Francia: nuovo meccanismo per attribuire responsabilità degli attacchi chimici

Pubblicato il 5 maggio 2018 alle 10:43 in Europa Francia

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I Paesi occidentali stanno valutando una proposta francese volta a creare un nuovo meccanismo di controllo degli arsenali chimici mondiali, il quale permetterebbe di attribuire la responsabilità degli attacchi illegali ai diretti perpetratori degli stessi.

Il presidente francese, Emmanuel Macron, ha discusso il nuovo meccanismo con il presidente dell’Organizzazione per la Proibizione delle Armi Chimiche (OPAC), Ahmet Uzumcu, durante una visita diplomatica ai Paesi Bassi nel mese di marzo. Secondo le segnalazioni giunte all’agenzia di stampa Reuters da molteplici fonti, Parigi sta lavorando fianco a fianco con i suoi alleati occidentali sulla messa a punto di tale sistema e sulla rifinizione degli ultimi dettagli in merito. In base alle norme vigenti al momento, l’Organizzazione per la Proibizione delle Armi Chimiche (OPAC), con sede a L’Aia, nei Paesi Bassi, determina solo se i presunti attacchi chimici abbiano avuto luogo o meno; non viene condotta un’indagine sul colpevole o mandante di tali aggressioni illegali. La messa in vigore di un nuovo sistema di attribuzione della responsabilità degli attacchi chimici potrebbe sopperire a questa lacuna, la quale dal 2015 veniva colmata, in Siria, da un pannello investigativo congiunto delle Nazioni Unite e dell’OPAC, finché la Russia ha posto il veto al rinnovo del suo operato, nel mese di novembre 2017.

Un diplomatico francese di lungo corso ha affermato, in merito a ciò: “Relativamente alla Siria, tutto è in stallo presso il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite, e in generale stiamo assistendo a ripetute e sistematiche trasgressioni dei dettami multilaterali, tra cui la proliferazione delle armi chimiche. Abbiamo bisogno di un meccanismo che determini la responsabilità degli attacchi”. Infine, riferendosi al caso Skripal – ossia al tentato avvelenamento dell’ex agente segreto russo Sergeij Skripal e di sua figlia Yulia con sostanze illegali – il diplomatico ha concluso: “Salisbury è stata la goccia che ha fatto traboccare il vaso”.

La creazione di un nuovo meccanismo globale di responsabilità per l’uso di armi chimiche è tanto più importante in quanto si sta assistendo a un crescente numero di attacchi condotti con agenti nervini, da quando queste sostanze vennero dichiarate illegali dalla Convenzione internazionale sulle armi chimiche, firmata da 165 Paesi il 13 gennaio 1993 ed effettiva dal 29 aprile 1997. Tra gli esempi più recenti si citano il tentato omicidio del 66enne Sergeij Skripal e di sua figlia Yulia, 33enne, a Salisbury, in Inghilterra, il 4 marzo 2018, tramite la somministrazione dell’agente nervino Novichok, e l’assassinio di Kim Jong Nam, fratellastro del leader nordcoreano Kim Jong Un, presso l’aeroporto internazionale di Kuala Lumpur, in Malesia, il 13 febbraio 2017, tramite uso di gas nervino VX.

La recente proposta francese rischia di scontrarsi con le reticenze di alcuni Paesi, in particolare la Russia e l’Iran, ossia i due principali alleati del presidente siriano, Bashar al-Assad, nonché sostenitori del suo regime. Normalmente, le decisioni presso l’Organizzazione per la Proibizione delle Armi Chimiche (OPAC) vengono messe ai voti dal consiglio esecutivo dell’organo, composto da 41 membri, e per approvare una ratifica occorrono almeno 27 voti a favore. Le recenti iniziative che sono state messe ai voti presso l’OPAC, volte a condannare il regime siriano per l’uso di armi chimiche, non hanno ottenuto la soglia di consensi prevista. Una soluzione alternativa, in mancanza dell’approvazione di almeno 27 votanti necessaria alla ratifica del nuovo meccanismo proposto dalla Francia, è il ricorso a una conferenza plenaria dei 192 Stati dell’organizzazione; tale sessione può intervenire per assicurare la conformità alla Convenzione del 1997, la quale è stata ripetutamente violata tramite l’uso di gas sarin, gas al cloro e gas mostarda (iprite) in Siria, come anche negli eventi isolati avvenuti a Salisbury e Kuala Lumpur.

Dal veto della Russia, il Consiglio di Sicurezza dell’Onu si trova in fase si stallo in merito al modo di rimpiazzare il pannello d’inchiesta congiunto precedentemente condotto in cooperazione con l’OPAC. Lo scorso mese di aprile, il Consiglio di Sicurezza ha votato due proposte rivali, una avanzata da Washington, l’altra da Mosca, volte all’attuazione di nuove indagini in merito agli attacchi chimici avvenuti in Siria; entrambe sono state bocciate per mancanza di voti sufficienti. In seguito, la Francia, gli Stati Uniti e la Gran Bretagna hanno messo a punto una bozza volta a garantire un’ulteriore indagine indipendente per determinare chi sia il mandante dell’ultimo attacco chimico, avvenuto il 7 aprile a Douma, in Siria. Tuttavia, la Russia ha contestato che non c’è alcuna ragione per istituire un nuovo pannello di indagine, in quanto gli Stati Uniti e i loro alleati avrebbero già agito sia come giudici, sia come punitori dell’attacco. Le discussioni sull’indagine proposta dai tre Paesi si sono perciò arenate.

Nella notte tra venerdì 13 e sabato 14 aprile, gli Stati Uniti, insieme agli alleati francesi e inglesi, hanno lanciato oltre 100 missili contro la Siria in un’offensiva a scopo punitivo, in seguito alle prime conferme che il presidente siriano, Bashar al-Assad, sia stato il mandante dell’attacco chimico avvenuto a Douma.

 

Sicurezza Internazionale è il primo quotidiano italiano dedicato alla politica internazionale.

Consultazione delle fonti inglesi e redazione a cura di Claudia Castellani

di Redazione

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