Missione ONU in Libia: 4 morti e 27 feriti civili nel mese di aprile

Pubblicato il 5 maggio 2018 alle 6:15 in Africa Libia

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La Missione di Supporto delle Nazioni Unite in Libia (UNSMIL) ha dichiarato che 4 persone sono rimaste uccise e 27 sono state ferite, nel corso delle ostilità che si sono verificate nel Paese nordafricano dall’1 al 30 aprile 2018.

Secondo il report sui diritti umani, rilasciato da UNSMIL nella giornata di martedì 1 maggio, 3 uomini e un ragazzo sono rimasti uccisi, mentre 19 uomini, 5 donne, 2 ragazzi e una ragazza sono stati feriti. Un decesso e 13 feriti sono dovuti ai bombardamenti, mentre colpi di arma da fuoco hanno provocato un morto e 8 feriti. Tra le altre cause di vittime fra i civili, ci sono stati resti di esplosivi di guerra (ERW) responsabili di un decesso e tre feriti, e autobombe, che hanno causato un morto e 3 feriti.  

Per quanto riguarda la localizzazione geografica delle vittime, UNSMIL ha documentato un morto e 18 feriti a Sabha, città della Libia centro-meridionale, e tre morti e 9  feriti nella città nord-orientale di Bengasi. Secondo il report, inoltre, altri 10 morti e 11 feriti sarebbero dovuti a possibili violazioni del diritto internazionale umanitario, nonché abusi e violazioni dei diritti umani nelle città di Ajdabiya, al-Zawiya, Benghazi, Kufra, Misurata, Tripoli, Sabha e Surman.

La Missione di Supporto dell’ONU ha specificato che le cifre si riferiscono a persone uccise o ferite nel corso delle ostilità, e non a quelle direttamente coinvolte come partecipanti negli scontri. I dati si basano su informazioni raccolte e verificate da diverse fonti, tra cui attivisti per i diritti umani, funzionari civili, impiegati di governi e membri delle comunità locali, nonché testimoni oculari. L’UNSMIL ha inoltre affermato di aver verificato l’attendibilità di tutte le fonti, tramite l’esame di documenti, fotografie, cartelle cliniche e rapporti forensi.

Il consiglio rivoluzionario della Shura di Bengasi, un gruppo armato islamista libico vicino ad al Qaeda, è ritenuto responsabile di aver lasciato mine ed esplosivi nelle zone di Bengasi, che controllavano prima che la città fosse liberata, il 5 luglio 2017, dalle forze armate del generale Khalifa Haftar. L’UNSMIL non è stata in grado di determinare con certezza quali parti del conflitto abbiano provocato le altre vittime civili causate da ERW.

La Missione di Supporto dell’ONU ha poi specificato, nel dettaglio, le casualità che si ritiene siano dovute a violazioni dei diritti umani e del diritto umanitario internazionale.

In particolare, il 7 aprile erano stati ritrovati i resti di tre fratelli appartenenti alla famiglia Shirshari, in una foresta a sud di Surman, città sulla costa mediterranea della Libia, nella regione della Tripolitania. Al momento del rapimento, avvenuto nel dicembre del 2015, i ragazzi avevano un’età compresa tra i sette e i dodici anni. Non sono state ancora stabilite le cause esatte della morte.

Sempre il 7 aprile, un gruppo di uomini armati non identificati aveva aperto il fuoco contro lavoratori migranti sudanesi, durante un’incursione nei negozi situati in al-Zeit Street, a Bengasi, causando un morto e due feriti.

Diversi uomini armati in uniforme militare avevano sparato contro un veicolo civile vicino al distretto di Cufra, nella Libia sudorientale, il 10 aprile, ferendo una bambina di 12 anni e rubando tre telefoni cellulari dall’auto. I responsabili dell’episodio non sono ancora stati identificati.

Successivamente, un corpo maschile non identificato, con ferite da arma da fuoco, era stato ritrovato, a Sabha, l’11 aprile. Il giorno dopo, un uomo era stato ucciso e almeno altri quattro erano rimasti feriti durante una serie di sparatorie nella stessa città. Gli autori e le motivazioni dietro le sparatorie rimangono poco chiari.

Uomini armati non identificati alla guida di una Toyota, alcuni dei quali mascherati, avevano sparato a un veicolo civile, sulla strada tra la città di al-Murada e la città di al-Aqila, nel centro della Libia, il 19 aprile. Una bambina di quattro anni, rimasta ferita nella sparatoria, era morta dopo essere stata ricoverata all’ospedale di Ajdabiya, a circa 150 chilometri ad est di Aqila. Anche in questo caso, sia gli autori sia le motivazioni rimangono sconosciuti.

Il corpo di un uomo con le mani legate era stato scoperto nell’area di Abu Surra, il 22 aprile, ad al-Zawiya, città della Libia nordoccidentale. Successivamente, l’uomo era stato identificato come un imam salafita locale, scomparso da diversi mesi. Lo stesso giorno, un uomo di 27 anni era stato colpito a morte nella zona di Ben Ashour, a Tripoli, da alcuni uomini armati alla guida di un veicolo civile, non identificati.

Un paziente di etnia Tebu era stato portato via con la forza da uomini armati, il 24 aprile, dall’unità di terapia intensiva del Sabha Medical Center nella città di Sabha, in cui era ricoverato. L’uomo era stato sottoposto a un intervento chirurgico per ferite da arma da fuoco, che gli erano state inflitte nel corso di una rapina a mano armata avvenuta nel quartiere di Tayouri. Da allora, non si avevano più avute sue notizie.

Infine, il 28 aprile, il proprietario di un chiosco di verdura era stato coinvolto e ucciso nel fuoco incrociato tra due uomini armati nella zona di Zarouq, nella città di Misurata, a circa 210 km a sud-est di Tripoli.

Nel report, l’UNSMIL ha voluto ricordare “a tutte le parti coinvolte nel conflitto” l’obbligo di attaccare solo gli obiettivi militari, nel rispetto del diritto umanitario internazionale. In questo contesto, sono vietati gli attacchi ai civili e quelli che non distinguano tra civili e combattenti. Secondo quanto riferito dalla Missione ONU, gli attacchi che non rispettano questi parametri equivalgono a crimini di guerra, ed in quanto tali possono essere perseguiti dalla Corte penale internazionale.

La Libia è precipitata nel caos a seguito dell’uccisione del colonnello Muammar Gheddafi, che governava il Paese dal 1969, avvenuta il 21 ottobre 2011. Attualmente, in Libia sono presenti due governi rivali. Il primo, a Tripoli, è riconosciuto dalla comunità internazionale ed è stato creato con l’accordo di Skhirat, firmato il 17 dicembre 2015. È riuscito a installarsi nella capitale il 30 marzo 2016. Il secondo governo di Tobruk, invece, riconosce è sostenuto da Russia, Egitto ed Emirati Arabi Uniti. Ad oggi, il Paese non è ancora riuscito a compiere una transizione democratica.

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di Redazione

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