Israele: ripresi i contatti con l’UNHCR per ricollocare i migranti africani

Pubblicato il 5 maggio 2018 alle 12:01 in Israele Medio Oriente

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Il governo israeliano ha ripreso i contatti con l’Alto commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati (UNHCR) per il graduale ricollocamento nei Paesi occidentali di migliaia di migranti africani che si trovano attualmente in Israele, la maggioranza dei quali sono sudanesi ed eritrei.

La notizia è stata confermata mercoledì 2 maggio dal ministro del Turismo israeliano, Yariv Levin, che ha spiegato che Israele cercherà di perfezionare l’accordo con l’ente delle Nazioni Unite firmato il 2 aprile. Il patto avrebbe consentito a 16.250 migranti di abbandonare Israele per recarsi in alcuni Paesi sviluppati, tra i quali Canada, Germania e Italia. Con tale accordo, Israele aveva deciso di legalizzare lo status di più di 16.000 migranti residenti nel Paese, mentre, da parte sua, l’UNHCR aveva promesso di gestirne il loro trasferimento, in un arco di tempo di 5 anni, verso Paesi occidentali da definirsi. Israele avrebbe altresì introdotto alcune soluzioni per altri 23.000 migranti che sarebbero rimasti nel Paese. Il giorno successivo, il 3 aprile, tuttavia, il premier israeliano, Benjamin Netanyahu, aveva annullato il progetto, a causa delle proteste da parte della destra politica. Levin ha spiegato che la maggiore rimostranza, nei confronti dell’accordo, riguardava il processo di legalizzazione dello status di persone infiltratesi in modo illegale nel Paese.

Israele sta altresì cercando di coinvolgere nel trasferimento dei migranti alcuni Paesi africani, offrendo incentivi economici. Mercoledì 2 gennaio, Netanyahu aveva annunciato che circa 38.000 migranti irregolari, la maggior parte dei quali di origine eritrea e sudanese, dovevano lasciare il Paese entro la fine di marzo, pena il carcere, dichiarando, inoltre, di aver stretto accordi con Ruanda e Uganda per l’accoglienza dei migranti. I due Paesi africani, tuttavia, avevano comunicato che tale accordo non esisteva.

Netanyahu aveva annunciato la sua decisione di ricollocare i migranti irregolari che si trovano in Israele spiegando che ogni Paese deve tutelare i propri confini e proteggerli dall’infiltrazione illegale. Secondo il progetto stabilito in materia, ogni immigrato che era entrato in Israele in maniera irregolare avrebbe ricevuto un biglietto aereo e l’equivalente di circa 2.900 euro per lasciare il Paese. Dopo il mese di marzo, termine ultimo stabilito dal governo, la somma sarebbe diminuita e coloro che avrebbero continuato a opporsi all’espatrio sarebbero stati arrestati.

La maggior parte degli immigrati in Israele proviene dall’Eritrea e dal Sudan. Molti di loro sono scappati a causa di guerre, difficoltà economiche e persecuzioni, ma il governo israeliano li considera migranti economici che minacciano le caratteristiche del Paese. Dei 27.500 eritrei e 7.800 sudanesi entrati in Israele dal 2007, solamente a 10 persone è stato riconosciuto lo status di rifugiati dalle autorità. Coloro costretti ad abbandonare Israele non potranno tornare nei propri Paesi d’origine, a causa dell’instabilità dei due Stati.

Sicurezza Internazionale è il primo quotidiano italiano dedicato alla politica internazionale.

Traduzione dall’inglese e redazione a cura di Chiara Romano

di Redazione

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