Libia: critiche le condizioni nel centro di detenzione di Zuwara

Pubblicato il 5 maggio 2018 alle 6:05 in Immigrazione Libia

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Circa 800 migranti sono trattenuti nel centro di detenzione di Zuwara, controllato dal governo di Tripoli, nella Libia occidentale, in condizioni estremamente gravi, senza acqua e cibo a sufficienza. E’ quanto denuncia un comunicato di Medici Senza Frontiere di venerdì 4 maggio, il quale spiega che la maggior parte di loro è intrappolata nella struttura da più di cinque mesi, dopo essere stata trattenuta per lungo tempo dai trafficanti di quelle aree. Il centro, come tutti gli altri che sono governati dall’autorità di Tripoli, ospita migranti che sono stati fermati per le strade o intercettati dalla guardia costiera libica mentre cercavano di attraversare il Mediterraneo.

In merito al centro di Zuwara, la responsabile del programma di emergenza di Medici Senza Frontiere, Karline Kleijer, ha affermato che “la situazione è critica”. Alcuni attivisti hanno evidenziato che le condizioni dei migranti in Libia sarebbero peggiorate da quando, a partire da giugno 2017, gli accordi con l’Italia per limitare gli afflussi in Europa avrebbero fatto calare drasticamente il numero di coloro che riescono effettivamente a lasciare il Paese. Secondo le dichiarazioni degli operatori di Medici Senza Frontiere, molti migranti vengono tenuti prigionieri dai trafficanti, che usano la tortura per estorcere denaro dalle loro famiglie. Lo stesso centro di detenzione di Zuwara, in passato, era stato uno snodo chiave per il traffico di migranti.

Il 6 dicembre 2017, l’indignazione della comunità internazionale per la condizione dei migranti africani in Libia, scatenata dalla pubblicazione, il 14 novembre scorso, di un video della CNN dove vengono mostrati rifugiati venduti come schiavi all’asta vicino a Tripoli, aveva fatto aumentare le operazioni di rimpatrio dalla Libia. In questo senso, molti centri sono stati chiusi negli ultimi mesi per i rimpatri decisi in base del programma di ritorni volontari umanitari promosso dall’Organizzazione Internazionale per le Migrazioni (IOM).

Martedì 1 maggio, L’Agenzia dell’ONU per i rifugiati (UNHCR) ha trasportato 88 migranti da Zuwara ad un altro centro di detenzione, a Tripoli, al fine di identificare i casi più vulnerabili e ridurre il grave sovraffollamento del campo. Nella struttura di Zuwara, come riportano le foto scattate dagli operatori di Medici senza Frontiere, i migranti sono costretti a vivere in spazi ristretti e non hanno la possibilità di sdraiarsi. La responsabile del programma di emergenza dell’ONG, ha sottolineato che “non è stata ancora pensata alcuna soluzione per le 800 persone che sono detenute nel campo”. E ha aggiunto: “Noi, Medici Senza Frontiere, chiediamo urgentemente a tutte le agenzie internazionali presenti in Libia, ai rappresentanti dei Paesi d’origine e alle autorità libiche di fare qualsiasi cosa in loro potere per risolvere la situazione di queste persone entro i prossimi giorni”.

La Libia costituisce ormai da anni il principale porto di partenza dei flussi migratori che, attraverso il Mediterraneo, tentano di raggiungere l’Italia e l’Europa. Da quando il regime del dittatore Muammar Gheddafi è stato rovesciato, nell’ottobre 2011, il Paese nordafricano non è mai riuscito a compiere una transizione democratica. Ancora oggi il potere politico è diviso in due governi: il primo a Tripoli, sotto l’influenza degli Stati Uniti e dell’Italia; il secondo a Tobruk, sotto l’influenza della Russia e dell’Egitto. I trafficanti di esseri umani approfittano di tale situazione di instabilità politica ed economica, con il risultato che i migranti sono vittima di abusi continui, venendo catturati per poi essere costretti ai lavori forzati.

Sicurezza Internazionale è il primo quotidiano italiano dedicato alla politica internazionale.

Chiara Gentili

di Redazione

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