Rep. Dem. del Congo: cobalto estratto da bambini schiavi

Pubblicato il 4 maggio 2018 alle 6:05 in Africa Rep. Dem. del Congo

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Nelle miniere non regolarizzate della Repubblica Democratica del Congo, l’estrazione del cobalto è condotta frequentemente attraverso lo sfruttamento del lavoro minorile. Le maggiori compagnie automobilistiche e tecnologiche dipendono fortemente dalle riserve di questo minerale, utilizzato per far funzionare macchine elettriche e smartphones. Ogni anno si producono nel Paese circa due terzi del fabbisogno mondiale di cobalto e quello estratto con l’impiego di bambini schiavi finisce spesso nelle catene di distribuzione delle più grosse multinazionali.

Questo è ciò che ha riportato, martedì 1 maggio, un’inchiesta della CNN condotta a partire dalle denunce che Amnesty International aveva diffuso nel gennaio 2016. L’emittente televisiva ha scovato una serie di piccole miniere che conducono operazioni di vendita e produzione del minerale in comunità locali congolesi. I commercianti sono stati ripresi mentre comprano cobalto nei mercati delle città senza verificare la provenienza o il metodo estrattivo. In seguito, grandi quantità del minerale comprato abusivamente vengono mandate in centri che, mischiandolo con il cobalto di altre miniere, lo utilizzano per costruire batterie che alimentano dispositivi come macchine elettriche e cellulari.

BMW, Volkswagen e Daimler, la multinazionale proprietaria del brand Mercedes, hanno riconosciuto le loro difficoltà nel rintracciare la fonte di produzione del cobalto che impiegano. BMW ha riferito che “si impegnerà nell’assicurare il rispetto dei massimi standard nelle condizioni di lavoro imposte dai nostri fornitori” e ha dichiarato di voler considerare la possibilità di comprare direttamente il cobalto dai minatori per evitare lo sfruttamento dei minori. Anche la Apple, secondo quanto riporta la CNN, sarebbe in trattativa per comprare il minerale direttamente dalle miniere regolari nella Repubblica Democratica del Congo. Volkswagen, che progetta di lanciare decine di nuove macchine elettriche, avrebbe deciso di introdurre nuove regole per i suoi fornitori al fine di assicurarsi che non vengano sfruttati minori. A dicembre 2017, aveva dichiarato: “Se qualunque fornitore o subfornitore non avesse aderito ai nostri standard, saremo costretti a interrompere la collaborazione in caso di dubbio”.

La CNN ha contattato molte altre compagnie per indagare sulle loro catene di distribuzione. Pur enunciando le iniziative e gli standard industriali promossi, la maggior parte di queste multinazionali non ha però fornito alcuna indicazione in merito ai fornitori. L’industria automobilistica Tesla, che utilizza parecchi chili di cobalto in ognuna delle sue batterie per auto, ha riferito alla CNN che gran parte del minerale non proviene dalla Repubblica Democratica del Congo e che la compagnia si rifornisce solo con materiali prodotti responsabilmente. Tuttavia, quando chiamata a confermare che il cobalto fosse completamente estratto senza l’impiego di manodopera minorile, Tesla avrebbe rifiutato di rispondere. Nel 2017, il bilancio finanziario della compagnia, presentato alla Commissione Sicurezza e Scambi statunitense, ha riconosciuto alcune lacune nella tracciabilità delle materie prime.

Dal 2012, la Commissione Sicurezza e Scambi ha introdotto una serie di regole per incentivare le compagnie a fornire dettagli sulle loro catene di distribuzione, in merito all’utilizzo dei cosiddetti “conflict minerals”, tra cui oro, tungsteno e stagno. Le normative sono state approvate per impedire alle compagnie di finanziare o favorire involontariamente i gruppi armati della Repubblica Democratica del Congo con l’acquisto di minerali da loro controllati. Tuttavia, il cobalto non è stato incluso in questa lista, permettendo alle compagnie di essere meno severe sulla sua tracciabilità. Una regolamentazione simile è destinata ad entrare in vigore nell’Unione Europea nel 2021. Anche questa, però, non sarà applicata al cobalto.

Il governatore della Provincia di Lualaba, nel sud della Repubblica Democratica del Congo, Richard Muyej, è stato intervistato dalla CNN e, nelle sue dichiarazioni, ha riconosciuto che molti problemi persistono nella situazione delle miniere nel Paese. “La strada da compiere non è facile, dobbiamo rompere con le vecchie abitudini e cambiare mentalità anche se molte persone si trovano in condizioni economiche critiche”, ha detto. Muyej ha inoltre aggiunto: “Dobbiamo lavorare insieme per rendere la tracciabilità delle materie prime trasparente e i siti più sicuri e regolarizzati”. Sottolineando il fatto di non aver mai incontrato i rappresentanti di compagnie, come Apple e Samsung, che figurano tra i maggiori consumatori di cobalto nella regione, il governatore ha precisato che “se queste multinazionali hanno intenzione di lavorare correttamente con noi per permettere una chiara tracciabilità dei minerali, devono venire e incontrarci”.

La Repubblica Democratica del Congo è un Paese dell’Africa centrale in cui, dal 2016, è in atto una grave crisi umanitaria. La diffusione di pratiche come la tortura, i rapimenti, le esecuzioni e il reclutamento dei bambini soldato è stata testimoniata più volte da diverse organizzazioni, come l’UNICEF, nell’agosto 2017, o l’ONU, nel marzo 2018.

Sicurezza Internazionale è il primo quotidiano italiano dedicato alla politica internazionale.

Chiara Gentili

di Redazione

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