e Cina. Il patto prevede la sospensione di tutte le sanzioni nucleari imposte precedentemente contro l’Iran dall’Unione Europea, dalle Nazioni Unite e dagli USA, in cambio della limitazione delle attività nucleari da parte del Paese mediorientale. Il 13 settembre 2017, il leader della Casa Bianca aveva annunciato la de-certificazione del JCPOA, incaricando il Congresso di modificare la legislazione relativa, al fine di contrastare più efficacemente il programma missilistico iraniano, in quanto il patto non impedisce all’Iran di testare missili. In tale contesto, l’Unione Europea si è schierata a favore dell’accordo nucleare, andando contro alla decisione del presidente americano che, il 12 gennaio 2018, aveva certificato l’accordo nuovamente, ma “per l’ultima volta”. In tale occasione, Trump ha fissato un ultimatum sull’accordo: il 12 maggio è il termine ultimo entro il quale i leader europei devono risolvere i “terribili difetti del patto”, pena l’abbandono da parte degli Stati Uniti. Nonostante tale data ufficiale, il presidente ha più volte suggerito che la sua nazione potrebbe abbandonare il trattato anche prima dello scadere dell’ultimatum, qualora non si assista a progressi significativi nelle negoziazioni sugli emendamenti allo stesso.

 

Sicurezza Internazionale è il primo quotidiano italiano dedicato alla politica internazionale.

Consultazione delle fonti inglesi e redazione a cura di Claudia Castellani

di Redazione

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