Iran: riaperto impianto di arricchimento di uranio

Pubblicato il 5 maggio 2018 alle 11:23 in Iran Medio Oriente

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Per la prima volta dalla firma dell’accordo sul nucleare, l’impianto di arricchimento dell’uranio di Fordow, in Iran, è stato aperto e vi sono cominciate alcune attività.

La notizia è stata diffusa dal Jerusalem Post, che ha pubblicato due foto, scattate dal satellite domenica scorsa e diffuse giovedì 3 maggio. Nelle immagini si notano nuovi edifici e alcuni autobus e veicoli parcheggiati all’esterno del complesso. Il sito di Fordow fa parte del programma nucleare dell’Iran, scoperto tramite immagini satellitari nel 2009. Il complesso è stato costruito sul lato di una montagna, per proteggerlo da qualsivoglia attacco proveniente da Israele.

A gennaio 2012, l’Agenzia internazionale per l’energia atomica (IAEA), congiuntamente alle Nazioni Unite, annunciò che l’uranio presente nella struttura era stato arricchito del 20%. In seguito alla firma del patto sul nucleare, molte centrifughe, impiegate nel processo di arricchimento, erano state smantellate.

La struttura di Fordow è stata citata dal premier israeliano, Benjamin Netanyahu, lunedì 30 aprile, durante un discorso con il quale accusava l’Iran di aver sviluppato un programma nucleare segreto. Per questo motivo, il governo di Israele ha chiesto ufficialmente al presidente americano, Donald Trump, di far saltare l’intesa.

Sin dalla sua campagna elettorale, il leader statunitense ha sempre criticato il Joint Comprehensive Plan of Action (JCPOA), un accordo firmato il 14 luglio 2015 da Iran, Germania e i 5 membri permanenti del Consiglio di Sicurezza dell’Onu, ovvero Stati Uniti, Gran Bretagna, Francia, Russia e Cina. Il patto prevede la sospensione di tutte le sanzioni nucleari imposte precedentemente contro l’Iran dall’Unione Europea, dalle Nazioni Unite e dagli USA, in cambio della limitazione delle attività nucleari da parte del Paese mediorientale. Il 13 settembre 2017, il leader della Casa Bianca aveva annunciato la de-certificazione del JCPOA, incaricando il Congresso di modificare la legislazione relativa, al fine di contrastare più efficacemente il programma missilistico iraniano, in quanto il patto non impedisce all’Iran di testare missili. L’Unione Europea si è subito schierata a favore dell’accordo nucleare, andando contro la decisione del presidente americano che, il 12 gennaio 2018, aveva certificato l’accordo nuovamente, ma “per l’ultima volta”, fissando il 12 maggio come termine ultimo entro il quale i leader europei devono risolvere i “terribili difetti del patto”, pena l’abbandono da parte degli Stati Uniti.

La Russia ha comunicato che, anche se Washington si ritirerà dal patto, da parte sua continuerà a rispettare i termini dell’accordo. Secondo quanto riportato dall’agenzia di stampa iraniana IRNA, il Ministero degli Esteri russo ha dichiarato che l’uscita degli Stati Uniti dal JCPOA faciliterà la cooperazione economica con l’Iran, aggiungendo che in tal caso, il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite dovrà porre fine alle sanzioni imposte contro Teheran. L’Unione Europea, invece, ha cominciato a lavorare a un piano che permetta loro di continuare ad avere contatti con l’Iran anche se Washington si tirerà fuori dal patto.

Se si verificherà tale evento, l’Iran ha comunicato che abbandonerà il JCPOA, minacciando altresì di manifestare reazioni “attese e inattese”. Il presidente iraniano, Hassan Rohuani aveva già minacciato gli Stati Uniti, dichiarando che se si fossero ritirati dal patto, l’Iran avrebbe risposto “in meno di una settimana”.

Sicurezza Internazionale è il primo quotidiano italiano dedicato alla politica internazionale.

Traduzione dall’inglese e redazione a cura di Chiara Romano

di Redazione

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