USA sospendono protezione temporanea per 57.000 honduregni

Pubblicato il 5 maggio 2018 alle 9:56 in America centrale e Caraibi USA e Canada

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Venerdì 4 maggio, l’amministrazione Trump ha comunicato che il 5 gennaio 2020 metterà fine alla protezione temporanea per più di 57.000 honduregni arrivati negli Stati Uniti subito dopo l’uragano Mitch del 1998.

Il Dipartimento di Stato americano ha spiegato che la finestra di 18 mesi permetterà a tutti coloro che devono tornare di organizzare la loro partenza o di trovare un modo alternativo e legale di rimanere nel Paese. Questa è l’ultima di una serie di decisioni presa dal presidente statunitense, Donald Trump, per porre fine allo status di protezione temporanea garantito agli immigrati che fuggono da disastri naturali o conflitti violenti. La Casa Bianca, in precedenza, aveva revocato la protezione anche a coloro provenienti da Sudan, Nicaragua, Nepal, Haiti ed El Salvador, che contano circa 195.000 membri negli Stati Uniti.

I democratici si sono opposti a questa decisione del leader statunitense, mentre i gruppi dei diritti umani, come ad esempio Medici Senza Frontiere, hanno sottolineato la loro preoccupazione per quanto riguarda la sicurezza delle persone che verranno rimpatriate. L’Honduras, infatti, ha il numero più alto di omicidi del continente americano, a causa delle violenze messe in atto dalle gang.

Il governo dell’Honduras si è detto “profondamente dispiaciuto della cancellazione del programma” e ha promesso aiuti legali e supporto consolare gratuito per tutti gli honduregni che vivono negli Stati Uniti. Inoltre, Marlon Tabora, l’ambasciatore dell’Honduras, ha dichiarato che attualmente i Paesi dell’America centrale non sono in grado di gestire il rimpatrio di migliaia di persone. Trump non ha rilasciato una dichiarazione riguardo la sua decisione, ma nella giornata di venerdì ha pubblicato un post su Twitter, dove ha spiegato che il confine statunitense era sotto assedio, invitando il Congresso ad approvare decreti che rafforzino le leggi sull’immigrazione.

Trump si riferisce al fatto che, di recente, numerosi richiedenti asilo sono arrivati al confine con il Messico per entrare nel Paese. Infatti, nella stessa giornata di venerdì 4 aprile, 70 tra uomini, donne e bambini sono riusciti a entrare negli Stati Uniti. Si tratta del più numeroso gruppo mai accettato dai funzionari del Paese, da quando un’altra carovana di centinaia di migranti era stata bloccata in Messico, lunedì 23 aprile. I rifugiati provengono da Honduras, El Salvador e Guatemala. La settimana passata, quasi 400 persone avevano raggiunto la città di Tijuana, in Messico, con l’intenzione di entrare negli Stati Uniti per chiedere asilo. Tuttavia, il processo è lungo, complesso e indefinito e potrebbe terminare con l’espulsione dal Paese, pertanto molti di loro avevano deciso di rimanere in territorio messicano, almeno per il momento. Sono in tutto 228 le persone che, invece, hanno attraversato il confine con gli Stati Uniti dal fine settimana scorso.Un’altra carovana di migranti era giunta nei pressi del confine fra Messico e Stati Uniti il 6 aprile.

Dall’inizio di aprile il leader della Casa Bianca aveva lanciato una serie di post su Twitter, invitando le autorità messicane a bloccare il fenomeno migratorio, minacciando altresì di abrogare l’Accordo nordamericano per il libero scambio, noto anche come NAFTA, a causa dell’incapacità delle autorità messicane di bloccare i flussi di migranti. In precedenza, il 4 aprile, Trump aveva aumentato la presenza dell’esercito al confine con il Messico, attraverso l’intervento della Guardia Nazionale.

Sicurezza Internazionale è il primo quotidiano italiano dedicato alla politica internazionale.

Traduzione dall’inglese e redazione a cura di Chiara Romano

di Redazione

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